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Dazi Usa, Confesercenti: “Possibili ripercussioni negative per turismo americano in Maremma”

di Redazione
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Grosseto. C’è molta incertezza anche in Maremma per le aziende che esportano negli Stati Uniti.

Il primo agosto, data in cui dovrebbero entrare in vigore i dazi, si avvicina e le aziende temono un calo delle esportazioni e dei fatturati. Specie se dovessero essere confermati dazi al 30%, invece che del 15% dichiarato recentemente come punto di equilibrio negli accordi commerciali fra Usa e Unione Europea.

«L’incertezza generata dalla ridda di annunci ha già prodotto il primo “effetto dazio”: un deterioramento evidente delle previsioni di crescita del Pil. L’attesa di quel che potrebbe accadere è diventata un elemento di forte instabilità per il mondo economico», afferma Confesercenti nazionale per voce del neo presidente nazionale Nico Gronchi.

«A causa della maggiore incertezza, nel corso del secondo semestre del 2025 potrebbe determinarsi un rallentamento tale da limitare ulteriormente allo 0,5% la crescita del Pil di quest’anno. Sarebbero naturalmente le esportazioni le più danneggiate, segnando un decremento (-0,3%) sul 2024 – continua Gronchi -. Effetti ancora più pesanti si registrerebbero nel 2026, soprattutto qualora l’asticella dei dazi trumpiani venisse confermata sopra al 15%. Le esportazioni di prodotti Made in Italy potrebbero subire una contrazione con un effetto domino sul mercato del lavoro (che vedrebbe la disoccupazione schizzare al 6,9%) e sui consumi interni, con una minore spesa delle famiglie».

Se quello tratteggiato da Confesercenti nazionale è un quadro a tinte fosche, il direttore provinciale dell’associazione, Andrea Biondi, sottolinea come «in questo momento le aziende che sono solite esportare nel mercato statunitense, con punte del 40% della produzione, sono ferme dal punto di vista commerciale e tale livello di incertezza denunciato dalla nostra associazione di categoria a livello nazionale è palpabile anche localmente, con conseguenze negative che potrebbero arrivare con effetto domino nel livello occupazionale e quindi nei consumi locali che alimentano parte del commercio e turismo maremmano».

Massimiliano Mei, vice presidente provinciale di Grosseto, individua comunque uno spiraglio: «Vi è preoccupazione anche nei nostri settori per l’effetto dazi, ma per la Maremma, dove non abbiamo grande manifatturiero, l’export è dato in gran parte da prodotti che in Usa non hanno, come il vino, l’olio, i prodotti caseari e non solo. Chi li acquista e ricerca, se anche costano qualche dollaro in più, continuerà a comprarli. Tra l’altro a quali mercati si potrebbero rivolgere gli americani, per risparmiare? I dazi non riguarderanno solo l’Italia».

«Sono più preoccupato per la nostra provincia dal rischio che vengano meno i turisti americani – prosegue Mei –. L’indebolimento del dollaro rispetto all’euro potrebbe scoraggiare le vacanze nel nostro Paese e questo sì avrebbe un impatto sull’economia turistica in Italia e in Toscana in particolar modo».

«Quanto esprime il vice presidente riguardo ai flussi turistici statunitensi è corretto – fa eco il direttore Biondi -, soprattutto in questa fase dove la Maremma inizia a registrare presenze turistiche provenienti dal mercato a stelle e strisce, ricordandoci che sono visitatori che lasciano nel nostro Paese oltre 400 euro di spesa quotidiana pro capite fra soggiorno, servizi turistici ed acquisto di prodotti tipici, oltre la ristorazione, circa il doppio rispetto alla media dei turisti europei, che per ovvi motivi sono maggiormente di casa in Maremma».

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