Grosseto. La scomparsa di Gianni Mattioli rappresenta una perdita enorme per il mondo dell’ambientalismo italiano, per la cultura ecologista del nostro Paese e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di condividere con lui battaglie, idee e percorsi di impegno civile.
Tra i fondatori di Legambiente e delle Liste Verdi, parlamentare, sottosegretario, Ministro e docente universitario, Mattioli è stato una delle figure che più hanno contribuito a costruire un ambientalismo fondato sulla conoscenza scientifica, sulla capacità di leggere i cambiamenti e sulla convinzione che la tutela dell’ambiente dovesse essere parte integrante delle scelte politiche e sociali.
«Quando penso a Gianni – ricorda Angelo Gentili, componente della segreteria nazionale di Legambiente – mi vengono in mente il suo sorriso, la sua straordinaria gentilezza, la sua capacità di ascoltare e di spiegare temi complessi con semplicità e rigore. Era una persona che sapeva tenere insieme la forza delle idee e la profondità delle relazioni umane».
Insieme a Massimo Scalia, Mattioli ha rappresentato un punto di riferimento per intere generazioni di ambientalisti, contribuendo a sviluppare una riflessione avanzata sui temi energetici e mettendo in evidenza, con dati e argomentazioni scientifiche, l’insostenibilità della scelta nucleare e la necessità di investire sulle fonti rinnovabili.
Dalla fondazione del Comitato per il controllo delle scelte energetiche fino all’esperienza di QualEnergia, il suo contributo è stato determinante per affermare una visione innovativa della transizione energetica, oggi più attuale che mai.
«Gianni apparteneva a quella generazione di visionari che aveva compreso con largo anticipo quanto l’ecologia sarebbe diventata centrale per il futuro delle nostre società – continua Gentili -. Lo faceva senza slogan e senza semplificazioni, affidandosi sempre allo studio, alla ricerca e al confronto».
Il legame con la Maremma e con la Toscana è stato profondo. Mattioli partecipò alle mobilitazioni contro il nucleare e alle battaglie per la tutela del territorio, schierandosi al fianco di chi si opponeva ai processi di cementificazione e alle grandi opere considerate incompatibili con la salvaguardia del paesaggio e delle comunità locali.
«Ricordo con particolare emozione – prosegue Gentili – le manifestazioni antinucleari, le iniziative pubbliche e la lunga battaglia contro il progetto dell’Autostrada Tirrenica. Gianni c’era sempre. Portava competenza, autorevolezza e una visione che andava oltre l’emergenza del momento. Aveva la capacità di indicare una prospettiva e di far comprendere che difendere l’ambiente significava costruire un futuro migliore per tutti».
Negli anni Mattioli è stato anche una presenza importante a Festambiente, partecipando a numerosi incontri e dibattiti e contribuendo ad alimentare quel dialogo tra scienza, cultura e ambientalismo che rappresenta da sempre uno degli elementi distintivi della manifestazione.
«Ci lascia un maestro dell’ambientalismo italiano, ma soprattutto una persona perbene. Di lui conserveremo il rigore intellettuale, la passione civile, la capacità di costruire ponti e il suo immancabile papillon – termina Gentili -. A Festambiente 2026 lo ricorderemo come merita, perché una parte della storia del festival e dell’ambientalismo italiano porta anche il suo contributo e la sua visione. La sua eredità continuerà a vivere nelle idee, nelle battaglie e nelle tante persone che hanno trovato in lui un punto di riferimento. Un’eredità preziosa che continuerà ad accompagnare il cammino dell’ambientalismo italiano».

