Grosseto. “Non si placa il caos sulle Farmacie comunali scoppiato nel cuore della maggioranza”.
A dichiararlo è Carlo De Martis, capogruppo di Grosseto Città Aperta in Consiglio comunale.
“Neppure un mese fa, il primo luglio, la Giunta deliberava di rinunciare all’esercizio del diritto di prelazione sull’acquisto della quota del 49% detenuta dal socio privato di Farmacie comunali, dopo aver appreso la volontà di quest’ultimo, Farvima Medicinali s.p.a., di chiudere l’esperienza con il Comune di Grosseto – continua la nota –. Immediatamente si apriva lo scontro in maggioranza. Nella stessa mattinata del primo luglio i consiglieri Vasellini e Bragaglia, oggi in forza alla Lega, presentavano una mozione che chiedeva l’esatto contrario non solo di quanto era stato appena deliberato dalla Giunta, ma pure di quanto il loro stesso partito aveva votato nel 2018: l’esercizio della prelazione ed il ritorno delle Farmacie comunali sotto pieno controllo pubblico. Il bersaglio dichiarato di Vasellini e Bragaglia era l’assessore alle partecipate Fabrizio Rossi, che i due consiglieri attaccavano frontalmente: ‘Cogliamo l’occasione per rivolgere un messaggio chiaro all’assessore alle partecipate ed Onorevole Rossi Fabrizio: non si governa tenendo la città all’oscuro’. E concludevano con un perentorio ‘Noi andiamo avanti’. Peccato che l’eroica ribellione del duo Vasellini-Bragaglia, non per nulla discepoli locali del generalissimo Vannacci, sia durata come un gatto sull’Aurelia”.
“L’altro ieri è pervenuta la convocazione del Consiglio comunale per il prossimo 28 luglio, ma della mozione sulle Farmacie nemmeno l’ombra. Dagli uffici confermano che è stata ritirata. Nei corridoi si vocifera che l’assessore Rossi abbia rimesso al loro posto gli ‘alleati’ Vasellini e Bragaglia, se di alleati si può ancora parlare – sottolinea De Martis –. Ebbene, in tutto questo ci sarebbe da ridere se la questione non fosse tremendamente seria. Farmacie comunali è un ente strategico per l’amministrazione e per l’intera comunità grossetana. Macina oltre tredici milioni di fatturato all’anno, dà lavoro a quasi cinquanta dipendenti e, soprattutto, costituisce un presidio socio-sanitario imprescindibile. Ancor più lo sarà nel prossimo futuro, in cui i processi già in atto renderanno sempre più le farmacie soggetti essenziali nel supporto al welfare locale. La gestione ed il futuro delle Farmacie comunali non possono essere ridotti a strumento di lotte politiche a uso e consumo dei personalissimi destini politici del consigliere o dell’assessore di turno. Che, con tutto il rispetto, non interessano a nessuno.”
“Ancor meno possono essere trattati con l’approssimazione che questa amministrazione ha fin qui dimostrato – continua il comunicato –. La delibera della Giunta del primo luglio, infatti, era risultata fortemente viziata in termini di legittimità, nel tentativo di esautorare il ruolo decisionale del Consiglio comunale. Con l’aggravante di aver esposto l’amministrazione al rischio di un’azione risarcitoria per aver rivelato impropriamente una trattativa commerciale riservata. Ciò che era stato prontamente contestato dalle opposizioni, tanto che la Giunta è stata costretta a revocare l’atto dopo pochi giorni. Fuori dai dissidi politici interni alla destra, fuori dalle approssimazioni tecniche che troppo spesso si ripetono, la discussione sul destino delle Farmacie comunali deve entrare nel dibattito pubblico con la serietà e l’attenzione che merita. Anche in seno alla competente commissione consiliare, tanto più ora che sappiamo che l’ipotesi di una ripubblicizzazione potrebbe entrare a breve nel novero delle opzioni possibili e su di essa saremo chiamati ad esprimerci”.
“Già nel 2018, in occasione del precedente avvicendamento nella quota di partecipazione privata, le opposizioni votarono contro la decisione della Giunta di non esercitare il diritto di prelazione – termina la nota -. Se tuttavia l’intendimento dell’attuale maggioranza fosse ancora quello di mantenere una compartecipazione pubblico-privato, allora sarà indispensabile rimettere in discussione i patti parasociali che attualmente disciplinano i rapporti tra il Comune, che detiene il 51%, ed il socio privato, che detiene il 49%, per rafforzare concretamente la funzione pubblica e sociale delle nostre farmacie”.

