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“Logout – Disconnettersi”: Carlo Cuppini presenta il suo libro

L'iniziativa è in programma venerdì 28 marzo

di Redazione
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Grosseto. Secondo evento della rassegna culturale “Visibile e Invisibile – Il linguaggio del corpo e dei simboli”, organizzato dal gruppo EmozionArti.

Venerdì 28 marzo, alle 17.30, alla galleria d’arte Il Quadrivio, in viale Sonnino 100 a Grosseto, Carlo Cuppini presenta il suo libro “Logout – Disconnettersi”.

Il libro

“Mi capita raramente di leggere un libro tutto di un fiato. Spesso devo mettere un segno per ri-prenderne la lettura, sospesa, magari, perché avevo da fare qualcosa di più urgente.
 Stavolta l’urgenza era quella di non ‘mollarlo’! Non interrompere le immagini, che via via mi venivano incontro, ad ogni capoverso, ad ogni capitolo. Come accade quando guardo un film avvincente”. (Pasqualino Casaburi)

“Logout” è questo. 
Un bellissimo racconto post moderno che ha la capacità di tenerti incollato allo schermo, oops, alla carta. Capace di affrontare tematiche importanti con la leggerezza di una fiaba. 
Si capisce da subito, dallo stile della scrittura, dagli improbabili e simpatici nomi attribuiti ai personaggi, che è indirizzato ad un pubblico di giovani lettori. Immediatamente, però, l’orizzonte della platea si allarga per consegnare ad una platea più matura contenuti e tematiche riferiti ad un recente periodo buio vissuto. Una prospettiva sempre incombente. Quella spinta da una tecnologia esasperata, in mano ad un potere senza controllo. 
La storia racconta, con lo stile proprio dell’autore e in modo leggero, un’esperienza di rinascita e di riscatto. La possibilità di intravedere nelle buie vicende che attraversano l’umana esistenza uno spiraglio di luce. Poter trovare un  appiglio per salvarsi in questo mondo che sembra catapultato vorticosamente verso la catastrofe. In apparenza va tutto bene. Bisogna stare attenti solo ad uscire allo “scoperto”.
 Allora l’unico modo per non soccombere è ritornare a riflettere. Cercare il bello della natura e la propria originale creatività.
 In una parola, disconnettersi.

Scorrendo le pagine di “Logout” tutto appare a prima vista così spiazzante. Siamo passati in qualcosa di simile, non troppo tempo fa, anche se abbiamo la curiosa tendenza a scordarcelo.. Nel mondo rovesciato descritto nel testo, non c’è bisogno di coercizione, non ci sono vigilanti che pattugliano le strade, perché tutto è stato introiettato così bene e così profondamente da aver azzerato anche l’immaginazione di possibili alternative e, pertanto, non resta che arrendersi felicemente allo stato di cose: difensori e vittime, allo stesso tempo, dell’organizzazione sociale.

Comfort potrebbe essere la parola chiave che caratterizza la popolazione di Sbafo, ma fuori dalla fiction è anche uno dei tratti peculiari della moderna umanità, perlomeno di quella del privilegio occidentale. Comodità, tranquillità ed esasperante sicurezza al prezzo della completa dipendenza dal macchinario e sia quel che sia se l’agio di pochi è insostenibile per il pianeta. Se il mondo di plastica e transistor della Malsazia può esistere e prosperare è perché ci sono schiere di lavoratori sottopagati (e anche qualcosa di peggio…) che ne reggono le fondamenta e c’è un altro paese, la Poverania, depredato di materie prime e forza lavoro. Intanto, nel mondo amministrato dalla tecnologia è sempre primavera, perfino fuor di metafora: in caso di maltempo le finestre-schermo della casa di Luca sostituiscono la visione non mediata dell’esterno con la sua riproduzione digitale ambientata in una bella giornata di sole.

La prima parte di “Logout” è questo incubo gentile, dove tutto è ordine e armonia. Il problema, l’incrinatura sulla superficie levigata, sono le scorie di umanità che si ostinano a minacciare la perfezione tecnica: «Io sono solo un essere umano» dice a un certo punto Luca, come a doversi scusare. Brandelli di umanità sono ancora presenti al di fuori di Sbafo, nel selvatico, là dove può capitare di imbattersi in «segni di vita vera», con il rischio di sbucciarsi le ginocchia. Per raggiungere questo residuo di mondo antico bisogna superare le alte mura del Quartiere Morto, che come il “Muro verde di noi” (Evgenij Zamjatin) divide il mondo della perfezione matematica dal regno dell’imprevisto, di qua il conformismo e la rassegnazione, di là il libero pensiero e la speranza.

La storia narrata in “Logout” rispecchia il nostro tempo di transizione. Sebbene l’innovazione tecnologica e digitale stia portando avanti a grande velocità una completa trasfigurazione del mondo e delle relazioni umane, la nostra generazione di mezzo conserva ancora il ricordo della vita analogica e ipotecnologica. Nel romanzo è un pallone da basket – ricordo del nonno ancora umano di Luca, quello strano tipo che acquistava cibo vero al mercato e non aveva l’erba sintetica sul prato di casa – a rappresentare il trait d’union tra i due mondi.

In ogni caso, dopo il coraggio di fare logout, di fronte a Luca, (il protagonista), si apre un mare di avventure, finalmente reali, che si susseguono per tutta la seconda parte del romanzo, dandogli ritmo, suspense e godibilità. Perché “Logout” non è per nulla un mattone distopico, ma una bella storia di ragazzi e d’amicizia, di scelte importanti e di una vita che va affrontata, anche a costo di rischiare qualcosa. Da leggere col fiato sospeso e con un finale a sorpresa.

Carlo Cuppini

Carlo Cuppini è nato a Urbino nel 1980 e vive a Firenze, dove lavora come libraio, redattore editoriale e organizzatore culturale. Ha dedicato il suo primo romanzo a Giordano Bruno; ha pubblicato un libro di racconti onirici e fantascientifici, “Il mondo senza gli atomi”, e due libri di poesie, “Militanza del fiore” e “Quando le volpi puniscono gli uomini”; ha collaborato come poeta e drammaturgo con gruppi di ricerca teatrale, coreografica e musicale. Conduce attività creative con i bambini. “Il mistero delle meraviglie scomparse” è il suo primo libro per bambini, seguito da “Logout”.

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