Grosseto. “Il 22 e 23 marzo tutti noi saremo legislatori: il nostro voto potrà bloccare questa legge di riforma costituzionale, formulata in sprezzo alle forze parlamentari di opposizione e al Paese”.
A dichiararlo, in un comunicato, è la Fisac Cgil di Grosseto.
“Abbiamo la possibilità di farci sentire, di fare la differenza, di conservare la nostra Costituzione che, come la definì Terracini, presidente dell’Assemblea costituente, è un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano – continua la nota -. Non è proprietà di una maggioranza pro tempore, non è uno strumento da piegare a interessi di parte, è la casa comune degli italiani. Il bilanciamento dei poteri previsto dai padri costituenti garantisce l’indipendenza degli organi costituzionali e tutela la nostra Repubblica democratica. Siamo arrivati al referendum perché il Governo non ha mai cercato il confronto: ha respinto senza discuterne più di mille emendamenti, ha approvato la legge senza raggiungere il quorum previsto dei due terzi, senza coinvolgere l’opposizione, senza alcuna volontà di ascolto. Hanno cercato di mistificare il fatto che si intervenisse in modo rilevante sulla Costituzione, tanto che nel primo quesito referendario presentato non si citavano i sette articoli che vengono modificati da questa legge”.
“Si è fatto un gran parlare del fatto che questa sia una riforma per i cittadini, per ridurre i tempi della giustizia, ma la legge non fa assolutamente cenno a questo – sottolinea il comunicato -. Andrebbe invece nella giusta direzione la conferma, chiesta con forza dai partiti di opposizione, dei 12.000 precari nei tribunali assunti grazie ai fondi del Pnrr e in scadenza a giugno 2026, ma il Ministro Nordio ha detto che non ci sono le risorse. Risorse che invece ci sono per istituire i due nuovi organi costituzionali previsti dalla loro legge: lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. E questo per eliminare, dicono, il peso delle correnti? No. L’obiettivo reale è depotenziare l’autonomia e l’indipendenza del potere giudicante, della magistratura, che sarebbe governata da due Csm distinti tra pubblici ministeri e magistrati giudicanti, formati entrambi per due terzi da membri togati estratti a sorte (un unicum in Europa e non solo) e per un terzo da membri laici, sempre estratti a sorte ma tra una cerchia di nominativi scelti dal Parlamento, cioè dalle forze politiche che avranno maggiore rappresentatività, cioè dalla maggioranza politica che farà sentire il suo peso nella scelta dei magistrati giudicanti e dei pubblici ministeri. E l’Alta Corte disciplinare farà davvero giustizia degli errori eventualmente commessi dai magistrati? Oggi sia i magistrati sia i pubblici ministeri sono soggetti alle sanzioni disciplinari decise dal Csm; il nuovo organo comporterà solo maggiori costi e un sistema di elezione e funzionamento più ‘governabile’ dalla politica, così da indebolire le garanzie per i cittadini”.
“Pensiamo a cosa questa riforma può significare per le lavoratrici e i lavoratori, che si trovano in posizione di inferiorità rispetto al datore di lavoro più ricco, più forte e potente. A tutti noi servirebbe una giustizia più efficiente, dotata di sistemi all’avanguardia, di più personale con formazione continua – prosegue il comunicato -. Ma questa legge, invece, risponde solo a un principio autoritario che parte da lontano: dal progetto di autonomia differenziata, dalla volontà di controllo dei servizi educativi e della scuola pubblica, dal disegno di modifica della legge elettorale con premio di maggioranza abnorme che consentirebbe non di governare, ma di comandare, dalla legge in cantiere sul premierato che completerebbe il quadro. In un mondo in cui le disuguaglianze sociali crescono e il potere è sempre più concentrato in poche mani, non possiamo permetterci passi indietro. Abbiamo la possibilità di dire no a tutto questo, di difendere la Carta costituzionale, l’indipendenza e l’autonomia degli organi costituzionali voluti dai padri costituenti a tutela di tutti noi e della riconquistata libertà dalla dittatura fascista. Solo immaginare che i Salvini, i Tajani o i Nordio di turno possano riscrivere quanto costruito da De Gasperi, Di Vittorio, Croce e Nilde Iotti, solo per citarne alcuni, ci fa venire i brividi. A voi no?”.
“Anche per questo vi invitiamo a partecipare all’iniziativa di chiusura della campagna referendaria per il no, che si svolge oggi, venerdì 20 marzo alle ore 16.30 all’Hotel Airone, in via Senese 35 a Grosseto – termina la nota -. All’incontro interverranno il magistrato Eugenio Albamonte, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati, e Serena Sorrentino, per la Cgil nazionale; modererà Nanni Puliatti, già presidente della sezione penale del Tribunale di Grosseto, insieme a Monica Pagni, segretaria generale della Cgil Grosseto”.

