Amiata (Grosseto). Si chiama Castaneoturismo (castanicoltura con nuovi servizi ecosistemici, organizzata per il turismo) ed è un progetto pilota che ha come obiettivo la valorizzazione economica dell’agrobiodiversità del castagneto e della multifunzionalità dell’impresa castanicola.
Lo scopo prioritario del progetto è il mantenimento e il miglioramento costante della castanicoltura da frutto come attività produttiva, introducendo alcune attività di diversificazione (turistica, sociale, commerciale, ecc.) che possono supportare il reddito dell’agricoltore e aumentino le funzionalità ecosistemiche associate ad una gestione sostenibile dei castagneti da frutto, attraverso una riorganizzazione della gestione delle superfici produttive. Il progetto è stato finanziato recentemente dalla Regione Toscana ed è stata costituita il 17 gennaio scorso un’associazione temporanea di scopo fra tutti i partecipanti per la gestione coordinata del medesimo.
A collaborare in maniera sinergica sono diversi soggetti, a partire proprio dai quattro imprenditori agricoli coinvolti, Mirco Fazzi, Roberto Ulivieri, Francesco Monaci e Roccone S.r.l. società agricola, lo studio Agricis che si occupa del coordinamento delle attività con il dottore forestale Giovanni Alessandri, il dipartimento Dagri dell’Università di Firenze con la professoressa Silvia Scaramuzzi, il dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia – Viterbo con il professor Rodolfo Picchio, l’Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata Igp.
Finanziato dal Regolamento (UE) n. 1305/2013 – Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Toscana – Bando della sottomisura 16.2 “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, annualità 2022”, Castaneoturismo si articola in precise e coordinate azioni: aumentare la diversificazione e la multifunzionalità dell’impresa castanicola evidenziandone il ruolo agro-ambientale, agro-naturalistico, agro-turistico, agro-artigianale ed i possibili servizi ecosistemi; migliorare il contributo della castanicoltura alla sostenibilità ambientale, esaltandone i servizi ecosistemici; valutare e monitorare il contributo dei castagneti da frutto alla stabilità idrogeologica del territorio e alla tutela della biodiversità; mettere a punto e modellizzare le prime attività di “castaneoturismo” in Toscana; sperimentare ed organizzare i bagni di castagneto per ritrovare il benessere; favorire attività artigianali di eco-design del castagno; testare la castanicoltura sociale, dello sport e della salute anche con l’ausilio di asini dell’Amiata; rendere attrattiva l’attività castanicola anche con nuove certificazioni volontarie come la “Biodiversity Friends”.
“E’ questa una prima sperimentazione coordinata in Toscana di diversificazione dell’attività castanicola seguendo la scia dell’enoturismo prima e dell’oleoturismo poi – spiega il dottor Giovanni Alessandri – con l’obiettivo di integrare il reddito del castanicoltore, martoriato dai cambiamenti climatici in atto. e frenare l’abbandono dell’attività castanicola sul territorio”.
Ci saranno azioni di carattere operativo messe in campo dalle aziende partecipanti. Lo scopo è dare vita a nuove attività extra-agricole legate ai castagneti che producano reddito. “Gli imprenditori agricoli interessati da questo progetto saranno gli artefici delle operazioni di castanicoltura turistica, di accoglienza all’interno dei castagneti, di attività innovative, sociali, commerciali, artigianali, sportive e del benessere – continua Alessandri –. Inoltre, durante le sperimentazioni saranno monitorate dagli enti di ricerca le diverse attività e catalogate. Non meno importanti saranno le azioni di carattere divulgativo, messe appunto dall’Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata Igp”.
“Dalle potenzialità tutt’altro che trascurabili, con grande innovazione Castaneoturismo si prefigge di supportare l’economia del settore castanicolo – aggiunge Roberto Ulivieri, presidente dell’Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata IGP -, ammodernandolo e rendendolo competitivo negli scenari futuri, tenendo anche conto dei cambiamenti climatici in atto; evidenziando come solo con l’apporto d’innovazione si può dare lustro a settori considerati ‘arcaici’ e redditizi in tempi moderni, favorendo le economie locali e drenando la sempre maggiore tendenza all’abbandono delle aree rurali, a causa della scarsità di reddito”.

