Home FollonicaReferendum sulle trivelle, Chirici: “Ecco perchè voterò ‘Sì'”

Referendum sulle trivelle, Chirici: “Ecco perchè voterò ‘Sì'”

di Redazione
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Il 17 aprile, per il referendum cosiddetto ‘sulle trivelle’, andrò a votare e voterò sì”.

A dichiararlo, in un comunicato, è Ettore Chirici, capogruppo di Gente di Follonica in Consiglio comunale.

“Andrò a votare per questioni di principio: con tutti i limiti, il voto è comunque uno strumento per contribuire al cambiamento (o al mantenimento dello stato delle cose, secondo i punti di vista), è un dovere civico – spiega Chirici -. Rispetto chi si astenga in qualsiasi tornata elettorale, è anche questo un modo per esprimere la propria posizione (quale, però, dissenso o scoraggiamento?). Credo in generale sia bene utilizzare lo strumento del voto, ma nel caso di un referendum, oltre i sì ed i no, si aggiungono i ‘Ni’: non andare a votare è in realtà un modo per favorire chi si oppone al quesito referendario, insomma, una maniera mascherata per dire no. Trovo poco ‘civico’ e ‘civile’ che sia un Presidente del Consiglio a dare questa indicazione, quando dovrebbe essere il primo a dare esempio di dovere civico”.

“Quello del 17 aprile è un referendum proposto da 9 Regioni: avrebbe potuto essere evitato se il Governo avesse proposto e perseguito la strada di una mediazione condivisa (e possibile). Voterò ‘Sì’ per diversi motivi, ma, in primo luogo perché non credo alla politica energetica fondata sul petrolio (anche se le ‘trivelle’ estraggono anche gas) e penso debba essere tutelato l’ecosistema marino ed in particolare quello delicatissimo dell’Adriatico (un mare che impiega 7 anni a fare il ricambio delle proprie acque). Voterò ‘Sì’ anche contro le bugie a sostegno delle ‘trivelle’: rappresentano quasi nulla rispetto al nostro fabbisogno energetico, i prodotti estratti hanno costi economici abnormi, non c’è ricaduta economica sul territorio – conclude Chirici -. I posti di lavoro non sono a rischio, primo perché il referendum manterrebbe le ‘trivelle’ in azione fino a scadenza della concessione, secondo perché ci sarebbe tutto il tempo per impostare una nuova politica energetica e riconvertire (ed ampliare) l’occupazione. Nel ‘suo piccolo’, questo referendum pone molte questioni: ambientali ed energetiche, occupazionali ed economiche, istituzionali (rapporto tra Stato e Regioni), civili (il diritto dei cittadini a decidere del futuro del Paese)”.

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