“La multinazionale Venator di Scarlino oggi minaccia di licenziamento i suoi 270 dipendenti nel caso in cui non ottenga dalla Regione Toscana ulteriori favori che le consentiranno di depositare i suoi rifiuti a costo zero, come ha fatto finora e come può continuare a fare in altri suoi impianti simili in Malesia, dove risolve il problema scaricando i suoi scarti in oceano. Si tratta di 450-500mila tonnellate/anno di rifiuti, che secondo una direttiva europea devono essere trattati a terra”.
A dichiararlo, in un comunicato, è Potere al Popolo di Grosseto.
“Potere al Popolo ha sostenuto lo scorso anno le popolazioni di Campagnatico e Paganico, schierate contro un progetto della Venator di collocare i suoi rifiuti nella cava di Pietratonda, avendo esaurito la precedente cava di Montioni e continuando a ipotizzare non una discarica a norma di legge, bensì un sedicente recupero ambientale – continua la nota -. In altre parole, la Venator proponeva il risanamento di un sito già rinaturalizzato dopo quarant’anni di abbandono, quando invece, sulla base dei dati analitici prodotti dalla stessa Venator, i suoi rifiuti sono capaci di inquinare terreni e falde idriche. Tale società ha sì ottenuto diverse deroghe dalla Regione e dal Parlamento sui limiti di legge in merito alle concentrazioni per poter recuperare tali rifiuti per altri usi, ma non per depositarli nei terreni e a contatto di falde idriche, che in tal modo vengono inquinati. Non è un caso che in ultimo sia stata incaricata la Dda di Firenze, oggi depositaria del procedimento penale che vede indagati diversi responsabili della Venator ed enti coinvolti, e che ha informato la Regione Toscana degli ultimi preoccupanti accertamenti”.
“Come prevedibile è tornato alla ribalta il ricatto posto in essere dalla società e fiancheggiato dai sindacati confederali. La nostra solidarietà va ai lavoratori e alle lavoratrici, cui chiediamo di non cedere a tale ricatto, bensì di unirsi a noi nel richiedere lo stop alle delocalizzazioni, la nazionalizzazione degli impianti e una riconversione della produzione, che garantisca tanto l’occupazione, in un regime di concorrenza leale nel rispetto dei diritti sociali e ambientali – termina Potere al Popolo –, quanto la tutela ambientale e la salute del territorio e di chi lo vive.”

