I decreti attuativi del Jobs Act introducono penalizzazioni inaccettabili nell’accesso alla Naspi (Nuova indennità di disoccupazione) per chi svolge il ruolo di lavoratore domestico, in stragrande maggioranza donne.
«La circolare Inps n° 142 che specifica le condizioni per l’accesso all’indennità di disoccupazione in base ai recenti decreti attuativi del Jobs Act – spiega Andrea Ferretti, segretario provinciale della Filcams grossetana – prevede che una lavoratrice domestica debba aver lavorato per almeno 5 settimane con un minimo di 24 ore lavorate a settimana (120 ore in cinque settimane), pena l’impossibilità di accedere agli ammortizzatori sociali. Ora tutti sanno che una buona parte delle lavoratrici domestiche contrattualizzate, si calcola più di un terzo del totale, non hanno un monte orario settimanale di 24 ore, ma molto meno».
Da una stima basata sui dati Inps 2014 relativi al numero di rapporti di lavoro registrati al di sotto delle 24 ore, emerge che in virtù della nuova normativa si nega l’accesso alla Naspi ad oltre 300mila lavoratori e lavoratrici (più di un terzo del totale occupati regolari nel settore).
«Con questa situazione – aggiunge Ferretti – s’introduce un’evidente iniquità, per cui una lavoratrice domestica part time, che magari lavora per 12 mesi continuativi con un contratto di 20, o anche 23, ore settimanali non potrà accedere alla Naspi, mentre una lavoratrice di un altro settore con un identico contratto part time, anche con un’anzianità inferiore, percepirebbe regolarmente il trattamento. La Filcams Cgil ritiene tutto questo inaccettabile e di conseguenza ha la ferma volontà di contrastare questo tipo d’interpretazione della normativa. Il Jobs Act nasconde molte di queste “trappole”, che oltretutto penalizzano generalmente tipologie di lavoratori precari e a basso reddito».

