All’alba di venerdì scorso, a Napoli, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Grosseto, insieme ai militari del Comando provinciale campano, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Grosseto, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo maremmano, nei confronti di cinque uomini e una donna, tutti residenti a Napoli, in quanto ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni e alle truffe, nonchè dei reati di estorsione e truffa aggravata ai danni di anziani.
Due di loro, inoltre, sono accusati anche di riciclaggio.
L’ordinanza cautelare è scaturita da un’approfondita e complessa attività investigativa svolta dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Grosseto e coordinata dalla Procura della Repubblica.
L’indagine è scattata nel marzo del 2017 ed è andata avanti per diversi mesi. L’attività investigativa è iniziata a seguito delle denunce di ignari cittadini, per lo più donne anziane, residenti in alcuni comuni della provincia di Grosseto, in particolare a Castel del Piano, Santa Fiora e Castell’Azzara, diventati oggetto delle attenzioni degli indagati.
Questi ultimi operavano all’interno di una banda criminale di base a Napoli, caratterizzata da una precisa divisione dei compiti tra i componenti e da una struttura molto ben collaudata nei suoi studiati sincronismi organizzativi: c’era chi, da Napoli, dopo aver accuratamente selezionato le potenziali vittime, grazie ad elenchi telefonici consultabili su Internet e dopo uno studio di siti specializzati, le contattava al telefono, presentandosi quale carabiniere o funzionario del Tribunale o assicuratore, oppure come avvocato, e comunicava loro che era accaduto un incidente, in realtà inesistente, che sarebbe stato causato da loro stretti patenti privi di assicurazione, che, anche per questo, sarebbero stati, al momento, trattenuti presso caserme o addirittura presso il tribunale di Grosseto.
Le persone al telefono riuscivano a convincere le anziane vittime che era necessario pagare una somma di denaro per evitare che il parente potesse subire conseguenze di natura amministrativa o giudiziaria (ritiro della patente, sequestro dell’auto, impossibilità di allontanarsi dal Tribunale).
Le vittime, tratte in inganno, venivano indotte, allo scopo di ottenere la liberazione dei propri cari o dell’auto, a consegnare contanti e/o preziosi (a titolo di cauzione o di risarcimento del danno) nelle mani di complici di chi effettuava le telefonate, i cosiddetti “trasfertisti”, che, in attesa sul posto, nei pressi delle abitazioni delle anziane vittime, e in contatto con i centralinisti di Napoli, in pochissimi minuti erano in grado di presentarsi presso le abitazioni delle vittime per farsi consegnare i soldi o i gioielli.
Le indagini dei Carabinieri, consistite in pedinamenti, intercettazioni telefoniche, esame del traffico telefonico, attività di perquisizione e sequestro, hanno consentito di individuare i vari esponenti della banda criminale e il ruolo di ciascuno, nonchè di ricostruire il meccanismo ben collaudato nel tempo attraverso il quale i componenti della banda agivano.
E’ stato accertato, in particolare, che i trasfertisti, quotidianamente, partivano da Napoli alla volta di città del centro Italia, mentre altri appartenenti alla banda, da una centrale telefonica allestita nel cuore della città partenopea, individuavano utenze telefoniche fisse, in genere intestate a donne, e cominciavano a contattarle in maniera sistematica, annunciando i falsi incidenti.
Le vittime, spesso frastornate dalla capacità di convincimento dell’interlocutore e soprattutto in ansia per il parente coinvolto nel falso incidente stradale, in diverse occasioni venivano effettivamente indotte a consegnare somme di denaro e oggetti in oro al presunto incaricato che, venuto in possesso di tali beni, rapidamente si allontanava.
Le indagini, in pochi mesi, hanno documentato ben 23 episodi di truffe o estorsioni, di cui 6 in provincia di Grosseto, tentate o consumate, in comuni delle province di Grosseto, Firenze, Arezzo, Roma, Frosinone, Viterbo, Rieti, L’Aquila e Napoli.
Nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno localizzato la centrale telefonica a Napoli e sequestrato materiale informatico e oggetti in oro, provento dell’attività criminale.
Si è accertato, inoltre, che mentre il denaro è stato presumibilmente diviso tra i membri della banda, i preziosi e l’oro sono stati rivenduti a due uomini titolari di un compro-oro, vicino ai truffatori, ben consapevole dell’illecita provenienza dell’oro ceduto e che, per questo, sono indagati peri riciclaggio.
“Siamo riusciti a risalire alla banda grazie all’arguzia dei Carabinieri di Arcidosso – spiega il capitano Giovanni Palermo, comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Grosseto -, che hanno individuato, dopo alcune segnalazioni ricevute dai cittadini, l’auto su cui si appostava uno dei trasfertisti in attesa di mettere a segno la truffa. Da quella macchina, poi, abbiamo scoperto tutti i componenti dell’associazione criminale. La centrale da cui partivano le telefonate era collocata ad Arenaccia, una località di Napoli. I componenti della banda, dalla loro centrale, consultavano il sito delle Pagine bianche e contattavano le utenze situate nella via in cui si trovava il trasfertista, in particolar modo donne. Le comunicazioni tra i truffatori avvenivano tramite cellulari con Sim intestate a persone inesistenti, che venivano sostituite ogni 3,4 giorni per far perdere le tracce agli investigatori“.
“In genere, i truffatori chiedevano alle loro vittime dai 5mila agli 8 mila euro – continua Palermo -. Nel caso in cui gli anziani non avessero a disposizione una simile somma in contanti, veniva chiesto loro di consegnare gioielli in modo da poter raggiungere la cifra da pagare per aiutare il parente vittima del sedicente incidente. Di solito, i trasfertisti tornavano a Napoli con la somma di 10mila euro in tasca“.
“Questo tipo di reati – sottolinea il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Carlo Bellotti – si fondano sulla collaborazione delle vittime, facendo leva sulla loro emotività nell’apprendere che un parente ha causato un incidente. Ribadisco che le forze dell’ordine non richiedono mai pagamenti in contanti tramite telefonate. Chi cade in questo tipo di truffe, deve chiamare subito il 112, dopo aver avuto la certezza di aver interrotto la comunicazione con il truffatore. Invitiamo chi ha subito questo tipo di truffa a visitare il sito dei Carabinieri (a questo LINK, ndr) per vedere se fra gli oggetti rinvenuti dai militari dell’Arma ci siano anche gioielli che ancora non hanno riavuto indietro e di cui comunque avevano denunciato la scomparsa“.

