Il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ha scritto una lettera al presidente della Regione, Enrico Rossi, sulla situazione economica in seguito all’emergenza Coronavirus.
“Mi sono permesso di scrivere al governatore della Toscana Rossi il mio pensiero – spiega il sindaco -. Un altro di tanti pensieri che arricchiranno le mie giornate lavorative in attesa che qualcosa si muova. La lettera a Enrico Rossi è stata scritta a seguito della riunione del Tavolo attività produttive e commercio, coordinato dall’assessore Riccardo Ginanneschi, nell’ambito del Nucleo Fenice, strumento pensato da questa amministrazione per programmare la ripartenza post-virus“.
“Ecco i contenuti affrontati nel corso della riunione e che ho riportato nel documento a tutela del piccolo commercio e dei ristoratori – continua Vivarelli Colonna -. I vincoli dettati a livello nazionale esistono e sono più che sufficienti. La disomogeneità dell’applicazione delle normative sulla sicurezza rischia di creare ulteriori disagi e danni. C’è veramente bisogno di ulteriori restrizioni difficilmente attuabili? Ma poi su quali basi scientifiche, a maggior ragione in una regione, come la Toscana, in cui il numero dei contagi è inferiore a molte altre realtà?“.
“Concentro le mie attenzioni sull’ordinanza numero 38 del 18 aprile della Regione Toscana anche sulla base dei numerosi appelli degli operatori del commercio, soprattutto di Ascom Confcommercio e della categoria della ristorazione, che mi stanno contattando in queste ore in preda a legittima disperazione – sottolinea il sindaco -. L’aumento, rispetto alle disposizioni nazionali, della distanza interpersonale a 1,80 metri fra lavoratori e fra clienti rischia di essere il colpo finale per le nostre attività produttive (http://toscana24.ilsole24ore.com/…/distanza-metri-illegitti…) Una distanza che varrebbe addirittura per i mercati all’aperto. Stesse perplessità anche per l’indicazione della sistemazione (‘ove possibile’, come espresso nel provvedimento) dei pannelli di separazione tra lavoratori e clienti alle casse e sui banchi, che non è certo un’ipotesi praticabile nei negozi di vicinato. Si vanno a caricare ulteriormente le attività commerciali, con prescrizioni onerose (basti pensare alla necessità di acquisto di mascherine per gestori e dipendenti), tra l’altro senza un corrispondente sostegno economico. Questi sono aumenti dei costi di produzione, chi se li deve sobbarcare? Se si blocca per decreto il tessuto produttivo, lo Stato, o la Regione, deve compensare le perdite reddituali con misure reali”.
“La sicurezza deve essere al primo posto, siamo tutti d’accordo e solo uno stolto non lo sarebbe. Nessuno vuole mettere a rischio i dipendenti o i clienti delle attività, vogliamo rilanciare il commercio e sappiamo che presupposto imprescindibile è l’uscita dalla crisi sanitaria. Su questo nessun dubbio, ma con quale modalità e con che tipo di gradazione? Ma ci vuole un po’ di buon senso, e consentitemi anche un po’ di esperienza nel settore, per rendere sostenibile la pianificazione della Fase 2. Altrimenti il rischio vero è che si trasformi nella fase ancora successiva, quella cioè della cessazione attività per la maggioranza dei nostri operatori – termina Vivarelli Colonna -. Ascoltiamo gli operatori, le categorie, i sindaci. Ascoltiamo le persone che lavorano davvero e che di lavoro si intendono, un po’ di umiltà e di capacità di ascolto, allora sì che, tutti uniti, ripartiremo con l’intelligenza e la saggezza del buon padre di famiglia“.
Ecco il testo integrale della lettera inviata dal sindaco al presidente della Regione:
“Preg.mo Presidente Rossi
premesso che vincoli dettati a livello nazionale sono a mio giudizio più che sufficienti, non c’è bisogno di ulteriori restrizioni non agevolmente attuabili, a maggior ragione in una Regione – come la Toscana – in cui i numeri dei contagi è fortunatamente inferiore a molte altre realtà.
Con mia grande sorpresa, dopo che nella videoconferenza di sabato 18 aprile us.,alla quale ho partecipato io stesso, Lei ha affermato di voler coinvolgere i vari soggetti Istituzionali attraverso Tavoli territoriali (Patto di responsabilità per la sicurezza e la ripresa) per la definizione delle norme di sicurezza, ha firmato nello stesso giorno l’ordinanza della Regione Toscana numero 38 del 18 aprile 2020 nella quale ha stabilito invece prescrizioni a mio giudizio: inattuabili, insostenibili ed inaccettabili per le attività commerciali ed il settore della ristorazione.
Ad esempio l’aumento – rispetto alle disposizioni nazionali – della distanza interpersonale a 1,80 metri fra lavoratori e fra clienti rischia di sferrare il colpo finale per tali attività. Una distanza richiesta anche per i mercati all’aperto e da Lei suggerita, addirittura, al Presidente del Consiglio.
Stessa perplessità vale anche per l’indicazione della sistemazione (‘ove possibile’) dei pannelli di separazione tra lavoratori e clienti alle casse e sui banchi, che non è certo un’ipotesi praticabile nei nostri negozi di vicinato. Tutto ciò deve essere contestualizzato in Toscana, 11esima regione per contagi, ma – per Sua volontà – con regole più ferree che nel resto d’Italia: il rischio è di far collassare l’economia locale.
E indubbio che in questo modo le attività commerciali e di ristorazione saranno ulteriormente caricate da prescrizioni onerose (basti pensare che già l’acquisto di mascherine per gestori e dipendenti graverà sulle casse delle attività commerciali), tra l’altro senza un corrispondente sostegno economico. Sostegno che neanche i Comuni potranno dare, perché non vengono erogate risorse dal Governo centrale.
È fuor di dubbio che la sicurezza debba essere al primo posto e nessuno vuole mettere a rischio i dipendenti o i clienti delle attività, ma se vogliamo che il commercio sopravviva il principale presupposto è uscire dalla crisi sanitaria.
Buon senso e esperienza nel settore possono contribuire a rendere sostenibile la pianificazione della Fase 2: altrimenti il rischio è che si trasformi nella Fase della cessazione attività per la maggioranza dei nostri operatori. È perciò imprescindibile ascoltare gli operatori, le categorie produttive, i Sindaci che hanno la responsabilità dell’Ente territoriale più vicino ai cittadini, alle attività commerciali, agli operatori economici”.

