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Gaming e dati personali: ecco come difendere la propria privacy

di Redazione
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La tutela della privacy nel settore del gaming diventa fondamentale, perché la quantità e la varietà di dati personali raccolti dalle piattaforme raggiungono oggigiorno dei livelli senza precedenti. La creazione di un profilo per scaricare o avviare un videogioco comporta quasi sempre la condivisione di informazioni sensibili come nome, cognome, data di nascita, indirizzo e-mail, preferenze e – in molti casi – anche i dati sulla geolocalizzazione. Queste informazioni vengono spesso registrate in modo automatico e, soprattutto, utilizzate per finalità di marketing, come la profilazione e l’invio di annunci pubblicitari personalizzati.

Più opzioni online, maggiore monitoraggio degli utenti

L’evoluzione delle piattaforme di distribuzione, come Steam o PlayStation Store, ha reso più comoda la fruizione dei contenuti, ma ha anche aumentato l’attività di monitoraggio degli utenti. Questi negozi digitali non si limitano a registrare i titoli scaricati o giocati, ma tracciano anche la navigazione interna, l’uso dei dispositivi e alle volte la durata delle sessioni di gioco. Le informazioni raccolte, se combinate, possono delineare un profilo estremamente dettagliato di un utente, includendo abitudini, orari e preferenze in termini di intrattenimento. La gestione di tali dati è soggetta alle politiche interne delle aziende e alle normative vigenti, ma in molti casi le impostazioni predefinite prevedono la condivisione con i partner commerciali.

Alcuni videogiochi, soprattutto quelli free-to-play, richiedono al momento dell’installazione o dell’accesso la concessione di autorizzazioni non necessarie al loro funzionamento. Questa pratica, se non viene valutata con attenzione, può esporre ad un rischio maggiore in termini di violazione o di utilizzo improprio dei dati. I titoli gratuiti basano quasi sempre una parte consistente dei ricavi sulla vendita di informazioni a terzi, oltre che sugli acquisti in-game. In tale contesto, diventano frequenti i cosiddetti dark pattern, ovvero le tecniche di design che inducono a concedere più dati o ad effettuare acquisti impulsivi.

Gaming: come proteggere la propria privacy

L’aggiornamento costante delle impostazioni di privacy sui servizi di gaming è uno strumento utilissimo per ridurre la quantità di dati trasmessi. Ogni piattaforma mette a disposizione dei pannelli di controllo per decidere quali informazioni condividere, con chi e per quali scopi. Ridurre al minimo i dati forniti durante la registrazione, scegliendo ad esempio di non indicare un numero di telefono o un indirizzo fisico se non obbligatorio, limita l’esposizione ad eventuali violazioni. L’uso di un account ospite, se disponibile, consente di giocare senza dover fornire informazioni identificative permanenti.

Ci sono diversi modi per proteggere le proprie informazioni quando si gioca online e ciò vale anche in settori particolari come il gambling. Esistono infatti alcuni casinò telematici che danno la possibilità agli utenti di iscriversi e giocare senza verificare l’identità, dunque senza esporre i propri dati sensibili. Ci si trova di fronte, quindi, ad una delle migliori opzioni in quanto alla tutela della propria privacy.

Un’ulteriore misura di protezione consiste nell’utilizzare un indirizzo e-mail dedicato esclusivamente al gaming. Ciò riduce la possibilità che un eventuale data breach esponga anche gli altri account mail posseduti dal giocatore. Nel 2011, ad esempio, la violazione del PlayStation Network causò l’esposizione di dati relativi a circa 70 milioni di account, inclusi indirizzi e-mail e informazioni sulle carte di pagamento.

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