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ColtivaItalia, Confagricoltura: “Disegno di legge torna a considerare il settore ovicaprino”

Grazie all'associazione approvato un emendamento che punta a sostenere questo settore

di Redazione
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Grosseto. “Finalmente uno strumento che torna a considerare il nostro settore”

Angela Saba, presidente della Federazione nazionale di prodotto Ovicaprini di Confagricoltura, si gode il risultato che questa azione porterà in seno all’intero comparto, con l’approvazione alla Camera dell’ordine del giorno all’interno del disegno di legge Coltivaitalia e che segna un punto di svolta epocale. 

“Come Federazione nazionale di prodotto Ovicaprini di Confagricoltura – continua Saba, abbiamo ottenuto questo importantissimo risultato non solo attraverso la stesura dell’emendamento, ma grazie a un costante ‘lavoro ai fianchi’ delle istituzioni, richiamando a una maggiore attenzione rispetto al passato”. 

La battagliera presidente evidenzia come non esiste una zootecnia di serie A e una di serie B. Tutta la zootecnia deve essere portata allo stesso livello di dignità e supporto e spesso, quando si arriva alla discussione del prezzo del latte ovino, esiste un vuoto assordante, senza che si attivino tavoli di confronto seri. Eppure la filiera ovicaprina è un pilastro economico e sociale, specialmente per regioni come la Toscana e la Maremma.

“Redditività, competitività, sostenibilità economica e ambientale. Sono questi i temi fondamentali per il comparto – sottolinea Angela Saba  e che l’ordine del giorno del Coltivaitalia pone finalmente al centro del piano pluriennale di interventi per le nostre imprese. La nostra richiesta, tradotta nell’impegno del Governo a stanziare risorse adeguate nella prossima Legge di Bilancio, nasce dalla necessità di supportare una filiera che vive momenti sempre più complessi. I produttori oggi si trovano a sopravvivere senza riuscire a fare vera impresa a causa dell’aumento dei costi di produzione (mangimi, energia, trasporti), dei cambiamenti climatici e di un prezzo del latte alla vendita che non remunera dei sacrifici fatti”.

I dati

Non a caso i numeri del declino, basati su dati Ismea 2024, sono impietosi con il patrimonio nazionale sceso a 6,9 milioni di capi (-15% rispetto al 2019) e con  oltre 30.000 aziende perdute (-22%).

“Anche in Maremma si vive una situazione speculare – evidenzia la presidente con circa il 20% delle aziende che ha chiuso i battenti. Tra le piaghe più devastanti che affliggono i nostri pastori figurano le predazioni e uno scarso appeal verso i giovani. Le nuove generazioni non percepiscono questa attività come remunerativa a fronte di un carico di lavoro immenso. Le istituzioni devono capire che siamo i custodi del territorio, perché garantiamo un presidio strategico per la tutela delle aree interne e montane, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il mantenimento della biodiversità”.

Il piano pluriennale ottenuto mira infatti, su più fronti, ad invertire la rotta, potenziando gli allevamenti e rinnovando il patrimonio zootecnico, recuperare le infrastrutture pastorali (stalle, punti di abbeveraggio) e ammodernamento per il benessere animale, difendere alla malattie emergenti causate dal riscaldamento globale ed infine punta allo sviluppo di filiere locali integrate, con incentivi per impianti di macellazione a bassa capacità per ridurre il trasporto degli animali e valorizzare le produzioni territoriali.

“Questi interventi – conclude Sabaassumono un valore ancora più importante se si pensa alla centralità che il comparto ha nelle economie delle aree interne del Paese. Perché senza i pastori, queste terre restano abbandonate. È tempo che la politica riconosca il valore non solo economico, ma identitario della nostra zootecnia. Non siamo cittadini di serie B, siamo il cuore pulsante dell’Italia rurale.”

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