Grosseto. “E’ durissimo il giudizio della Corte dei conti sulle modalità con le quali il Comune di Grosseto gestisce le sue società partecipate, sollevando numerose criticità in termini di trasparenza, analisi dei costi, reclutamento del personale, utilizzo improprio di alcuni proventi e violazione delle prerogative del Consiglio comunale”.
A dichiararlo, in un comunicato, è Carlo De Martis, capogruppo di Grosseto Città Aperta in Consiglio comunale.
“Queste sono le risultanze di un’approfondita verifica compiuta sul piano di razionalizzazione delle partecipate del 2024, esposta in ben quaranta pagine nelle quali il sostantivo ‘criticità’ ricorre ventotto volte – continua la nota -. Nonostante sia pervenuta lo scorso 22 dicembre sulla scrivania del sindaco e dell’assessore alle partecipate Fabrizio Rossi, fin qui hanno taciuto provando a nascondere quel macigno sotto un tappeto. E dire che stiamo parlando di società attraverso le quali vengono erogati servizi pubblici vitali per la nostra quotidianità. Dalle farmacie ai parcheggi, dai servizi cimiteriali alla fornitura dell’acqua, dal sistema fiere all’edilizia popolare, dal verde pubblico al trasporto scolastico. Società che pesano anche in termini di risorse, producendo decine di milioni di euro di ricavi all’anno”.
“Cosa contesta la Corte dei conti? Innanzitutto l’assoluta genericità delle motivazioni addotte dal Comune per giustificare il mantenimento della maggior parte delle partecipazioni societarie e, ancora, l’assenza di un’analisi dei costi di funzionamento delle singole società, anche laddove sono in aumento, a dispetto dell’obiettivo di ridurre tali costi – prosegue il comunicato –. Si apre poi il capitolo della mancanza di trasparenza, che tocca gran parte delle società partecipate. Secondo i magistrati contabili, alcune hanno omesso la pubblicazione sui rispettivi siti istituzionali degli obiettivi annuali, riportando solo documenti parziali in violazione delle norme del Tusp, il Testo unico sulle società partecipate, tanto da essere prospettata l’adozione di pesanti sanzioni economiche. A più di una, poi, è contestata a vario titolo la violazione dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità che devono caratterizzare le procedure di reclutamento del personale. Come nel caso di Farmacie comunali, il cui regolamento permetterebbe la pubblicazione dei bandi di selezione per appena quindici giorni, una durata che la Corte dei conti reputa inadeguata a consentirne un’adeguata conoscibilità”.
“Le pagine dedicate a Sistema, pluriconcessionaria di servizi pubblici, sono le più numerose – sottolinea De Martis -.Vengono tra l’altro puntati i riflettori su quello che, afferma la relazione della Corte dei conti, parrebbe configurarsi come un utilizzo ‘improprio’ dei proventi del servizio parcheggi. Stiamo parlando di un servizio che Sistema esercita pagando al Comune un canone di trentacinquemila euro l’anno e che produce un risultato positivo nell’ordine di cinque-seicentomila euro l’anno. Risorse che, stigmatizza la Corte dei conti, vengono impiegate per coprire le perdite di altri servizi, quando il Codice della strada prescrive che devono invece essere investite per migliorare la mobilità urbana. In altri termini, cinque-seicentomila euro l’anno che avrebbero dovuto, e dovrebbero, essere utilizzati per rifare le decrepite strade che percorriamo ogni giorno”.
“E non è tutto – prosegue De Martis -. Ricordate la vicenda del nuovo consiglio di amministrazione di Sistema, che lo scorso aprile per poco non fece cadere il governo comunale perché non bastavano le poltrone per accontentare gli appetititi dei vari gruppi di maggioranza? Il sindaco, non sapendo più come uscirne, si inventò un decreto con il quale magicamente moltiplicò le poltrone, trasformando Sistema da società con amministratore unico a società con un consiglio di amministrazione. Grosseto Città Aperta, insieme agli altri gruppi di opposizione, intervenne segnalando l’illegittimità e la strumentalità di una tale operazione. Ebbene, avevamo ragione. La Corte dei conti ha contestato al sindaco di aver giustificato tale operazione con motivazioni del tutto generiche, contestando pure la previsione di compensi agli amministratori superiori ai limiti di legge”.
“Il fatto forse più grave che viene ascritto alla responsabilità del sindaco e del suo assessore alle partecipate è tuttavia un altro – prosegue la nota -. Aver violato le competenze del Consiglio comunale, esautorandolo delle sue fondamentali funzioni di indirizzo e controllo rispetto alla determinazione degli obiettivi da impartire alle società partecipate. Un’esautorazione da ultimo cristallizzata nel nuovo regolamento per il controllo delle partecipate, fortemente voluto dall’assessore Rossi, che Grosseto Città Aperta ha ripetutamente denunciato e cercato di correggere proprio nei termini ora espressi dalla Corte dei conti. Anche in questo caso, tocca dirlo, avevamo ragione. Tutto è stato impropriamente accentrato nelle mani della Giunta, alla quale peraltro la Corte dei conti contesta la più totale inerzia politica, ovvero una ‘scarsa incisività’. Quel che emerge, infatti, è ‘un ruolo prevalente delle società partecipate nella definizione degli obiettivi, anche strategici e di investimento”, che l’amministrazione comunale si limita poi ad approvare. Praticamente un mondo al contrario, ancora una volta in violazione del Tusp, in cui il socio-controllore subisce le scelte dell’amministratore-controllato, riducendosi a firma-carte delle decisioni assunte da quest’ultimo”.
“Il prossimo 29 gennaio il Comune è stato convocato dinanzi alla Corte dei conti per esporre le proprie controdeduzioni che, ad oggi, nonostante un’istanza di accesso agli atti già inoltrata non sono state fornite. Nel frattempo siamo costretti a registrare, ancora una volta, la più assoluta mancanza di trasparenza e responsabilità da parte del sindaco. Qualunque sarà l’esito del procedimento avviato dalla Corte, un fatto di questa portata avrebbe dovuto essere immediatamente condiviso con la cittadinanza attraverso una comunicazione istituzionale – termina De Martis –. Se fosse stato fatto, almeno per una volta sarebbero stati impiegati utilmente quei seicentoquattordicimila euro che paghiamo ogni anno per il suo staff”.

