Home GrossetoVia Almirante, il Pci: “Accettiamo sentenza del Consiglio di Stato, ma non siamo d’accordo”

Via Almirante, il Pci: “Accettiamo sentenza del Consiglio di Stato, ma non siamo d’accordo”

di Redazione
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Grosseto.Prendiamo atto della sentenza del Consiglio di Stato su via Almirante, facendo rilevare che il nostro ricorso non era basato prevalentemente su elementi procedurali che riguardavano l’iter, ma su elementi sostanziali che vertevano su motivazioni di carattere etico e morale”.

A dichiararlo, in un comunicato, sono Daniele Gasperi e la segreteria del Pci di Grosseto.

“La prassi per l’intitolazione di vie, piazze, parchi ecc… prevede che vengano rilasciati pareri e soprattutto si valuti il merito dei personaggi ai quali viene intitolata un’area pubblica, non ci sembra che Almirante possa essere annoverato tra quei soggetti che possano in qualche modo essere ricordati e riconosciuti come esempi da riesumare e dare visibilità per azioni che abbiano portato valori positivi nelle nostre comunità – continua la nota. Anzi, si dovrebbe tenere conto proprio di quello per cui Almirante è stato complice nel ventennio e successivamente nell’azione politica che non lo ha mai visto condannare il sangue versato nella nostra provincia dalla furia nazista legittimata dal Governo e anche dal bando firmato dallo stesso Almirante, appoggiata dai Repubblichini che hanno avuto quel comportamento repressivo e omicida che ha caratterizzato tutto il periodo fascista”.

“Insomma, ci dobbiamo adeguare non per la sentenza, ma per la cultura che si sta diffondendo, ad un profondo revisionismo che parifica chi ha combattuto per la libertà, è stato protagonista della Resistenza, ha sacrificato la propria vita per liberare il Paese o è stato giustiziato barbaramente come gli 83 minatori o deportato nei campi di concentramento, con chi ha fatto vivere sotto una dittatura fatti di privazioni, violenza e guerra il nostro Paese per due decenni – sottolinea il Pci -. ‘La storia la fa il popolo ma la scrive il potere’, per riprendere una citazione di Dario Fo e in questo caso non vi è migliore citazione per rappresentare quanto sta succedendo in Italia. Certo che questa non è solo farina di un solo sacco, ma dobbiamo farcene carico tutti perché se certi atteggiamenti e decisioni vengono prese è per un immobilismo che dal dopoguerra ha voluto costantemente tenere un atteggiamento ‘tollerante’ che ha teorizzato l’apologia sul fascismo come reato, ma che nei fatti lo ha fatto riemergere”.

“Quei provvedimenti normativi presentati e mai portati all’approvazione del Governo che prevedevano l’apologia come reato e punivano chi la praticava sono rimasti nei cassetti grazie all’inerzia e indifferenza di chi non li ha mai voluti approvare. E fa vergogna che in uno Stato ci si ricordi dell’antifascismo che viene usato dalla politica solo come bandiera per questa o l’altra campagna elettorale. C’è un problema etico e morale che viene sepolto con i martiri della Niccioleta, con quelli di Maiano Lavacchio, con Norma Parenti e i civili trucidati o deportati in nome di una riconciliazione che deve esserci, ma solo se si riconosce la Liberazione e chi ha combattuto per la Resistenza e ha costruito le basi di un Paese democratico. Altro è illogico e offende la memoria – termina il comunicato -. Insomma, ormai ci dobbiamo adagiare su un revisionismo che in questa fase è irreversibile e accontentarsi di un antico detto ‘Chi muore in terra giace e chi vive si dia pace’. Se fosse questo la storia, quella fatta da chi ci ha preceduto, non ci ha insegnato nulla”.

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