“Sul caso del licenziamento del sindaco di Monterotondo Marittimo dal Comune di Piombino, che neppure è un licenziamento, visto che tornerà semplicemente a lavorare nel Comune di Gavorrano, vogliamo sapere quale sia la posizione del candidato governatore della sinistra, Eugenio Giani: sta dalla parte di chi è andato a lavoro 8 volte negli ultimi 4 mesi, o dalla parte del sindaco Ferrari che ha agito con equità e rispetto della meritocrazia?”.
Così Francesco Torselli, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia.
“Abbiamo letto – spiega Torselli – della Cgil che si straccia le vesti, ma a questi sindacati buoni solo a difendere i privilegi degli amici siamo abituati; piuttosto ci piacerebbe sapere quale sia la Toscana che ha in mente Eugenio Giani: una regione fondata sul merito e sul rispetto del denaro pubblico, o una fondata sulle tessere di partito?”.
“A Francesco Ferrari – conclude Torselli – rinnovo la mia stima, personale e di tutto il partito per aver dimostrato ancora una volta che gli uomini di Fratelli d’Italia hanno un grandissimo rispetto per le istituzioni e per i soldi dei cittadini, che devono essere investiti per la comunità, non regalati o sperperati”.
“Giacomo Termine non è stato licenziato perché tornerà a lavorare per il Comune di Gavorrano. Il provvedimento del sindaco di Piombino Ferrari è giusto ed equo. Termine nel periodo di prova a Piombino ha usufruito di talmente tanti permessi per impegni politici che in un anno su 250 giorni lavorativi si è presentato soltanto una sessantina di volte. Ogni datore di lavoro deve valutare la produttività dei dipendenti e l’effettiva necessita di averli in organico. A maggior ragione deve farlo chi gestisce soldi pubblici – dichiara il Consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi -. Quindi bravo il sindaco Ferrari per aver fatto emergere chi si nasconde nei posti pubblici per fare invece un altro tipo di attività, differente da quella per cui è stato assunto e pagato dai contribuenti. Un buon governo di destra abolirà anche questi privilegi che negli enti pubblici, le Asl e altri enti intermedi della Toscana sono diventati un’abitudine per la sinistra. Basta con i ‘compagni’ mascherati da dipendenti pubblici, va eliminata la degenerazione della commistione fra sinistra e posti pubblici che è possibile solo nei sistemi dove non c’è alternanza di governo da troppi anni”.
“Innanzitutto – commenta Fabrizio Rossi, portavoce provinciale di Fratelli d’Italia –, nessuno ha licenziato il dipendente Giacomo Termine. Il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, ha solamente applicato la norma prevista dal contratto collettivo di lavoro per i pubblici dipendenti“.
“Infatti – prosegue Fabrizio Rossi –, se un lavoratore è in prova presso un datore di lavoro, e Giacomo Termine risulterebbe in questo stato contrattuale, in quanto era in prova presso il Comune di Piombino dal dicembre 2018 proveniente dal Comune di Gavorrano. Se poi quest’ultimo, per svariate motivazioni previste dal contratto di lavoro, ma di quelle parlerò più avanti, non supera il periodo previsto dalla Legge, bene ha fatto il sindaco di Piombino a rimandare al mittente il lavoratore“.
“Quello che dà più fastidio – dichiara l’esponente provinciale di Fratelli d’Italia –, non a me personalmente, ma alla maggior parte dei lavoratori in genere, è che il Pd e la Cgil, come al solito, strumentalizzino politicamente l’intera vicenda, facendo passare Giacomo Termine per un martire crocefisso da un sindaco di destra“.
“Quest’ultima cosa – tuona Fabrizio Rossi – proprio non è accettabile. Se fosse capitato a un qualsiasi lavoratore, e non al segretario del Pd grossetano, avrei voluto vedere se la levata di scudi di certa parte politica sarebbe stata la stessa“.
“Francesco Ferrari – prosegue Rossi – ha agito con equità, secondo legge e soprattutto nel rispetto del mandato ricevuto da cittadini del comune che amministra come sindaco. Termine, come dipendente comunale, nell’anno appena passato ha lavorato un periodo davvero troppo esiguo per poter essere valutato ai fini del periodo di prova. Lo stesso giustamente, perché lo consente la legge, essendo quasi sempre impegnato istituzionalmente e politicamente in molteplici incarichi, in quanto sindaco del comune di Monterotondo Marittimo, presidente dell’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere, presidente della Conferenza dei sindaci Asl Toscana Sudest, e altro ancora, di fatto non era quasi mai presente a lavoro“.
“È una questione di equità – afferma Fabrizio Rossi – e anche di rispetto nei confronti di tutti i lavoratori che la mattina si alzano per andare a lavorare. Termine sapeva benissimo di essere nel periodo di prova e quindi poteva andare incontro a una non conferma. Anzi, avrebbe usufruito di tutti i permessi possibili, senza alcun limite, senza nemmeno provare a conciliare il proprio impegno lavorativo presso il Comune di Piombino con gli incarichi istituzionali“.
“Come era un diritto per Giacomo Termine assentarsi – conclude Fabrizio Rossi –, era altresì un diritto, quello esercitato dal Comune di Piombino, di non confermare la posizione del lavoratore, e pertanto non licenziare Termine, come da qualcuno male informato, ma rimandare lo stesso a lavorare presso il datore di lavoro dal quale era arrivato, in questo caso il Comune di Gavorrano“.

