Home GrossetoEconomia GrossetoLavoro, la Cgil: “Boom del precariato, calano i contratti. La Maremma è sul baratro”

Lavoro, la Cgil: “Boom del precariato, calano i contratti. La Maremma è sul baratro”

di Redazione
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«Nel 2018 in provincia di Grosseto, su uno stock di 93.000 occupati totali – attacca Claudio Renzetti, segretario della Cgil –, ci sono stati 57.000 nuovi avviamenti al lavoro. A essere ottimisti, solo un 5-7% di questi erano contratti a tempo indeterminato. E traslando le percentuali nazionali sul territorio, sempre di quei 57.000 nuovi avviamenti al lavoro, il 20% ha lavorato meno di un mese e il 5% solo per un giorno con contratti a chiamata, voucher, collaborazioni occasionali. Sempre lì dentro ci sono circa 4.500/5.000 contratti di apprendistato, che come abbiamo recentemente spiegato spesso non sfociano in contratti a tempo indeterminato. Bisogna poi considerare che dei 36.000 posti di lavoro stabili, in questi anni di crisi sono molto aumentati i “part time involontari”. Soprattutto per le donne.

Questo significa che, nella nostra provincia, sotto il profilo occupazionale la situazione si sta davvero avvicinando alla soglia del non ritorno. Con un impoverimento del mondo del lavoro che di fatto sta rendendo strutturale la precarizzazione. Un problema enorme sul quale dobbiamo mettere le mani, anche perché, pesando sull’altro piatto della bilancia i 66.611 pensionati (2018), l’invecchiamento della popolazione, il drastico calo demografico e un tasso di natalità bassissimo, il rischio concreto che corriamo è che nel giro di pochi anni sul nostro territorio non ci siano più le condizioni per tenere in equilibrio scuola e sanità pubbliche. Con analoga valutazione per il sistema pensionistico sul piano nazionale. Non è una previsione catastrofista, ma purtroppo realistica.

Questi ultimi dati della Regione Toscana sui nuovi avviamenti, d’altra parte – chiosa Renzetticonfermano l’analisi che abbiamo fatto come Cgil sulla precarizzazione avanzante nel mondo del lavoro: con l’evoluzione dei fenomeni di caporalato in agricoltura in nuove forme border line. L’utilizzo improprio di apprendistato e tirocini per avere manodopera a basso costo. L’aumento dei contenziosi successivi al licenziamento per il mancato versamento del nero pattuito. Oggi i “lavoretti” sono una marea montante che sta mettendo in minoranza il lavoro serio, contrattualizzato ed equamente retribuito.

È anche in base a questa analisi di prospettiva, che la Cgil di Grosseto ha capito che la disarticolazione del mercato del lavoro ci imponeva un cambio di passo. Che in futuro le tradizionali categorie dovranno sempre più integrare il loro lavoro in una cornice di confederalità, conseguenza della trasversalità sempre più marcata delle professioni. Per questo abbiamo deciso di configurarci sempre più come “sindacato di strada”, facendo la scelta di presidiare più assiduamente i luoghi di lavoro per meglio rappresentare lavoratori che modificano costantemente mansioni e competenze.

Per farmi capire – spiega Renzetti, oggi non ha più senso contrattare solo per gli infermieri un costo più basso della mensa o di un parcheggio vicino all’ospedale. E non fare altrettanto per gli impiegati esterni delle ditte di pulizie o manutenzioni vincitrici di appalti della Asl. Si tratta infatti di lavoratori che hanno gli stessi bisogni pur avendo mansioni diverse, ma riconducibili a un unico ambiente lavorativo.

In questo contesto di vorticoso cambiamento – aggiunge il segretario della Cgil abbiamo elaborato ben 54 progetti specifici, riconducibili alla “filosofia del sindacato di strada”, che sin dalle prossime settimane entreranno a far parte della nostra cultura organizzativa e operativa all’insegna della “contrattazione inclusiva”. Trasversalmente alle categorie.

Sul manifatturiero, che riteniamo strategico per il rilancio produttivo, ad esempio, l’idea è di promuovere un progetto dedicato alla “Zona industriale nord”. Creando un luogo fisico dove mischiare i colori delle tute e delle vestaglie; sperimentare una nuova contrattazione di “sito produttivo”; essere presenti per garantire le domande di tutela individuale più semplici; assicurare una presenza qualificata per le pratiche specializzate con Inca, Caaf e Uvl.

Abbiamo poi individuato delle “nuove frontiere”, per tutelare adeguatamente i Raiders, i lavoratori dell’e-commerce e i consegnatari di pacchi. Ma anche progetti di contrattazione inclusiva nei porti della provincia, in modo da seguire la crescita delle attività riconducibili alla nautica.

Mentre per quanto riguarda il mercato del lavoro in agricoltura, ci siamo dati l’obiettivo di individuare luoghi pubblici per l’incrocio della domanda e dell’offerta lavorativa, organizzare trasporti che sottraggano i lavoratori al caporalato, e loro assistenza a tutto tondo.

Insomma – conclude Renzetti, la Cgil è decisa a rimanere in campo come e più di prima. Ma con strumenti diversi, più flessibili e soprattutto più adeguati a contrastare il processo di precarizzazione di questi lunghi anni di crisi».

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