La Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza della sezione tributaria n. 15475 del 13 giugno 2018, ha qualificato, ai fini del trattamento tributario, come “commerciale” l’attività di gestione di un bar da parte di un ente “non lucrativo quando tale prestazione non è strumentale al raggiungimento dei fini istituzionali dell’ente anche se svolta esclusivamente in favore degli associati“.
“Da sempre combattiamo la concorrenza sleale che proviene, tra l’altro, da circoli privati – spiegano da Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Confcommercio – con le finalità più disparate, in campo sociale, culturale, sportivo-ricreativo, etc., lamentando il differente regime amministrativo-fiscale che penalizza gli operatori di pubblico esercizio italiani. Questa sentenza va considerata un grande risultato per tutta la categoria“.
Tra le “battaglie” associative si ricorda la recente campagna lanciata da Fipe dal titolo emblematico #stessomercatostesseregole.
“Il pronunciamento nel merito della Suprema Corte di Cassazione apre la strada alla soluzione di un annoso problema, molto sofferto anche in Maremma, di concorrenza sleale da parte dei cosiddetti ‘circoli privati’ – aggiunge il presidente di Fipe Confcommercio Grosseto, Danilo Ceccarelli – come delle innumerevoli sagre, nei confronti dei ristoranti e dell’intero settore dei pubblici esercizi. Anticipo che la nostra associazione farà richiesta a tutti i Comuni della provincia di applicare i principi sanciti dalla sentenza in oggetto e di vigilarne il rispetto, dotandosi di un apposito regolamento ed effettuando puntuali controlli sul territorio”.

