Home Grosseto“Consiglio comunale riconosca lo Stato di Palestina”: opposizioni presentano Ordine del giorno

“Consiglio comunale riconosca lo Stato di Palestina”: opposizioni presentano Ordine del giorno

di Redazione
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Grosseto. Tutti i capigruppo di minoranza del Comune di Grosseto hanno depositato un Ordine del giorno che sollecita il Consiglio comunale a riconoscere lo Stato di Palestina ed impegna l’amministrazione comunale ad invocare un percorso chiaro: cessate il fuoco immediato e verificabile, liberazione di tutti gli ostaggi, protezione effettiva dei civili e rispetto del diritto internazionale, nel solco delle decisioni delle Nazioni Unite e delle corti internazionali

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L’atto non è un gesto simbolico, ma un indirizzo formale che orienta l’azione concreta del Comune nelle sue politiche civiche, educative e culturali: adesione alla rete degli enti locali impegnati per i diritti del popolo palestinese, promozione di iniziative educative e di cooperazione sul territorio, attivazione di partenariati e gemellaggi, trasmissione di richieste puntuali a Governo e Unione europea e una rendicontazione in aula entro sei mesi sullo stato di attuazione”: così intervengono i capigruppo di minoranza – Carlo De Martis per Grosseto Città Aperta, Davide Bartolini per il Partito Democratico, Giacomo Gori per il Movimento 5 Stelle, Valerio Pizzuti per i Liberali, Riformisti e Socialisti, Rita Bernardini per il Gruppo misto di minoranza – sulla drammatica vicenda che sta sconvolgendo la Palestina.

“Lo scrittore israeliano David Grossman parla «con immenso dolore» di genocidio a Gaza, collega la deriva agli effetti dell’occupazione dal 1967 e rilancia una via d’uscita politica fondata su due Stati e sul riconoscimento della Palestina con condizioni chiare – continua la nota dei gruppi di opposizione -. Liliana Segre richiama invece alla responsabilità del linguaggio, la parola “genocidio” è «troppo carica di odio», ma converge sull’obiettivo del riconoscimento dello Stato di Palestina. Due sensibilità diverse che vanno in una direzione comune: fermare la spirale di violenza, proteggere i civili, liberare gli ostaggi e riaprire lo spazio della politica e del diritto. Inoltre, alla Conferenza Onu sulla questione palestinese, l’osservatore permanente della Santa Sede, l’arcivescovo Gabriele Caccia, ha ribadito: ‘Cessate il fuoco immediato, rilascio di tutti gli ostaggi e restituzione dei corpi, protezione dei civili secondo il diritto internazionale umanitario e accesso umanitario senza ostacoli’. Ha richiamato i limiti di necessità e proporzionalità per l’autodifesa, la centralità della soluzione dei due Stati e la necessità di uno status per Gerusalemme che ne salvaguardi l’identità. Un’urgenza che non consente rinvii.  Tanto più alla luce della recentissima escalation preannunciata dal Governo Israeliano che ha dato il via libera al piano di occupazione di Gaza, in aperta violazione del diritto internazionale e del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione”.

“Come consigliere e consiglieri di questa città chiediamo di interrompere subito questa strage con un cessate il fuoco verificabile, corridoi umanitari stabili e la liberazione di tutti gli ostaggi, nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario. I numeri parlano da soli: oltre 60.000 morti, circa 146.000 feriti, fino al 92% delle unità abitative distrutte o danneggiate e oltre 1,9 milioni di sfollati nella Striscia (fonti: Ocha‑Onu; Ministero della salute di Gaza; Unrwa; Iom/Msf) – termina il comunicato -. Non possiamo più permetterci di sperare in un intervento risolutivo degli Stati Uniti: in questa battaglia l’Italia e l’Europa devono assumersi la propria responsabilità e, dal più piccolo dei Comuni, deve levarsi una voce chiara per interrompere questo massacro che alimenta una spirale dell’odio infinita”.

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