Home Attualità25 novembre, Cisl: “Autonomia, lavoro e diritti, così si spezza la catena della violenza”

25 novembre, Cisl: “Autonomia, lavoro e diritti, così si spezza la catena della violenza”

In provincia di Grosseto il tasso di occupazione femminile è fermo al 61,4% contro il 77,3% degli uomini e la differenza salariale è di circa 20 euro in meno al giorno per una lavoratrice

di Redazione
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Grosseto. “Il 25 novembre torna a ricordarci che la violenza contro le donne non è un’emergenza di un giorno, ma una realtà che attraversa famiglie, comunità, scuole e luoghi di lavoro. La Cisl di Grosseto sceglie di affrontarla partendo da qui, dal lavoro, perché è nel lavoro, o nell’assenza di lavoro, che spesso si annidano le fragilità che rendono le donne più esposte ai ricatti, alla dipendenza e all’isolamento”.

È questo il commento che l’unione sindacale territorio di Grosseto fa in occasione della Giornata internazionale di contrasto alla violenza sulle donne.

“Il nostro territorio, la Maremma, presenta un quadro chiaro: il tasso di occupazione femminile in provincia di Grosseto è fermo al 61,4%, contro il 77,3% degli uomini – continua la nota. La differenza salariale quotidiana, circa 20 euro in meno al giorno per una lavoratrice, si amplifica nel tempo, fino a produrre pensioni che per le donne non superano i 985 euro mensili, contro gli oltre 2.087 euro percepiti dagli uomini. Ma il quadro locale è solo il riflesso di una situazione nazionale ancora più ampia e radicata. In Italia lavorano solo 52,5 donne su 100 tra i 15 e i 64 anni, contro il 70,4% degli uomini, e molto al di sotto della media europea femminile, oggi al 68%. Questo significa che una donna su due non ha un’occupazione”.

“Tra le donne che lavorano, moltissime non lo fanno nelle condizioni che vorrebbero: due terzi dei lavoratori part-time in Italia sono donne e nel 15,6% dei casi il part-time non è una scelta, ma una necessità o una costrizione del mercato – prosegue il sindacato -. Un dato triplo rispetto agli uomini (5,1%). Accanto al part-time involontario c’è poi un altro fenomeno strutturale: le interruzioni di carriera. In Italia, dopo la nascita di un figlio, una donna su cinque lascia il lavoro nel settore privato. Quasi sempre perché i carichi di cura ricadono quasi interamente sulle loro spalle: basta ricordare che nel 2023 le giornate di congedo parentale fruite dalle donne sono state 14,4 milioni, contro 2,1 milioni degli uomini”.

Numeri che non sono semplici statistiche: “Sono – continua la Cisl – giorno dopo giorno, ostacoli all’autonomia personale. Ed è proprio l’autonomia, economica, lavorativa, sociale, una delle chiavi decisive per uscire dalla violenza. Sono dati questi che non parlano solo di lavoro: parlano di libertà”.

“Quando parliamo di violenza, fisica, psicologica, economica – dichiara Erminia Graziani, responsabile del coordinamento Donne di Cisl Grosseto -, parliamo di relazioni di potere. E il potere, troppo spesso, passa dal denaro e dalla possibilità di decidere della propria vita. In Maremma molte donne lavorano meno, guadagnano meno e hanno meno tutele. Questo crea una vulnerabilità strutturale che può trasformarsi in dipendenza. La violenza economica è parte di questo quadro. E non è solo il controllo diretto del denaro da parte di un partner. È anche quando il sistema non permette a una donna di costruire un reddito dignitoso, una stabilità, una pensione adeguata. Senza autonomia non c’è libertà, e senza libertà non c’è possibilità di uscire dalla violenza. Per questo dobbiamo agire su più fronti: migliorare i servizi per l’infanzia, rafforzare la contrattazione territoriale, sostenere percorsi di formazione che diano alle donne più possibilità e non solo ruoli precari o stagionali. La libertà di una donna, nel lavoro e nella vita, è il primo antidoto alla violenza”.

“Quando guardiamo ai numeri – aggiunge Simone Gobbi, segretario generale di Cisl Grosseto –, ci rendiamo conto che la violenza contro le donne non è solo quella che leggiamo nelle cronache. È anche quella che si annida nelle disparità quotidiane: nel salario più basso, nelle carriere spezzate, nel part-time accettato perché non esistono alternative, nella mancanza di servizi che costringe migliaia di donne a scegliere tra lavoro e famiglia. La nostra provincia ha grandi potenzialità, ma soffre ancora un modello produttivo che offre troppo lavoro stagionale e poco lavoro stabile. È un problema per tutti, ma lo è soprattutto per le donne, che si trovano più spesso in contratti fragili o in occupazioni a bassa retribuzione. Se vogliamo davvero contrastare la violenza, dobbiamo costruire condizioni nuove: più stabilizzazioni, più incentivi alle imprese che investono in occupazione femminile, più formazione e più attenzione nei contratti di secondo livello alle esigenze di conciliazione di vita e lavoro senza penalizzazioni. La Maremma è un territorio che può crescere solo se cresce insieme alle sue donne. E poi serve una rete territoriale forte, dove istituzioni, sindacati, centri antiviolenza e aziende lavorino insieme per accompagnare le donne in percorsi di reinserimento, perché il lavoro è spesso il primo fondamentale passo verso una nuova autonomia”.

Cisl Grosseto, quindi, rinnova il proprio impegno quotidiano per l’uguaglianza, la tutela e il rispetto delle donne, nella consapevolezza che il terreno più fertile per la violenza è la disuguaglianza.

“Spezzare quella catena – concludono dalla Cisl – significa creare un lavoro più stabile, più dignitoso, meglio retribuito; significa condividere i carichi familiari; significa costruire servizi che permettano alle donne di essere libere e non dipendenti. Il cambiamento non è solo necessario. È urgente”.

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