Grosseto. L’aumento del costo della vita sta colpendo duramente anche la provincia di Grosseto.
Secondo le ultime stime, una famiglia media sostiene oggi circa 670 euro in più di spese annue, tra rincari energetici, alimentari, affitti e servizi essenziali. Un dato allarmante in un territorio segnato da salari bassi, lavoro precario e pensioni sempre più insufficienti, dove l’inflazione si traduce in una perdita secca di potere d’acquisto per migliaia di persone.
«Non siamo di fronte a un fenomeno inevitabile – denuncia il circolo “Vittorio Stefanini” di Rifondazione Comunista –, ma al risultato di scelte politiche che continuano a tutelare profitti e rendite, lasciando lavoratori e pensionati soli di fronte all’aumento dei prezzi».
A Grosseto crescono le bollette, aumenta il costo della spesa quotidiana, gli affitti diventano insostenibili e i servizi pubblici vengono progressivamente ridotti. Il costo della crisi viene scaricato interamente sulle famiglie, mentre salari e pensioni restano fermi.
«Se non si interviene con misure strutturali – prosegue Rifondazione –, questi 670 euro in più all’anno significano rinunce, debiti e nuove povertà. Non è accettabile che l’inflazione diventi uno strumento di trasferimento di reddito dal basso verso l’alto».
Rifondazione Comunista chiede aumenti salariali reali, tutela delle pensioni, controllo dei prezzi sui beni essenziali, interventi sugli affitti e una tassazione straordinaria sui grandi profitti.
«Senza una redistribuzione vera della ricchezza – conclude il circolo – l’emergenza sociale a Grosseto è destinata ad aggravarsi».

