Grosseto. Lunedì 7 settembre Tindara Rasi presenterà il suo ultimo romanzo “La serie franta degli interni”, nella sala Pegaso nel palazzo della Provincia di Grosseto, in piazza Dante, a partire dalle 17.30, con successivo firmacopie. Insieme alll’autrice, ci sarà Marco Bonazia, del personale della Prefettura. Le letture sono affidate a Irene Paoletti, attrice e performer.
Il romanzo, un poliziesco letterario, si sviluppa come cerchi d’acqua in una vasca siciliana: la caduta di una semplice pietra apre varchi temporali e scatena eventi. Inizia un’indagine poliziesca strutturata attraverso punti di vista divergenti e connessioni imprevedibili, come i link della rete informatica. Un viaggio allegorico tra stili differenti, sulla falsariga di Italo Calvino e il suo “Se una notte un viaggiatore”, e vicende che si ampliano e si restringono, e che forse solo alla fine troveranno il giro di volta che riavvolgerà il nastro e svelerà l’insieme.
L’eco dell’origine: la narrativa circolare di Tìndara Lanza de’ Rasi
La nuova novella poliziesca di Tìndara Lanza de’ Rasi, “La serie franta degli interni”, casa editrice Kimerik, si colloca in una zona di confine tra indagine e allegoria, tra memoria etnografica e destrutturazione scritturale.
L’immagine fondativa è quella delle jìbbie sicule, micropiscine di pietra in cui l’acqua genera cerchi concentrici dopo un urto minimo. È proprio questa dinamica a strutturare l’opera: una scaglia di fillade cade nel lavatoio di una persona qualunque e produce un sistema di increspature narrative. La trama si frantuma in storie dentro storie, secondo un principio di entrelacement che rifiuta la linearità cronologica.
La scrittura procede per onde di ritorno: talvolta per rarefazioni, talvolta convergendo verso un centro unico che genera collisioni prospettiche. Il parallelo con Internet è esplicito: l’esperienza ipertestuale degli hyperlinks diventa metafora degli strati plissettati della mente e della vita umana.
Giornalista e insegnante, Lanza de’ Rasi porta nella narrativa il rigore dell’analisi e la sensibilità artistica. La sua produzione precedente — dall’agiografia “La santità nella Maremma grossetana” al romanzo “L’ibiscus stava fiorendo” — testimonia una costante attenzione all’origine spirituale degli eventi.
In questa nuova opera, l’inchiesta, portata avanti da un ispettore annoiato, si configura come una vera e propria mise en abîme: non interessa il fatto, né la conclusione dell’indagine, ma la sua contorta e letteraria gestazione. Non l’evento, ma il primo vagito che ne ha decretato la nascita. È in questa tensione verso l’origine che la scrittura dell’autrice trova la sua cifra più autentica.

