Pubblicato il: 5 Maggio 2020 alle 14:27

Colline del FioraPolitica

Caso Pallini, l’Anpi: “Giustificazioni e scuse del vicesindaco contraddittorie”

Quanto avvenuto lo scorso 25 aprile a Manciano e le cose che sono state fatte, dette e scritte nei giorni successivi, mi spingono a dire la mia, cercando di puntualizzare alcuni aspetti della questione“.

A dichiararlo è Flavio Agresti, presidente dell’Anpi provinciale di Grosseto.

“Nel tentativo di spiegarsi, Luca Pallini ha esplicitato un concetto giusto e condivisibile, quale la necessità che un pubblico amministratore dia sempre il buon esempio; inoltre ha compiuto il gesto dovuto delle dimissioni dalla carica di vicesindaco, respinte dal sindaco Morini – spiega Agresti -. Però l’importanza di questi atti viene contraddetta da altre sue affermazioni relative sia al fatto che egli avrebbe cliccato il sole ridente sulla canzonaccia fascista ‘Faccetta Nera’ con ‘leggerezza e superficialità’, mentre era indaffarato in faccende domestiche, sia alla propria contrarietà a ‘tutti gli estremismi di qualsiasi colore’. Ci torno sopra per la gravità del fatto e perché questo stimola una riflessione generale. E necessaria“.

“La contraddizione c’è – sottolinea Agresti -:
1 – perché a me, che sono imbevuto dei valori della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non sarebbe mai venuto di assentire a quel post osannante Mussolini e le sue orrende marcette, neppure distrattamente. Se Pallini l’ha fatto vuol dire che è istintivamente disposto verso quei simboli e i disvalori che essi veicolano;
2 – perché l’equiparazione di ‘tutti gli estremismi’ è sotto ogni aspetto assolutoria del fascismo, in quanto con essa i crimini consumati dal fascismo non sono più connessi con la natura del fascismo, ma vengono attribuiti ad una entità indistinta, così spalmando il crimine su un’area politica più larga.

Insomma: rossi e neri d’incanto diventano uguali, cedendo alla vulgata qualunquista, con la conseguenza di annullare almeno due differenze, che devono invece essere sempre tenute presenti insieme ad una precisa domanda e ad una conclusione logica. La prima differenza: mentre con lo stalinismo, ché di questo si parla, coloro i quali si richiamavano e si richiamano al comunismo hanno fatto i conti da più di mezzo secolo, i nipotini del duce devono ancora abiurare il fascismo e seguitano ad esaltarne le imprese e a comportarsi da teppisti. La seconda: nessuno più di noi, che rappresentiamo i Partigiani, è contrario alle dittature, ma in Italia abbiamo avuto il fascismo, e le rovine, i soprusi e i lutti che ha prodotto in venti anni di dominio; mai ci siamo trovati sotto il Cremlino. Da noi il Partito comunista è stato, con altre correnti politiche, artefice della Liberazione, contribuendo a ridare agli italiani libertà e democrazia”.

“La domanda e la conclusione logica: allora, che senso ha fare di ogni erba un fascio, tanto più adesso, che rischiamo di cadere in un autoritarismo che del fascismo reca l’anima, e con la sinistra alle prese con una crisi epocale? In queste condizioni nessuno sano di mente può sostenere che in Italia incomba una dittatura comunista – sottolinea Agresti. L’unico senso si ricava dal fatto che alla censura di ‘tutti gli estremismi’ solitamente ricorrono neofascisti e fiancheggiatori, presi con le mani nel sacco: per quanto essa sia una immagine priva di basi credibili, politicamente strumentale e propagandistica, consente a costoro non solo di sollevare il fascismo dalle proprie colpe storiche e politiche ma anche di stornare l’attenzione dalle vere minacce, facilitando la trama eversiva dell’estrema destra. Che questo sia avvenuto in Pallini consapevolmente o no, egli dovrebbe comunque confermare le proprie dimissioni, perché lo strappo resta. Come, con ben altre motivazioni, ha fatto l’ex assessore Riva. Altrimenti il sospetto di una sceneggiata è molto forte“.

E qui vengo al sindaco – continua Agresti -. Glielo dico anche da ex sindaco a sindaco in carica: Pallini sarà pure un bravo amministratore, ma sopra l’efficienza tecnica ci stanno i valori sanciti dalla Costituzione. Su questa Morini ha giurato, impegnando la sua amministrazione a rispettarne i precetti intrinsecamente antifascisti, se aveva ragione il Presidente Mattarella, allorché disse a uno studente che il fascismo è il contrario di quello che c’è scritto nella Costituzione. Qui non sono ammesse ambiguità né banalizzazioni, anche per il fatto che la dignità della persona e l’uguaglianza sociale, la libertà e la democrazia costituiscono la dimensione ideale delle istituzioni, prescindendo dalla quale la stessa efficienza amministrativa può risolversi in un disastro. Puoi fare mille opere pubbliche, ma se queste non emancipano l’uomo dal bisogno, se non gli danno l’opportunità di realizzare se stesso, accompagnandole a servizi adeguati alla vita moderna, dopo tanto darti da fare è possibile che tu abbia esasperato i problemi sociali invece di risolverli; che tu abbia aggravato l’alterazione ambientale, invece di tutelare il territorio. Perciò quella che poniamo non è una questione che sta sulle nuvole; al contrario concerne la nostra vita di tutti i giorni“.

“Sicché il sindaco non può, anch’egli, derubricare a semplice ‘leggerezza’ una manifestazione pubblica di simpatia verso il fascismo. All’inizio degli anni ’20 del Novecento era folklore: si è visto come andò a finire. Davanti alle ricorrenti provocazioni neofasciste che allarmano l’Europa intera, nel cui contesto, pur nei suoi limiti, si ascrive ciò che ha fatto il suo vicesindaco, il Primo cittadino dica da che parte sta e assuma atti coerenti. L’occasione gliela suggeriamo noi dell’Anpi: per rispetto dell’istituzione convochi il Consiglio comunale e lì si esprima, insieme ai vari gruppi politici e a tutti gli amministratori, davanti ai mancianesi, prendendosene la responsabilità. Sarebbe auspicabile che egli, e chi altri volesse, si presentasse in quella sede con un documento da sottoporre al voto dei consiglieri – termina Agresti -. Proprio il 25 aprile il Comune di Massa Marittima ha approvato all’unanimità la mozione che lo impegna a non concedere l’uso di sedi e spazi pubblici a soggetti che non si dichiarino antifascisti. Si facesse anche a Manciano sarebbe il modo più lineare e trasparente di chiudere la polemica e di sanare la ferita inferta questi giorni alla comunità non soltanto locale“.

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