“Lo scorso 6 dicembre è uscito sulla stampa un articolo dove un gruppo di ornitologi ‘erano lieti di invitare i cittadini nell’incantevole Diaccia Botrona per il Feny Day 2017 a una giornata al di fuori dall’ordinario, immersi nella natura incontaminata della Maremma’, venerdì 7 dicembre. Ne siamo lieti poichè la Diaccia Botrona rientra nella Convenzione di Bonndel del 23.06.1979, resa esecutiva con Legge 25.01.1989 n.42, World Eritage Convention firmata a Parigi il 23.11.1972 e ratificata dall’Italia con Legge del 06.04.1977 n.184, Convenzione di Berna firmata a Berna e ratificata dall’Italia con Legge n.503 del 1981; inoltre, Ramsar 02.02.1971, Sic n.111 e Zps 111B (direttiva Uccelli) 79/409/Cee e 2009/147/Cee (direttiva Habitat) 92/43/Cee; rete Natura 2000 ed è luogo da tutelare”.
A dichiararlo, in un comunicato, sono Italia Nostra, Adic e il coordinamento dei comitati e associazioni ambientali di Grosseto.
“Siamo però molto preoccupati e ci domandiamo per quanto tempo ancora si potranno usare queste parole per descrivere la Diaccia Botrona e la Maremma? Stiamo andando veramente in questa direzione – continua la nota –? La nostra domanda nasce a seguito di un altro episodio che si è verificato in Diaccia e che non ha avuto grande risalto. Domenica 5 novembre 2017 abbiamo avuto una segnalazione da alcuni cittadini, seriamente preoccupati, perché trattori con autobotti stavano spargendo sia liquami che digestato su circa 60 ettari all’interno della riserva della Diaccia Botrona. Ci siamo recati sul posto e abbiamo fatto foto e filmati che ci hanno lasciato esterrefatti”.
“L’amministrazione e gli Enti hanno dichiarato che quella zona di demanio comunque è zona agricola, che c’erano le autorizzazioni per tali sversamenti e che quelle sostanze (provenienti da impianto biogas) sono riconosciute come ammendanti per il terreno – sottolinea il comunicato -. Esprimiamo al riguardo perplessità supportate dalla ricerca scientifica e relazioni di noti studiosi che citeremo nel proseguo”.
“Da alcuni anni, sulla base della ricerca scientifica, si è diffusa la preoccupazione per gli effetti che la digestione anaerobica e il successivo spandimento del digestato sui terreni possa avere sulla salute degli uomini e degli animali, ma anche sulla qualità di alcune produzioni agricole, a causa dello sviluppo di microrganismi dannosi per la salute umana o per produzioni alimentari di pregio – prosegue il comunicato -. A questo proposito ricordiamo la delibera con cui nel 2011 (n.51 del 26-7-11) la Regione Emilia Romagna ha sospeso l’autorizzazione a nuovi impianti a biogas nell’area della Dop del Parmigiano Reggiano per il possibile aumento, tramite lo spargimento del digestato sui campi di foraggere destinate all’alimentazione bovina, di spore di Clostridi dannosi per la maturazione del formaggio. Analoghe iniziative sono state assunte, ad esempio, dalla Regione Piemonte”.
“Il Prof. Michele Corti dell’Università statale di Milano, Facoltà di Agraria, in una conferenza a Capalbio, nel 2012 fece riferimento agli atti del Crpa di Reggio Emilia dove si dichiarava, per la zona del Parmigiano Reggiano ‘Mi preoccupa lo spargimento dei digestati non solo per la carica patogena che comunque possono contenere (listeria, salmonella, E.coli, clostridi), ma anche per la contaminazione delle falde in ragione della forte solubilità dell’azoto’ – continua la nota -. In tale sede il Prof. Tamino condivideva le valutazioni per la presenza di clostridium nel digestato ‘Va ricordato che clostridium sopravvive sino alla profondità di 1m. Crea forme durevoli, le cosiddette spore, molto resistenti ad influenze ambientali (sole, caldo, freddo, siccità, disinfettanti). Possono sopravvivere per decenni e addirittura per centinaia di anni. Polvere, areosoli e acque di superficie diffondono il clostridiumbotulinum. Uccelli migratori, insetti e mammiferi possono diffonderlo. Le tossine botuliniche sono tra i più famosi veleni biologici nell’apparato gastrointestinale (Bohnel et al. 2012)’. Il prof Bohnel (Facoltà veterinaria di Lipsia) nei suoi studi ( fatti in Germania) ha messo in correlazione le morti di alcuni bovini a causa del botulino e lo spargimento di digestato da biogas sui terreni”.
“A seguito di quanto sopra riportato, a nostro avviso, è indispensabile approfondire lo studio su questa materia, prima di dare autorizzazioni allo spandimento di digestato in zone così peculiari – termina il comunicato -. Chiediamo alle autorità competenti: sono state valutate le influenze che hanno questi percolati nella zona umida? Che conseguenza possono avere sul già delicato e a rischio (messo in evidenza in altre situazioni e da vari soggetti) equilibrio della Diaccia? Rimaniamo in attesa di un riscontro”.

