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Allevamento ovocaprino a rischio scomparsa. Vivarelli Colonna: “Risorsa fondamentale per le aree agropastorali italiane”

di Roberto Lottini
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L’allevamento ovicaprino ha accompagnato e condiviso la lenta evoluzione della storia umana, sin dagli albori dell’età del  bronzo, determinando ed affinando con il suo lento passo le radici dei valori della civiltà contadina e ricoprendo un determinante ruolo chiave nello sviluppo sociale, culturale ed economico-geografico.

Ma oggi questi rischia  tristemente  di scomparire tra una silente disattenzione generale, nonostante questa venga puntualmente pungolata e risvegliata da quelle oramai scontate campagne diffamatorie ri-proposte nei periodi tradizionalmente “caldi “ del consumo.

Da anni – spiega il presidente di Confagricoltura Grosseto e presidente della federazione regionale di prodotto sezione Ovicaprini, nonché membro di quella nazionale, Antonfrancesco Vivarelli Colonna –  il comparto sopporta l’attacco da parte della nutritissima famiglia delle oltre sessanta  tra associazioni ed enti animalisti, nate sul territorio nazionale, che sembrerebbero richiamare l’attenzione più per ricordare a tutti  la loro esistenza,  che nel cercare di ‘convertire’ il consumatore.” 

Nei numeri, si parla di un comparto il cui patrimonio si stima in quasi 8 milioni di capi allevati (di cui 6,8 ovini), in circa 74mila aziende, e che rimane l’unica vera alternativa economica per molte importanti aree, ma anche marginali,  di montagna del bosco e dei parchi del nostro territorio.”

Nella sola Sardegna, la filiera ovicaprina riesce ancora a dare da sopravvivere a 22 mila aziende, con circa 800/900mila addetti direttamente ed indirettamente impiegati, costituendo un sistema economico che, seppure ridotto al lumicino, rimane comunque per l’isola e per molte aree del continente l’unica importante realtà economica, da tutelare e promuovere nel giusto modo.

“Infatti – continua Vivarelli Colonnadegli oltre 5,7 milioni di litri di latte prodotti sulla nostra penisola, circa il 70%  ne viene trasformato ancora in larga parte in pecorino romano, formaggio finora storico  ‘protagonista’ dell’esportazione di formaggi ovini prevalentemente verso gli Stati Uniti (circa i 2/3 ossia il 40% della produzione casearia). Per non parlare poi del latte caprino e dello sviluppo che i preziosi derivati caseari hanno ricevuto soprattutto negli ultimi anni.”

Ma cosa è successo nel ventennio 1990-2010? “Dai dati – spiega l’esponente di Confagricoltura emerge chiaro quella che è stata la sofferenza che ha caratterizzato il settore nazionale. Un depauperamento che ha coinvolto l’economia di molte regioni, ma contestualmente ha determinato l’abbandono di molti territori marginali e non solo, con le evidenti ripercussioni ambientali e di peggioramento nella prevenzione dei rischi determinati dagli incendi e dalla gestione delle acque.”

Leggendo i numeri emerge, rispetto a venti anni fa, l’uscita definitiva di oltre 145 mila aziende di allevamento (–66,3%) e la contestuale perdita di oltre 2 milioni di capi (-22,8%).

I dati Inea, elaborati dal Centro Studi di Confagricoltura, segnalano che la produzione nazionale di carne è di oltre 62mila tonnellate (199 milioni di euro) e di quasi 6mila tonnellate quella di latte, per un importo complessivo di 637 milioni di euro.

Se si valutano gli ultimi quattro anni, dal 2008 al 2011, si nota come la produzione nazionale di carne scende di oltre 8 milioni di tonnellate ma soprattutto, con il calo di 4 punti del tasso di auto approvvigionamento nazionale, si evince come questo venga sopperito a beneficio di paesi concorrenti: infatti, importiamo circa il 60% di carni estere.

Un fenomeno questo non solo italiano, se è vero che nel 2008 nella UE si sono importate carni ovicaprine per quasi 285mila tonnellate, di cui il 22% sono costituite da prodotti freschi (già sezionati in atmosfera modificata) ed il 71% da congelati.

Quindi si può facilmente comprendere – prosegue il presidentecome l’allevamento nazionale ovino da carne, seppur non particolarmente sviluppato quello intensivo, costituisca  proprio per questo motivo una, o meglio la sola, tipologia  assolutamente integrata con il territorio che permette di sopperire, nella stragrande maggioranza dei casi, con la propria presenza alla assenza delle amministrazioni nella tenuta delle aree demaniali come pascoli, boschi e strade.

Pertanto un primo decisivo passo per il rilancio del settore deve assolutamente riguardare la corretta gestione della comunicazione e della promozione del prodotto nazionale assicurata oggi dai consorzi tra allevatori, trasformatori e macellerie. Il Consorzio dell’agnello da carne dell’Appennino centrale, il Consorzio dell’agnello sardo e quello dell’abbacchio romano rappresentano la forte volontà e la scommessa di veder riconosciuti la  serietà, l’impegno e la costanza di allevare ed immettere sul mercato solo da parte loro e di quelli in via di riconoscimento dai  250 ai 300  mila agnelli nazionali“.

Concludo – afferma Vivarelli Colonnasostenendo che solo con la promozione e la  valorizzazione del prodotto nazionale si riuscirà a assicurare il mantenimento delle economie e dei territori agropastorali, di quelle aree come ad esempio l’Appennino, l’Agro romano e la Maremma, ma soprattutto a garantire una più diffusa  presenza sul mercato di prodotti certi  e riconoscibili che porterà a una fisiologica riduzione degli  abusi commessi in larga parte da pochi maldestri commercianti che sono costretti ad arrivare fino in Ungheria per potersi assicurare il prezzo più vantaggioso, per un prodotto che non sempre è il più soddisfacente.”

1

AZIENDE   migliaia

CAPI   – milioni

1990

2010

Diff.

Diff.   %

1990

2010

Diff.

Diff.   %

Ovini

146,5

51,1

-95,5

-65,1%

8,7

6,8

-1,9

-21,9%

Caprini

72,7

22,8

-49,9

-68,7%

1,2

0,9

-0,4

-29,1%

Totale

219,2

73,9

-145,4

-66,3%

9,9

7,6

-2,3

-22,8%

2    Ovicaprini – Produzione di carne e latte   nazionale

(elaborazione   Centro Studi Confagricoltura su dati Inea)

Q.tà*

Euro**

Carni ovicaprine

62,7

198,7

Latte

5,7

438,4

Totale

637,0

*   carni: migliaia di tonn; latte: milioni di hl

**   milioni di euro

 

Italia   – Auto-aprovvigionamento delle carni ovi-caprine

(elaborazione   Confagricoltura su dati Inea-Istat)

2008

2009

2010

2011

Produzione nazionale (migliaia di tonn)*

39,3

38

32,4

30,9

Consumo apparente (migliaia di tonn)**

82,9

81

75,5

72,1

Tasso di auto approvvigionamento

47,4%

46,9%

42,9%

42,9%

* = macellazioni nazionali
** produzione totale (macellazioni nazionali più macellazioni   capi esteri) + import – export

 

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