Grosseto. “In merito alle dichiarazioni del consigliere comunale Gori, che ha espresso solidarietà al collega Bartolini definendo ‘inaccettabili le ingerenze da parte dei privati’, Etruria Nova ritiene doverosa una precisazione sul concetto stesso di democrazia e di diritto”.
A dichiararlo, in un comunicato, è Amedeo Vasellini, amministratore di Etruria Nova s.r.l..
“Definire la legittima difesa di un’azienda, che carte alla mano smentisce accuse fattualmente false, come un”ingerenza inaccettabile’, significa affermare un principio gravissimo: ovvero che chi fa politica è non perseguibile, impunibile e inattaccabile – sottolinea Vasellini -. Secondo la logica del consigliere Gori, il cittadino o l’imprenditore non hanno il diritto di difendersi di fronte ai soprusi o alla diffusione di informazioni distorte. Dovrebbero subire in silenzio per non ‘disturbare’ il politico di turno. Ci chiediamo: è questo il concetto di ‘stare dalla parte del cittadino’ che ha in mente il consigliere Gori? La tutela del cittadino vale solo quando fa comodo alla propria fazione politica?”.
“Per far comprendere l’assurdità e la gravità di questa visione, vorremmo proporre al consigliere Gori un esempio molto pratico e vicino alla sua realtà quotidiana – continua Vasellini –. Gori è titolare di un’officina meccanica. Se domani mattina un politico indicesse una conferenza stampa o pubblicasse un articolo affermando che, a seguito di un ‘accesso agli atti’, sono emerse gravi irregolarità nel pagamento dei contributi dei suoi dipendenti, e questa notizia fosse totalmente falsa e smentita dai documenti fiscali, cosa farebbe il signor Gori? Accetterebbe di essere diffamato in silenzio, chinando la testa per non compiere un”inaccettabile ingerenza’ contro il politico? Oppure riterrebbe un suo sacrosanto diritto difendere il buon nome della sua officina, la sua dignità di lavoratore e la verità dei fatti?”.
“La risposta è ovvia. E se questo diritto alla difesa vale per l’officina del signor Gori, vale allo stesso modo per Etruria Nova, che non accetta di essere usata come capro espiatorio per coprire vent’anni di paralisi amministrativa del Comune – termina il comunicato -. Fare politica non conferisce alcuna patente di impunità. Chi lancia accuse pubbliche, specialmente avendo avuto accesso ai documenti reali, deve assumersi la responsabilità delle proprie parole. Ripristinare la verità non è un’ingerenza, è un dovere civico”.

