Nel caos delle città strozzate dal covid due amiche s’imbattono in una storia più grande di loro: il carteggio del Vasari.
Sospesa tra l’esoterismo e l’intreccio amoroso, si dipana così una matassa ricca di colpi di scena attraverso i secoli, che ha per protagonista la memoria. Un segreto si cela nella corrispondenza dell’autore delle “Vite”, la cui vicenda si snoda tra Arezzo, Roma, Firenze e Pisa, in un’alternanza di passato e presente che si confrontano nel labirinto dei ricordi, attraverso la magia di uno specchio. Perché ricordare è divino, ma predire è diabolico.
È singolare l’ultimo romanzo della grossetana Cristina Gimignani, “La lettera e la dama’, edito da Biblos. Totalmente inventato, ma dove la maggior parte dei personaggi interpretano se stessi.
Antonella è infatti Antonella Butelli Zoppas, che dal padre ha sentito raccontare della storia del carteggio. Sullo sfondo, le amiche di sempre, da Grosseto, ad Arezzo, Roma, Prato.
“È stato come giocare a dame da piccole – dichiara l’autrice Cristina Gimignani –: ricordare noi, ragazzine, con le amiche, il liceo, le risate, gli amori. Una Grosseto nascosta, ma che è sempre nel nostro cuore. Anche quando siamo andate via, a vivere in altre città. Io a Roma, Antonella a Treviso, Angelica a Firenze. Il racconto, sempre scritto in prima persona come tutti i miei romanzi, affronta temi delicati, dal carteggio del Vasari alla mnemotecnica di Giordano Bruno, ma solo sullo sfondo, come una luce soffusa, mentre il lettore spero sia avvinto dallo story telling della vicenda amorosa. O dai fantasmi, dalle tradizioni del romanzo storico. Che si basa, in primis, sulla fantasia. Il volume è dedicato a mia madre che mi ha insegnato a sorridere, mentre fuori c’è il temporale. Fondamentale per la pubblicazione dell’opera il contributo di Estra Spa, per il quale ringrazio la sensibilità verso la cultura del presidente Francesco Macrì“.

