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Primarie Pd per il Parlamento: il programma elettorale di Marco Simiani

di Roberto Lottini
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Abbiamo ricevuto e pubblichiamo integralmente un comunicato di Marco Simiani, in cui il candidato alle primarie del Partito Democratico per il Parlamento espone il suo programma elettorale:

Cambiare è possibile

“Ci sono parole che appaiono centrali in questa fase, tutte correlate alla crisi: difficoltà, disoccupazione, dismissioni. Spesso sono fotografie del reale, molte volte rappresentano alibi per evitare il cambiamento. In una fase di crisi, meglio dunque, una macchina usata, ma sicura, rispetto ad una alimentata da nuova tecnologia. L’investimento in innovazione si giudica impossibile perché troppo costoso.

Io credo che tutto ciò sia solo parzialmente vero e che, invece, sia in molti casi soltanto un problema di scelte.

Sono convinto che si debba pensare adesso a liberare le risorse spese inutilmente:

per il funzionamento dei partiti e della macchina pubblica;

per il sistema delle autonomie locali – Regioni, Province, Comuni;

per sostenere un sistema di alcune imprese ormai  non più sostenibili;

per mantenere un welfare assistenziale non più funzionale;

per grandi infrastrutture fisiche incompatibili con un nuovo modello di crescita.

Penso si debba intervenire adesso e:

tagliare subito le spese per la politica e il suo funzionamento;

ridefinire il Welfare passando dall’assistenziale a quello abilitante;

investire i soldi risparmiati in: scuola, formazione e ricerca; manutenzione e valorizzazione dei beni culturali del nostro paese; manutenzione e rivitalizzazione dei centri storici; manutenzione e tutela del territorio; manutenzione della rete infrastrutturale minore; sviluppo dell’industria innovativa e che opera nell’immateriale; potenziamento.

Molte di queste azioni possono essere avviate adesso nelle realtà locali in cui il Partito Democratico è al governo, a partire dalle Regioni”.

I costi della politica

“Sono per l’abolizione dei finanziamenti ai partiti e dei vitalizi. Sono per tagliare gli stipendi dei Parlamentari e rivedere tutti i costi della burocrazia di Stato.

Io lo farò anche se non ci sarà una legge: il 30% del mio compenso complessivo mensile sarà devoluto ad una Fondazione creata appositamente che avrà come compito quello di finanziare progetti di valore sociale, culturale, di innovazione d’impresa del territorio della Maremma e dell’Amiata. Così i soldi pubblici torneranno ai cittadini.

La trasparenza non basta. In questi anni si è chiesta trasparenza dei costi della politica e della ‘macchina pubblica’ e una parte di tutti questi dati sono stati pubblicati in rete. Non basta. Alla trasparenza devono corrispondere scelte concrete di riduzione drastica di stipendi e spese. Il Partito Democratico per non essere corresponsabile di questo stato di cose dovrà compiere scelte autonome e innovative nello Stato, nelle Regioni, nelle società controllate”.

Il welfare abilitante

“La spesa per i servizi sanitari occupa un peso rilevante all’interno della spesa pubblica complessiva, pari a circa il 14%, e la sanità è la principale funzione che svolgono le regioni, il 75 – 80% dell’intero bilancio, per cui si può facilmente comprendere come il federalismo fiscale  e la spesa sanitaria siano fortemente correlate.

Negli Usa si pensa che prima sia necessario produrre sviluppo e poi si può pensare a spendere in sanità, pensioni, scuola e assistenza. In questo caso il welfare è diretto principalmente a quelle fasce di popolazione che sono fuori dal mercato. Nella seconda concezione si ha un ribaltamento della prospettiva: l’assistenza dello Stato è un diritto che spetta a tutti e che deve essere fonte di sviluppo. Solo seguendo questa strada, che consente alle persone di incrementare le proprie capacità, lo stato sociale potrà garantire sviluppo.

Io penso che se non vogliamo rinunciare progressivamente alla qualità sanitaria si debba scegliere un welfare, come definito dal prof. Zamagni, abilitante, in cui la sussidiarietà sia un sistema in cui lo Stato, il mondo delle imprese e quello delle associazioni interagiscano tra loro in tutte le fasi, dalla progettazione alla gestione.

Un modello che si sta realizzando soprattutto nelle realtà più piccole nonostante le resistenze della politica e delle associazioni di volontariato. Nelle valli del Trentino o  nel bolognese un importante successo in campo sanitario è stato ottenuto grazie alla realizzazione delle ‘case della salute’. Strutture dotate di strumenti diagnostici finanziate dalle imprese, che si collocano in una posizione intermedia tra i medici di base, e gli ospedali.

Anche in Maremma e sull’Amiata, proprio per la conformazione particolare del territorio, possiamo pensare ad attivare esperienze di questo tipo. L’alternativa, e lo stiamo già vedendo, sono battaglie continue per cercare di fermare un processo di smantellamento dei servizi che nell’attuale modello è inevitabile.

E’ in questo quadro che i dipendenti pubblici degli Enti, delle strutture sanitarie, del sistema più complesso dei servizi riacquisteranno un ruolo determinante e le loro competenze dovranno essere valorizzate al massimo.

Io sono per la tutela delle capacità e per un chiaro giudizio su incompetenza e inettitudine. Nell’idea di Stato che ho  c’è spazio per il merito”.

La protezione del territorio

“La chiave è: la crescita esponenziale delle città deve essere fermata, il presente sono piani regolatori a crescita zero.

Non è più il tempo delle giustificazioni. I nostri Sindaci o Presidente di Regione non possono affermare che la responsabilità è del passato.

Ritengo siano chiamati a scegliere nel loro presente per garantire un futuro migliore. Ritengo siano responsabili oggi di fermare una crescita sbagliata, e destinare risorse alla manutenzione e rivitalizzazione del territorio (recupero dei centri storici e dei paesi,, diffusione dei servizi). Da qui passa il rilancio dell’edilizia su due filoni fondamentali: il recupero e la modernizzazione, le energie pulite. Un passo indietro per farne due avanti.  La recente alluvione che ha colpito la zona sud della nostra provincia, così come i ripetuti incendi verificatisi in provincia di Grosseto, (pineta di Marina), testimoniano l’irrinunciabilità di occuparsi della protezione di questa terra.

In concreto occorre rimodulare il consumo di territorio rafforzando i livelli di prevenzione, potenziando le capacità di intervento degli enti locali e incrementando la trasparenza nelle responsabilità. La tutela del nostro territorio esige inoltre il completamento di tutte le opere di bonifica già avviate e maggiori controlli affinché non si creino ulteriori situazioni di criticità”.

La pianificazione delle risorse

“Piuttosto che subire un processo di revisione della spesa imposto dal governo centrale, bisognerebbe favorire un percorso di pianificazione della spesa pubblica a livello locale che abbia come obiettivo un’efficiente governance delle risorse. In concreto, una spinta anche a livello locale delle possibili liberalizzazioni, non escludendo i settori in cui operano le municipalizzate”.

Il lavoro

“Aree economiche come la nostra negli anni trascorsi hanno subito un impatto minore rispetto alla crisi industriale che ha coinvolto altri territori. Il progredire dei fenomeni recessivi provoca, però anche da noi gravissime difficoltà.

La forza dimostrata dal tessuto di piccole e medie aziende ad alto valore aggiunto dimostra quale sia la strada da percorrere. La qualità dei prodotti e dell’offerta su mercati internazionali indica i filoni su cui concentrare la nostra attenzione.

Qualità, dunque, innovazione e rapporto con un ambiente forte e difeso è la sintesi dei principi da presidiare. Lo è anche per le poche e strategiche industrie di grandi dimensioni oggi presenti. Il nostro lavoro sarà di difendere la loro presenza senza per questo pagare prezzi sulla qualità ambientale e della salute dei cittadini.

Il rapporto tra la vita e il lavoro nelle nostre comunità dovrà essere presidiato senza compromessi”.

Turismo

“Il settore del turismo si è sempre più specializzato e diversificato. Accanto al già avviato processo di promozione del brand ‘Maremma’, il turismo nel territorio deve occupare nicchie non ancora sviluppate, ma che potrebbero rappresentare delle grandi opportunità in virtù delle nostre caratteristiche climatiche, storico-culturali e paesaggistiche. 

Orientare gli investimenti pubblici e favorire quelli privati verso il recupero, la valorizzazione e il sostegno dei beni culturali consente la crescita indispensabile delle capacità di accoglienza spostandole da una mera politica dei servizi ad una consapevole educazione sul protagonismo di un territorio di valore.  Si tratta di passare dai turismi che ‘consumano’, a turismi che scelgono e tengono ai luoghi che vivono.

I ‘turismi di appartenenza’ sviluppano la nostra vocazione verso un turismo legato alla benessere, all’enogastronomico, allo sport e al sociale. Di fatto l’obiettivo è far crescere tutte le tipologie di accoglienza che curino lo spirito e il corpo delle persone”.

L’agricoltura

“Il nostro è un territorio agricolo. Dalla terra con la sua bellezza e i suoi prodotti viene molto del plus valore che noi possiamo esprimere.

Su questo cardine economico bisogna puntare avendo ben presente che da insediamenti agricoli di qualità dipende la difesa del territorio, lo sviluppo del turismo e dell’agroindustria.

Due cose dovremo avere ben presenti su cui concentrare risorse e politiche: lo sviluppo degli insediamenti rurali per i giovani, la valorizzazione delle eccellenze e del lavoro di qualità”.

Le imprese

“Io sono un artigiano come mio padre e mia madre. Ho lavorato e lavoro da molti anni in azienda per capire che oggi le imprese non sono più in grado di reggere questa pressione fiscale. Credo che la priorità sia detassare chi produce ricchezza e tassare invece le rendite finanziarie.

In concreto sarebbe opportuno istituire fondi di garanzia del credito per imprese con elevati livelli di competenze lavorative, interessate a insediarsi o potenziarsi sul territorio. Indispensabile anche la semplificazione del fisco e dell’iter burocratico per le piccole imprese attraverso uffici preposti nelle Camere di Commercio. Infine, occorre valorizzare l’opportunità non sufficientemente espressa del lavoro femminile ampliando l’offerta di asili e maggior flessibilità dell’orario di lavoro.

L’eccessiva burocrazia che pesa sulle aziende agricole  italiane, chiede la rimozione di tutti quegli ostacoli normativi che frenano l’eco-efficienza delle filiere.

La tutela del territorio si inizia dagli agricoltori, veri custodi dell’equilibrio degli ecosistemi e del patrimonio di biodiversità italiano. Per farlo bisognerà promuovere la multifunzionalità delle aziende agricole, agevolando le imprese sostenibili tramite l’alleggerimento della pressione fiscale e la ridestinazione dei fondi delle grandi opere incompiute alla messa in sicurezza del territorio.

Per un sicuro ricambio generazionale in agricoltura, occorre frenare la fuga delle nuove generazioni dalle campagne e favorire l’assunzione di giovani con agevolazioni creditizie e fiscali. Inoltre, per sostenere l’agricoltura sostenibile, bisogna incentivare l’acquisto dei prodotti green per aumentare la redditività degli agricoltori. Per farlo bisognerà informare i consumatori sui metodi di produzione del cibo per aiutarli a scegliere i prodotti di qualità italiani, con campagne di comunicazione mirate ed efficaci. Altro obiettivo è la razionalizzazione delle risorse naturali tramite la promozione di tecnologie sostenibili per la coltivazione e l’irrigazione ed il riciclo delle acque.

Il mondo dell’economia sostenibile italiana è una delle possibili risposte alla crisi economica, agricoltura turismo e parchi sono settori che se ben integrati e inseriti in una economia eco-responsabile possono riattivare processi virtuosi determinando nuovi posti i lavoro”.

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