Annullare la delibera che ha approvato lo statuto dell’Ato Toscana Sud e, di conseguenza, i criteri per la ripartizione delle quote di partecipazione dei Comuni, con l’obiettivo di attribuire agli enti locali più virtuosi nella prevenzione e nella raccolta differenziata un maggior peso nell’assemblea di questo organismo.
Il Movimento Cinque Stelle scende ancora una volta in campo per affrontare il tema della gestione dei rifiuti attraverso un’ipotesi di azione elaborata dal suo gruppo interprovinciale che si occupa di questa problematica.
“Con questo documento – spiega Giacomo Gori, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle – vogliamo porre all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità di uno stravolgimento normativo in merito alla gestione dei rifiuti. La nostra ipotesi d’azione mira anche all’abrogazione dell’Ato Toscana Sud, con il conseguente ritorno a piccoli consorzi di Comuni che affrontino tale settore. Inoltre, i Comuni della provincia devono uscire dal contratto stipulato con Sei Toscana per potersi conformare alle direttive ministeriali in materia di gestione dei rifiuti, anche perché è inaccettabile che ci siano le stesse persone sia all’interno degli enti locali che dentro Sei Toscana stessa”.
“Noi no pretendiamo che i Comuni escano da Sei Toscana – conclude Gori –, ma che vengano rivisti sia il modello di gestione che la struttura di questa azienda. Per quanto riguarda Grosseto, infine, stiamo aspettando ancora una riposta sulla nostra proposta relativa ad un Consiglio comunale aperto sul tema dei rifiuti. Questo appuntamento viene continuamente rimandato senza che ci sia stata data una motivazione plausibile da parte degli amministratori del capoluogo maremmano. Gli unici Comuni sensibili a questa problematica sono quelli della zona sud della provincia”.
L’avvocato Claudio Fiori entra poi nel dettaglio dell’ipotesi d’azione elaborata dal Movimento Cinque Stelle: “La delibera dell’Ato del 10 ottobre 2012, con la quale è stato approvato lo statuto e, quindi, sono stati definiti i criteri per la ripartizione delle quote di partecipazione dei Comuni, è in pieno contrasto con la direttiva europea n.98 del 2008 e con l’art.197 del Codice dell’ambiente. Entrambi le disposizioni sanciscono una gerarchia che pone ai primi posti la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti e, all’ultimo, il loro smaltimento. La direttiva europea, in particolare, stabilisce che la gerarchia si applica quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti”.
“I criteri adottati nello statuto approvato da Ato – continua Fiori – vanno contro questa scala gerarchica, sia nella parte in cui riconoscono il 50% dei voti ai Comuni sede di impianto, sia laddove attribuiscono maggior peso ai Comuni che producono una maggior quantità dei rifiuti. Un’applicazione corretta della gerarchia impone infatti di attribuire maggior peso all’interno dell’autorità ai Comuni virtuosi, che vantando una produzione di rifiuti pro capite più bassa, possano indirizzare le politiche di gestione. E’ anche sbagliato il criterio dettato dallo statuto dell’Ato che correla il voto con il contributo alle spese dell’ente. Nel rispetto della gerarchia, l’entità del contributo deve essere inversamente proporzionale alla produzione di rifiuti tale che, più rifiuti vengono prodotti nel Comune, meno il voto di quel Comune deve pesare nell’Ato e più esso deve contribuire alle sue spese”.
“Il nostro obiettivo con questa ipotesi d’azione – conclude l’avvocato – è quella di ricorrere al Tar contro la delibera dell’Ato relativa al suo statuto. E’ sufficiente che almeno un Comune aderisca alla nostra iniziativa per poter presentare ricorso. Se la nostra azione sarà accolta, comunque, la sua applicazione non sarà comunque possibile perché l’Ato, non disponendo dei dati sui flussi di rifiuti, non è in condizione di procedere alla corretta determinazione delle percentuali di voto spettanti ai singoli Comuni. Perché si possa raggiungere l’obiettivo finale, nella domanda che formuleremo al Tar chiederemo anche di ordinare al direttore generale dell’Ato di ottenere da Sei Toscana i dati reali ed effettivi e non quelli, come sinora accaduto, stimati o calcolati a forfait in base al numero dei cassonetti collocati nei territori comunali. Nell’attesa di disporre dei dati necessari, l’unico criterio utilizzabile per far funzionare l’assemblea appare quello di riconoscere un voto a ciascun Comune indipendentemente dalla popolazione”.
“Nel nostro comune, il costo dei rifiuti è lievitato a dismisura negli ultimi cinque anni – sottolinea Lavinia Montanini, consigliera comunale di Sorano -. Il Movimento Cinque Stelle ha proposto all’amministrazione una serie di iniziative per sensibilizzare la popolazione sul corretto svolgimento della raccolta differenziata. Per fortuna, c’è una collaborazione fattiva tra maggioranza ed opposizione, tanto che stiamo preparando insieme una mozione per chiedere l’abolizione dell’Ato e far passare il principio che chi inquina deve pagare di più”.
“Ormai da tempo stiamo facendo pressioni all’amministrazione comunale affinchè possa far sentire la propria voce all’interno dell’Ato – spiega Lorenzo Olivotto, consigliere comunale di Pitigliano -, anche perché le tariffe aumentano sempre di più. Il sindaco si è detto interessato alle nostre iniziative, ma purtroppo però il nostro paese non conta niente nell’Ato”.
“Tutte le nostre mozioni sulla tematica dei rifiuti sono state bocciate – dichiara Laura Pacini, consigliera comunale di Follonica –. Nella nostra città solo alcune zone sono interessate dalla raccolta porta a porta, mentre in altri quartieri regna il degrado. L’amministrazione comunale si sta davvero dimostrando disinteressata alle politiche sulla corretta gestione dei rifiuti”.
L’ipotesi di azione del Movimento Cinque Stelle è consultabile sul sito www.rifiutopoli.it.

