Pochi giorni fa, diversi Comuni della provincia di Grosseto hanno firmato in Prefettura il protocollo d’intesa con il quale aderiscono all’attivazione dei progetti di accoglienza Sprar.
“Ovviamente i firmatari sono tutti Comuni amministrati dalla sinistra. Ormai l’indignazione ha superato ogni livello possibile – dichiara Tiziano Rombai, responsabile del Dipartimento immigrazione e sicurezza della Lega Nord di Grosseto –. Quanto ancora devono guadagnare sulla falsa accoglienza gli amici degli amici?”
“Fino ad oggi la regola era l’accoglienza nei centri Cas, con i fondi gestiti tramite le Prefetture e l’assegnazione ad associazioni di dubbia vocazione di reale accoglienza, dedite soprattutto a lucrare sui richiedenti asilo nel periodo necessario per la richiesta di protezione – continua Rombai -. I richiedenti, lasciati liberi di fare tutto il giorno quello che passa loro per la mente, ciondolano per le strade rigorosamente con mega cellulari e cuffiette, oppure spacciano o pressano con richieste di denaro chiunque si rechi al supermercato o all’ospedale. In alcuni casi, li possiamo vedere al lavoro nelle nostre campagne, sfruttati ‘al nero’ da datori di lavoro che evidentemente vengono debitamente avvertiti in caso di controlli”.
“Ai Cas, sempre più frequentemente si sta affiancando lo Sprar – sottolinea Rombai -. Con questo è il Comune che dichiara la disponibilità ad accogliere i richiedenti in cambio di sovvenzioni governative. I profughi rientranti nello Sprar possono avere la residenza, lavorare con assunzione regolare, che, anche se con paga inferiore rispetto ai nostri concittadini, in ogni caso permette loro di mandare i soldi alle proprie famiglie, che stranamente hanno lasciato nelle zone martoriate dalle guerre e dalle quali sono scappati, visto che vitto e alloggio ce l’hanno assicurato a spese nostre”.
“Ma – incalza Tiziano Rombai –, visto che lo Sprar prevede 2,5 migranti ogni mille abitanti, nei comuni già saturi con i Cas, cosa succede? I migranti Cas vengono mandati via per far posto ai migranti Sprar per rispettare le proporzioni? E, per esempio, i migranti alloggiati vicino Torre Mozza che si riversano tutti i giorni su Follonica, in che zona vengono conteggiati? Altro problema: i migranti Sprar possono lavorare. Ma se non c’è lavoro per i nostri residenti, che lavoro viene fatto fare loro? Sento già la risposta ultracollaudata dei buonisti: la manutenzione dei giardini e delle strade, la tutela degli scavi di Roselle, ultima esilarante trovata. Queste soluzioni sono offensive nei confronti dei tanti nostri concittadini che hanno perso il lavoro, devono mantenere una famiglia e non hanno vitto e alloggio pagato. Sono lavori che potrebbero benissimo fare loro in cambio di una diminuzione sulle imposte locali, come ormai avviene in diversi Comuni italiani”. “Come anche l’impiego dei migranti in agricoltura, con paghe da fame, con la scusa che gli italiani quei lavori non li fanno. Forse fa comodo avere la memoria corta e far finta di dimenticare che quei lavori stagionali erano ambiti da studenti, che magari ci si compravano il motorino senza pesare sul bilancio familiare e da tante donne, che così incrementavano le entrate familiari. E del resto sono gli stessi lavori che molti dei nostri giovani si ritrovano a fare all’estero – spiega Rombai –. I nostri sinistri governanti ora ci dicono anche che comunque dobbiamo garantire ai migranti corsi di lingua, dialoghi anti-razzismo, posti di lavoro e la casa. Ma si, venite tutti qui. Troverete ville con piscina, alberghi di lusso, donne indifese, telefonini di ultima generazione, wi-fi”.
“Guarda caso l’intesa è stata firmata dai Comuni di Castiglione della Pescaia, Roccastrada, Scansano, Civitella Paganico, Gavorrano, Massa Marittima, Monterotondo Marittimo, Montieri e Scarlino, tutte località turistiche – termina Rombai –. Questo è il nuovo turismo di qualità. Gli italiani disoccupati o che hanno perso il lavoro a pochi anni dalla pensione sappiano che nessuno li aiuterà. Non fanno guadagnare né le associazioni né i Comuni”.

