“Corre l’ obbligo di segnalare l’abbandono della palazzina conosciuta come ex dispensario e prima sede della Comunità montana alla fine degli anni ’70, situata in Valle Aspra“.
A dichiararlo, in un comunicato, sono Daniele Gasperi e Lorenzo Pozzo, della segreteria del Pci delle Colline Metallifere.
“L’immobile è in vendita da diversi anni con scarso successo per l’acquisto e si somma al già sufficiente patrimonio che versa in condizioni di degrado – continua la nota -. È vero che la proprietà sia dell’Azienda sanitaria, regalata nel passato grazie a leggi assurde, ma è altrettanto vero che un bene pubblico non può essere lasciato a marcire come nel caso in questione. Il tutto serve solo a chiudere i bilanci della Asl, dove vengono previste alienazioni che servono a far quadrare i conti, ma che nella realtà rimangono per anni abbandonate, causando situazioni di degrado evidenti. Sarebbe più razionale invece spingere per il rispetto del decoro urbanistico e, nel caso la vendita risulti impossibile come nel caso in questione, pensare anche ad investimenti di carattere sociale, come ad esempio la realizzazione di appartamenti destinati all’emergenza abitativa o a casi di urgenze di carattere socio – sanitario ed in questo una spinta dell’amministrazione comunale potrebbe risultare determinante“.
“Stessa cosa dicasi per l’ex Inam, che risulterebbe tra il patrimonio da alienare da parte dell’Azienda sanitaria – prosegue il comunicato -. Non condividiamo la scelta ed abbiamo proposto soluzioni temporanee alternative come ad esempio la realizzazione di un centro vaccinale o sale di attesa per i parenti con pazienti in sosta al Pronto Soccorso o, infine, punto prelievi, ma se impedirne la vendita risulterà impossibile, è importante che si sappia che il Comune avrà un ruolo determinante poiché l’immobile ha destinazione d’uso sanitaria per cui qualsiasi variante nel suo utilizzo sarebbe soggetta ad approvazione del consiglio. In questo caso il vincolo che potrebbe essere posto potrebbe essere legato a richiedere all’Azienda sanitaria di destinare parte dei proventi alla realizzazione di una struttura utile alla comunità, come ad esempio una farmacia comunale, che produrrebbe effetti positivi e ricadute utili ai cittadini”.
“Intanto, rimaniamo in attesa di sapere e capire cosa succederà per il Monteregio, dove sembra vi siano attenzioni da parte di un imprenditore del nord. Tutto in itinere, da anni quella struttura è lì, inaccessibile e in costante deterioramento e l’utilizzo è vincolato ad aspetti ancora più coercitivi trattandosi di ‘invariante strutturale’, ossia edificio sul quale non possono essere effettuati interventi che ne stravolgano volumetrie ed aspetto, per cui anche in questo caso la vendita non è che un primo e limitato passo rispetto ai costi per il recupero – termina il comunicato –, per cui sarebbe opportuno rivalutare le procedure prevedendo magari una concessione pluriennale a condizione di un recupero che avvenga nel rispetto delle norme ed abbia una destinazione consona alla storia che quell’immobile rappresenta“.

