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Per avere conto delle effettive conseguenze che la pandemia di Covid-19 (tutt’oggi non conclusa) ha manifestato sulla demografia d’impresa bisognerà sicuramente attendere ancora diversi trimestri.
Quello che per ora rileviamo alla fine del secondo trimestre 2020, periodo contraddistinto da una cospicua porzione della fase del cosiddetto lockdown, è l’atteso e generalizzato calo tendenziale delle sedi d’impresa registrate, calcolato peraltro in un’ampiezza piuttosto contenuta.
In termini congiunturali, dunque, rispetto al trimestre precedente, se ne osserva d’altro canto una crescita: fenomeno che rispetta lo storico andamento ciclico del tessuto imprenditoriale, ma che non era affatto scontata. Infatti, alla poderosa diminuzione delle iscrizioni ha fatto da contraltare un’ancora più imponente calo delle cessazioni, per un trimestre che, a conti fatti, mostra un saldo tra aperture e chiusure più che positivo. Col rallentamento delle attività dovuto al periodo di fermo forzato, non si sono peraltro arrestati né il progressivo processo di capitalizzazione delle imprese locali, né il fenomeno della sostenuta crescita delle unità locali, soprattutto di quelle aventi sede fuori provincia. Riguardo ai settori economici, nell’insieme delle province di Grosseto e Livorno si osserva la riduzione numerica di quelli numericamente più rilevanti (commercio, agricoltura, manifatturiero e, prima volta da molti anni a questa parte, alloggio e ristorazione); mentre si annota la crescita di molti comparti del terziario, logistica esclusa.
Sedi d’impresa registrate
Le sedi d’impresa registrate in Italia a metà 2020 ammontano a poco meno di 6,07 milioni, all’incirca 23mila in meno rispetto a dodici mesi prima, lo 0,4% in termini relativi. Peggiore è l’andamento della Toscana, per il cui livello d’imprese (meno di 410mila) si calcola una perdita abbastanza significativa: -0,9%. Nel complesso, le sedi d’impresa presenti nelle province di Grosseto e Livorno si contano in 61.902 unità, ossia 209 in meno in ottica tendenziale, per un ammanco dello 0,3%; valore dunque in linea con quanto avvenuto in ambito nazionale e nettamente migliore di quello toscano. Presi singolarmente i due territori mostrano un trend simile: Grosseto (-0,3%) fa solo un po’ meglio di Livorno (-0,4%).
Come sovente accade allo scadere del secondo trimestre di ogni anno, anche per il 2020 si riscontrano variazioni congiunturali positive: +0,4% per la Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno (con medesime percentuali per entrambe le province), così come calcolato per l’Italia e +0,2% per la Toscana. Tale andamento sarebbe passato del tutto inosservato in un anno “qualsiasi”, ma non è affatto banale nell’anno del Covid-19 e delle sue conseguenze sul mondo delle imprese: su tutte il periodo forzato di chiusura di una buona “fetta” di attività economiche. In estrema sintesi, il tessuto imprenditoriale nostrano mostra dunque una sostanziale tenuta nei numeri.
Nell’analisi per numeri indice a base fissa, emerge che il livello locale d’imprese continua ad andare di pari passo con quello nazionale: a fine giugno raggiunge i 100,2 punti base (nello specifico 100,9 Grosseto e 99,7 Livorno) e si porta ancora più distante dalla media regionale, che si ferma a 98,8 punti.
Considerando l’andamento della serie relativa alla Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, si può affermare che, almeno dalla metà del 2016 alla metà del 2019, gli scostamenti osservati sono rimasti all’interno di una forbice che a malapena supera il punto percentuale e che, soprattutto, la tendenza era orientata ad una sostanziale stabilità numerica. Dalla seconda metà del 2019 si è cominciata ad osservare una certa tendenza alla diminuzione delle sedi d’impresa registrate; fenomeno già ampiamente anticipato dall’ambito regionale.
Secondo una tendenza già in atto ormai da qualche anno, nel corso del secondo trimestre 2020 è continuata la crescita delle società di capitale, anche se a ritmi inferiori rispetto al passato; al contempo si conferma l’arretramento più o meno sostanzioso delle altre forme giuridiche. Le società di capitale crescono localmente di 2,9 punti percentuali (Grosseto +3,7%, Livorno +2,4%), ossia in maniera più robusta di quanto avvenuto in Toscana (+0,6%) ed Italia (+1,8%).
A causa del lockdown c’è sicuramente stato un rallentamento nel processo di creazione di nuove imprese (come si vedrà meglio nella parte dedicata alla nati/mortalità) così come quello di trasformazione di imprese già esistenti in società di capitale, tale rallentamento pare aver influito in maniera minore nelle dinamiche locali piuttosto che nei livelli territoriali più elevati.
Sedi d’impresa attive
Al 30 giugno 2020 le sedi d’impresa attive iscritte alla Camera della Maremma e del Tirreno si contano in 53.760 unità, ossia 321 in meno rispetto alla medesima data del 2019, differenza che vale il -0,6% in termini relativi, stesso valore messo a segno dalla Toscana ed inferiore a quello nazionale (-0,2%). Nel confronto fra le due province, la perdita subita da Livorno (-0,7%) è peggiore di quella grossetana (-0,5%). Italia esclusa, l’andamento delle sedi d’impresa attive è dunque peggiore di quanto visto per le registrate.
Negli ultimi due anni e mezzo si riscontra una lenta e generalizzata tendenza alla riduzione delle sedi d’impresa attive, il trimestre in esame non fa eccezione, anche se i livelli numerici osservati vedono un buon incremento in termini congiunturali (Maremma-Tirreno e Toscana +0,6%, Italia +0,4%). Il livello di imprese attive rilevato a metà anno è comunque inferiore a quello che si aveva a metà del decennio: il numero indice relativo al territorio della Maremma e del Tirreno, pari a 99,4 punti base, s’inserisce tra quello toscano (98,4) e quello nazionale (99,8, in grafico 2).
Gli andamenti tendenziali degli otto Sistemi economici locali (Sel) che compongono le due province sono orientati quasi tutti al ribasso, anche piuttosto “pesante”: è il caso dell’Amiata grossetano (-1,3%), dell’Albegna-Fiora (-1,2%) e della Val di Cornia (-1,1%). L’unica nota positiva viene dall’Area grossetana, che sperimenta un piccolo ma significativo incremento (+0,2%).
Un pratica quasi nessun territorio può vantare un prolungato periodo di crescita in termini d’imprese attive. Da un lato solo l’Arcipelago livornese e, in minor misura, l’Area livornese; dall’altro le Colline metallifere e l’Area grossetana, mostrano aumenti numerici riconducibili ad un massimo di 5/6 trimestri consecutivi.
Nati/mortalità
Il periodo di lockdown ha influito soprattutto sulla nati/mortalità delle imprese, in maniera più marcata rispetto a quanto si era osservato nel primo trimestre, dato che, nel secondo, i giorni di stop forzato hanno avuto un’incidenza maggiore. Nel periodo aprile-giugno 2020 l’ammontare sia di iscrizioni che di cessazioni risulta ampiamente il più basso nell’ultimo decennio, tanto da risultare all’incirca la metà della media del periodo 2010-2019.
Come abbiamo già avuto modo di scrivere: chi aveva intenzione di creare una nuova impresa, data la situazione, ha ovviamente preferito attendere. Anche se non è possibile ricondurre direttamente al lockdown lo scarso numero di cessazioni, dato che la cessazione si può anche comunicare con un invio telematico di documenti al Registro delle imprese, pur tuttavia molti di coloro che avevano intenzione di terminare la propria attività imprenditoriale hanno probabilmente atteso gli sviluppi della situazione sanitaria nazionale, vuoi per forza e vuoi per una qualsivoglia scelta. Venendo ai numeri, nel trimestre in esame si sono avute 550 iscrizioni (258 a Grosseto e 292 a Livorno) e, al contempo, si sono operate 328 cancellazioni d’impresa (157 a Grosseto e 171 a Livorno), per un saldo positivo di 222 unità (+101 Grosseto e +121 Livorno). Sul piano tendenziale si rileva una poderosa e generalizzata diminuzione delle iscrizioni per la Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno (-39%), così come in Toscana (-45%) ed in Italia (-37%). Crollano dunque i valori dei tassi di natalità trimestrali, che a livello locale passano dagli 1,5 punti percentuali della metà del 2019 agli 0,9 attuali, valore peraltro in linea con quanto calcolato per i più elevati livelli territoriali.
Contestualmente frenano le cancellazioni, in misura ancora più accentuata rispetto alle iscrizioni, almeno a livello locale (-47,6%), mentre altrove hanno variazioni tendenziali un po’ meno evidenti (Toscana -40%, Italia -36%) e, soprattutto, non inferiori alla diminuzione delle iscrizioni. Il tasso di mortalità della somma delle due province si attesta sul mezzo punto percentuale, contro gli 0,7 calcolati altrove e tutti e tre i valori sono, ovviamente, in netto calo rispetto ai livelli raggiunti l’anno precedente. La buona notizia viene dal fatto che, nonostante il periodo sfavorevole alla creazione d’impresa, il saldo fra iscrizioni e cessazioni è alla fine positivo, cioè non si modifica quella costante della demografia d’impresa che caratterizza il secondo trimestre di ogni anno. Tutto ciò genera tassi di crescita trimestrali positivi: 0,4% per la Camera di Commercio della Maremma e Tirreno, la metà per i territori di benchmark.
Settori economici
Passando alle variazioni tendenziali per settori (sedi d’impresa registrate), si osserva la diminuzione numerica dei due numericamente più rilevanti: più pesante e per certi versi attesa quella del commercio (-1,9%), più contenuta per l’agricoltura (-0,5%). A questi vanno aggiunti i “passi indietro” del manifatturiero (-0,8%) e, per la prima volta da diversi anni a questa parte, dell’alloggio e ristorazione, seppur di lieve entità (-0,1%). Si rileva per contro l’ormai confermata fase di ascesa numerica delle imprese delle costruzioni (+0,8%) così come più in generale di tutti i comparti del settore terziario, con l’importante esclusione della logistica (trasporto e magazzinaggio, -0,9%).
Volgendo l’attenzione agli ultimi quattro anni, i settori che hanno evidenziato una costante crescita sono stati solo l’alloggio e ristorazione e, in misura assi inferiore, il primario. Per tutti gli altri si rilevano quasi solo arretramenti numerici, in particolare per manifatturiero e costruzioni, anche se queste ultime, come visto sopra, mostrano un cambio di rotta a partire dal secondo trimestre 2019.
Molti degli altri comparti del terziario appaiono d’altro canto in costante crescita: le attività professionali, scientifiche e tecniche, gli altri servizi e, soprattutto quello “promiscuo” del noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese, che ha evidenziato variazioni estremamente positive soprattutto nella prima parte del periodo considerato. Le attività immobiliari e la logistica hanno invece evidenziato un andamento opposto, seppur la prima pare aver “invertito la rotta” nello stesso momento in cui lo hanno fatto le costruzioni.
Unità locali
A fine giugno 2020 le unità locali registrate ammontano a 15.886 (7.255 ubicate in provincia di Grosseto e 8.631 in quella di Livorno), delle quali 9.579 aventi sede in provincia e 6.307 fuori provincia. Anche se non sostanziosa come nei trimestri precedenti, si rileva comunque una rinnovata crescita tendenziale delle unità locali aventi sede fuori provincia (+2,1%) e ad una più contenuta di quelle con sede in provincia (+0,3%); nel primo caso il fenomeno si riscontra anche altrove, mentre nel secondo caso va rilevata una sostanziale stabilità in Toscana (-0,1%). Con la crescita delle localizzazioni si “argina” la perdita in termini di sedi d’impresa sopra commentata: la somma di sedi d’impresa e unità locali presenti nel registro della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno arriva così a 77.788 unità, valore che in un anno è solo lievemente diminuito (-0,1%), confermando una variazione in linea con quanto accaduto a livello nazionale e superiore a quella regionale (-0,6%).
Il livello di “plurilocalizzazione” delle due province è in crescita (0,26 unità locali per ogni sede contro le 0,25 dello scorso anno) e continua a restare più elevato sia della media regionale (0,24), sia di quella nazionale (0,21).
“Mi preme innanzitutto sottolineare un fatto positivo: la stagione turistica in corso sta dando nelle nostre zone risultati soddisfacenti ed ha superato i forti timori iniziali – commenta il presidente della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, Riccardo Breda -. Con una nota di ottimismo, vorrei augurarmi che questo trend possa proseguire anche nei mesi futuri e trascini con sé tutto l’indotto, quell’economia del mare così importante per il territorio livornese e maremmano”.
“Tuttavia – prosegue Breda – non si possono dimenticare altri settori che invece stanno subendo una crisi più accentuata. Il nostro report riporta i dati relativi ai mesi da aprile a giugno: vedremo in seguito cosa accade, ma è indubbio che gli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19 li registreremo nei prossimi lavori. Inoltre, mentre all’inizio dell’estate speravamo di lasciarci definitivamente alle spalle la pandemia, adesso lo scenario è cambiato. Il virus è purtroppo sempre tra noi e tutti, imprenditori e cittadini, dobbiamo mantenere alta l’attenzione, attenendoci scrupolosamente ai protocolli di sicurezza per non dover essere costretti a chiudere di nuovo, con effetti che, non solo per il sistema economico, sarebbero devastanti”.

