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Grosseto. “Un proverbio cinese recita: ‘Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito’. Una metafora che ben si presta a descrivere la situazione legata agli impianti a biogas, presenti sul territorio dal 2010. Quindici anni dopo, i problemi persistono: nessuna amministrazione comunale è riuscita ad arginare, figuriamoci risolvere, il problema. Il motivo? Senza un adeguamento delle normative e strumenti più incisivi, tutto rimarrà invariato”.
A dichiararlo, in un comunicato, è Giacomo Gori, capogruppo del Movimento 5 Stelle nel Consiglio comunale di Grosseto.
“Se qualcosa fosse cambiato, lo avremmo già visto. Invece, ci troviamo di fronte al nulla – sottolinea Gori –. È per questo che né manifestazioni, né articoli di giornale, né interrogazioni o protocolli volontari possono da soli rappresentare la soluzione definitiva. Certo, ogni iniziativa è utile e meritoria, e il contributo di cittadini e associazioni è encomiabile. Tuttavia, concentrare tutte le critiche sul sindaco e sui regolamenti comunali, così come sono oggi, è un errore strategico. L’amministrazione ha ragione nel sottolineare la necessità di unità e collaborazione per affrontare una questione così complessa. Questo non significa, però, ignorare che si poteva, e si può, fare di più, ad esempio sul fronte dei controlli e della pressione politica e mediatica. Tuttavia, anche un’azione più incisiva non sarebbe stata risolutiva. L’intervento diretto contro aziende private regolarmente autorizzate rischierebbe, infatti, di esporre il Comune a ingenti richieste di risarcimento danni”.
“Un nuovo strumento per il territorio”
“Nel prossimo Consiglio comunale sarà discussa una mozione per dotare il territorio di un sistema più efficace: il sistema Nose per la segnalazione dei miasmi, già approfondito in commissione con la partecipazione di esperti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) – continua Gori –. Inoltre, un secondo atto solleciterà la Regione Toscana a calendarizzare una proposta di legge ferma da anni, che potrebbe colmare un grave vuoto normativo”.
“La necessità di riconversione”
“Un aspetto fondamentale è che questi impianti, tutti a termine di concessione, devono essere riconvertiti per garantire un futuro sostenibile e rispettoso del territorio. Senza interventi strutturali e una visione a lungo termine, qualsiasi sforzo rischia di rimanere vano. Per questo, oltre a rivedere i regolamenti comunali, serve un impegno collettivo e determinato per affrontare finalmente il problema alla radice – termina Gori -. La sfida è complessa, ma, con strumenti adeguati e una strategia condivisa, è possibile guardare alla luna anziché fermarsi al dito”.

