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15 detenuti ottengono l’attestato Haccp: terminato il corso di “Pulmino contadino”

Il corso Haccp ha l'obiettivo di istruire in merito al trattamento diretto o indiretto degli alimenti

Un corso organizzato dall’associazione “Pulmino contadino” ha permesso a 15 detenuti del carcere di Massa Marittima di ottenere l’attestato Haccp: si conclude così il progetto finanziato con il bando sociale della Regione Toscana 2019, che ha visto in questi anni la realizzazione di un laboratorio di trasformazione alimentare all’interno del carcere e della nascita del marchio “Reati di Gola”.

Il corso Haccp ha l’obiettivo di istruire in merito al trattamento diretto o indiretto degli alimenti, quindi sia sui processi di produzione e trasformazione, sia sul confezionamento, sul trasporto, sulla distribuzione e sulla somministrazione.

L’importanza dell’ottenimento dell’attestato è funzionale alle esigenze dei detenuti, sia in vista di un loro reinserimento sociale, sia perché permette loro di lavorare da subito all’interno della struttura penitenziaria che dispone di propri locali per la preparazione dei pasti.

Il tutto avviene in una situazione di grave disagio: la pandemia ha gravato anche sugli istituti penitenziari e sulla popolazione detenuta, rafforzando uno stato di isolamento ed emarginazione, ostacolando in misura importante rapporti familiari e percorsi rieducativi: come per altri contesti, però, la crisi ha indotto la ricerca di soluzioni alternative e agevolato un processo di evoluzione tecnologica.

L’associazione “Pulmino contadino”, sorta dalle ceneri dei Gruppi di acquisto solidale presenti in Maremma, collabora attivamente da quattro anni con il carcere di Massa Marittima. Risale infatti al 2017 l’affidamento di un detenuto volontario, che contribuì alle attività associative provvedendo alla distribuzione nel territorio tra Grosseto e Piombino di prodotti con valore etico ed ambientale, oltre che nutrizionale.

Tale collaborazione si è poi arricchita con il progetto appena concluso, della durata complessiva di due anni, il cui bilancio ha risentito pesantemente, a partire dal febbraio 2020, della situazione pandemica. Nonostante questo, sono stati raggiunti importanti risultati sotto diversi aspetti: l’associazione, dopo aver allestito un laboratorio di cucina all’interno della struttura, ha dato vita a due corsi Haccp, coinvolgendo complessivamente 30 detenuti, alcuni dei quali nel frattempo sono usciti dalla struttura detentiva. Inoltre, nell’anno 2019-20, grazie alla collaborazione con il Cpia, è stato possibile coinvolgere alcuni detenuti nella progettazione delle attività da svolgere, all’interno delle quali i detenuti stessi hanno pensato al marchio “Reati di Gola”.

Nonostante il difficile periodo dettato dalla pandemia è stato comunque possibile realizzare diverse prove ed esperimenti nel campo delle conserve vegetali acide, in special modo nelle composte a basso o nullo contenuto di zuccheri aggiunti, ottenendo prodotti che, sia dal punto di vista organolettico che nutrizionale, hanno dato molta soddisfazione. Il tutto a partire dalle materie prime provenienti dalle aziende della filiera del “Pulmino contadino”, che attraverso un sistema di garanzia partecipata (Sgp) opera con aziende biologiche, biodinamiche e di agricoltura naturale.

«Non sono mancate le difficoltà – dichiara Sauro Pareschi, responsabile del progetto – sia tecniche, che di gestione, soprattutto a causa della pandemia e quanto realizzato è stato decisamente inferiore a quanto programmato, però abbiamo toccato con mano le potenzialità e la praticabilità del progetto, tanto da pensare ad una sua prosecuzione. Oltre ai risultati oggettivamente positivi, attorno al progetto si è registrata progressivamente una convergenza di intenti e di disponibilità tra diversi attori, da chi ci ha dato fiducia, dai professionisti che ci hanno creduto da subito, come Margherita Vanacore e Riccardo Ceccato, veri e propri pilastri dell’attività di progettazione, di docenza e produzione. Vanno poi ricordati anche gli agenti e il personale che opera in carcere, che via via ci hanno aiutato a risolvere diversi problemi, ed infine i detenuti, e chi tra loro ha colto l’esperienza come una possibilità di miglioramento, con il sorriso sulle labbra, e certe volte con vero e proprio entusiasmo».

Dall’avvio del progetto ad oggi, anche a causa della pandemia, il carcere attraversa un periodo di cambiamento: dovranno essere ripensate le varie progettualità, ma il “Pulmino contadino” è deciso a non disperdere il patrimonio di beni, conoscenze, relazioni e opportunità costruiti fino ad oggi.

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