Home EconomiaReferendum, l’appello al voto della Cgil: “Votiamo 5 Sì per tutelare lavoratori e imprese”

Referendum, l’appello al voto della Cgil: “Votiamo 5 Sì per tutelare lavoratori e imprese”

di Redazione
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Grosseto. “Domenica 8 e lunedì 9 giugno votare Sì per i 5 quesiti referendari è interesse di lavoratrici e lavoratori e anche un interesse delle imprese sane”.

A dichiararlo è Monica Pagni, segretaria provinciale della Cgil di Grosseto.

“Avere lavoratori più tutelati non è mai stata una minaccia per chi fa impresa con passione e rispettando le regole – sottolinea Pagni -. Viceversa, lavoratori precarizzati e per questo sottoposti a ricatto economico sono da sempre lo strumento delle imprese poco trasparenti, quelle che puntano tutto sulla bassa professionalità per abbattere i costi sacrificando chi lavora e incrementare i propri utili. Che è esattamente il motivo per cui nel nostro Paese abbiamo il livello medio dei salari più basso d’Europa associato alla più bassa produttività”.

“L’ultimo rapporto Istat, da questo punto di vista, fornisce un quadro preciso e sconfortante – continua la segretaria. Nonostante i quasi 24 milioni di occupati, l’Italia è il Paese con il più basso tasso d’occupazione in Europa, con i salari reali che negli ultimi 5 anni sono calati del 10.5%, in termini di potere d’acquisto, per effetto della crescita dei prezzi e delle politiche contrattuali bloccate. Non a caso i grandi assenti dal mercato del lavoro italiano sono, ormai cronicamente, le donne e i giovani. Per cui l’occupazione cresce, ma è ‘vecchia’ (over 50) e povera. Un quadro che si aggrava con il fenomeno dei working poor, le persone che pur lavorando sono in condizione di povertà assoluta, passate in 10 anni dal 4,9% al 7,6%; ed in particolare fra gli operai che da poco meno del 9% passano al 14,6%. Sei milioni di lavoratrici e lavoratori, non divanisti scrocconi, che pur lavorando non possono soddisfare i bisogni basilari. Ancora: nel 2024 i morti sul lavoro sono stati 1090, la maggior parte nel sistema di appalti e sub appalti”.

“La Fondazione Nord Est ha verificato che in 11 anni sono emigrati dall’Italia 550mila giovani, la maggior parte laureate e laureati – spiega Pagni -. Al netto dei rientri siamo a quota -377mila, ma il fenomeno è in crescita: solo nel 2024 hanno abbandonato l’Italia 156mila giovani. Un esodo spaventoso legato al lavoro e precisamente a tre aspetti maggiormente rilevanti: il cattivo clima lavorativo nelle aziende italiane, la mancanza di equilibrio tra tempo di vita e tempo di lavoro, la certezza di una retribuzione adeguata. Un fenomeno quantificato in un danno economico i 134 miliardi di euro. A partire da queste premesse i quattro quesiti referendari sul lavoro dell’8 e 9 giugno possono essere riassunti in una sola domanda a cui in coscienza ognuno dovrebbe rispondere: è necessario che la politica prenda atto della immane necessità di rimettere mano alle regole che hanno reso il lavoro in Italia, povero, precario, insicuro?”.

“La condizione del lavoro e dei lavoratori è il risultato di politiche che hanno scommesso sulla competitività a scrocco – continua Pagni -. La via facile per continuare, ed aumentare, i profitti a scapito della comunità. Impoverire il lavoro ha impoverito il Paese. Ha ritardato gli investimenti su tecnologie e innovazione, ha incentivato i servizi a basso valore e marginalizzato la manifattura. Una progressione che ha alimentato la concorrenza sleale tra le imprese sane, dinamiche e innovative e quelle che truccano il mercato attraverso lo sfruttamento del lavoro. Per questo pensiamo che sarebbe interesse anche dell’impresa che i referendum dell’8 e 9 giugno raggiungessero il quorum e il Sì prevalesse”.

“In Italia, e in modo particolare in provincia di Grosseto, che riluce in modo tetro per gli indicatori economici più bassi della Toscana, da anni c’è un’atmosfera cupa, conseguenza di aspettative al ribasso per il futuro e della stagnazione della mobilità sociale. Che grande ventata di aria fresca sarebbe se domenica e lunedì le persone, tante, e soprattutto le donne e i giovani, decidessero che il blitz al mare può ritardare mezz’ora, valutando che il Paese non può perdere questa occasione per rimettere al centro del proprio orizzonte il mondo del lavoro – termina Pagni -. Convinti che anche questa terra deve dare un segnale chiaro rispetto a quel che la aspetta nel futuro”.

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