Home GrossetoReferendum giustizia, Rossi: “Chi vota No, vuole tenersi la riforma fascista del 1941”

Referendum giustizia, Rossi: “Chi vota No, vuole tenersi la riforma fascista del 1941”

Il parlamentare grossetano: "Con il Sì completiamo la riforma Vassalli sul sistema accusatorio"

di Redazione
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Grosseto. “Siamo di fronte a una vera e propria pioggia di inesattezze e ricostruzioni distorte che mirano solo a disorientare i cittadini in vista del referendum del 22 e 23 marzo. È tempo di fare chiarezza e riportare il dibattito sul piano della realtà giuridica, smontando le ‘fake news’ diffuse da certa stampa e dai sostenitori del No”.

Inizia così l’intervento di Fabrizio Rossi, deputato di Fratelli d’Italia e avvocato del Foro di Grosseto, in merito alla riforma costituzionale della giustizia.

“In primis, i sostenitori di sinistra del ‘No’, quelli che si ergono a paladini della Costituzione, lo sanno che se non vince il ‘Sì’ rimane in piedi l’attuale riforma fascista dell’ordinamento giudiziario, vale a dire mantenere in vita il Regio Decreto n. 12 del 1941 firmato dal ministro fascista della giustizia Dino Grandi? Sentiamo parlare – prosegue Rossi di una magistratura che diventerebbe ‘sottomessa alla politica’. Era, e rimane tale, se vincono i no, la riforma fascista del ’41 che, con l’unificazione delle carriere, riteneva non più concepibile nello Stato autoritario una netta separazione tra magistratura requirente e magistratura giudicante”.

“La politica delle correnti – afferma Rossi – deve uscire dalla magistratura. La riforma non tocca l’articolo 104 della Costituzione: la magistratura resta un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (anche dalla politica). Anzi, la separazione delle carriere rafforza questa indipendenza, garantendo finalmente la terzietà del giudice prevista dall’articolo 111: il magistrato giudicante non è più collega del pubblico ministero, ma diventa davvero arbitro imparziale tra le parti (accusa e difesa), secondo il principio del ‘giusto processo’. Questa non è una visione di destra o di sinistra, è una visione di civiltà sostenuta da illustri giuristi di ogni estrazione, da Augusto Barbera a Sabino Cassese”.

“Proprio un paradosso – sottolinea Rossi – per chi oggi si oppone alla riforma e vota No: finisce di fatto, per difendere un’impostazione nata in un contesto storico e politico profondamente diverso (anni ’40 dello scorso secolo), dove la separazione delle carriere era considerata incompatibile con l’assetto dello Stato, quello fascista, ma che il nostro ordinamento repubblicano sta attualmente utilizzando al pari il regime mussoliniano”.

Rossi interviene duramente anche sulle critiche all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. “Leggo – commenta il deputato di Fratelli d’Italiaanalisi fantasiose secondo cui l’Alta Corte sposterebbe il peso a favore dei laici o della politica. Niente di più falso. L’Alta Corte sarà composta da 15 membri, di cui ben 9 sono magistrati di legittimità con specifiche esperienze e competenze, estratti a sorte. Solo 3 saranno i laici estratti a sorte dal Parlamento in seduta comune all’inizio di ogni legislatura, sorteggiati da un elenco di professori e avvocati con requisiti particolari, in seduta comune, e 3 dal Presidente della Repubblica, non certo un pericoloso eversore. Il ribaltamento delle proporzioni paventato da alcuni è un errore matematico, prima che giuridico. L’obiettivo è sottrarre la giustizia disciplinare alle logiche correntizie del Csm: chi sbaglia deve rispondere a un giudice terzo, e non a un collega che domani potrebbe essere influenzato nel giudizio, con la commistione poco trasparente che attualmente regola i rapporti tra magistrati”.

“Ogni anno circa 1.000 persone subiscono errori giudiziari, ma le sanzioni disciplinari contro i magistrati restano merce rara. Il sorteggio dei membri del Csm e dell’Alta Corte – sottolinea Rossi è la vera rivoluzione per scardinare il ‘correntismo’ che ha umiliato la magistratura per decenni. Non è una svalutazione del merito, ma una garanzia di libertà per le migliaia di magistrati onesti e preparati che non vogliono piegare la testa ai giochi di potere interni. È un meccanismo che ha già precedenti illustri nella nostra Costituzione, ad esempio per i giudizi nei confronti del Presidente della Repubblica”.

“Questa riforma – prosegue il parlamentare di Fratelli d’Italia – serve alla Magistratura, al sistema giudiziario che diventerà più credibile e soprattutto l’intero sistema apparirà agli occhi di tutti trasparente e inattaccabile. La riforma non è contro qualcuno, ma per qualcosa. Rendere l’ordinamento giurisdizionale più efficiente e rispettato, inattaccabile dal punto di vista metodologico e di garanzia per tutti”.

“Il 22 e 23 marzo gli italiani hanno l’occasione storica di scegliere una giustizia più efficiente, trasparente e credibile. Votare Sì significa credere in un processo giusto, in un giudice davvero terzo e in una magistratura finalmente libera dai condizionamenti politici e dalle correnti. Basta leggere la riforma, restare sul merito e non farsi abbindolare da pseudo testimonial quali attori, cantanti e saltimbanchi, che si mettono a servizio di una disinformazione che non può trovare albergo quando si parla di questioni così delicate che riguardano tutti gli italiani”, conclude Fabrizio Rossi.

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