Home Castiglione della Pescaia“Anche gli Etruschi vanno al mare”: incontro sugli antichi maestri orafi

“Anche gli Etruschi vanno al mare”: incontro sugli antichi maestri orafi

di Redazione
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Il piazzale Maristella, sul lungomare di via Roma, a Castiglione della Pescaia, questa sera, alle 21:30, ospiterà l’incontro sull’oreficeria etrusca dal titolo: “La notte d’oro di Vetulonia – Anche gli Etruschi vanno al mare“.

Sì, scendono verso il mare gli Etruschi che popolarono la celebre collina che ancora oggi si leva sulla sponda settentrionale di quello che fu l’antico lago Prile, dove attraccavano al riparo delle correnti del mare le navi cariche di beni destinati a soddisfare la sete di ricchezza e di esibizione del potere dei Principi del Tirreno. Scendono verso quei porti dai quali giunsero, e ascesero il colle, quei maestri orafi che abbandonarono le terre di Siria per abitare una terra d’occidente alla quale insegnarono i segreti della loro arte, dando vita a botteghe che produssero i più grandi capolavori dell’oreficeria antica.

Simona Rafanelli, direttore del Museo civico archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, accompagnerà Giovanna Mandara, archeologa dell’Università di Perugia, e Francesca Paris, archeologa del museo “Falchi” di Vetulonia, nel raccontare le tecniche orafe utilizzate dai maestri artigiani orientali e poi dai discepoli etruschi per realizzare veri e propri capolavori di oreficeria antica.

Vetulonia, città dell’oro. Questa la fama della celebre città etrusca sulla sponda del Prile. Collane, diademi, orecchini di fogge fantasiose, anelli, fibule (spille), pendagli, fermatrecce e spilloni per capelli adornano il corpo di principi e principesse, esibiti durante le feste, i banchetti, i ricevimenti allestiti nel corso della vita o destinati a formare il corredo funebre da sfoggiare persino di fronte agli dèi della morte, allo scopo di mostrare l’elevato rango sociale del defunto e di guadagnarli un posto di rilievo anche nell’Aldilà.

Le tecniche della filigrana, della godronatura, della granulazione si affiancheranno allo sbalzo e alle tecniche proprie della bronzistica, già conosciute agli artigiani etruschi, e diventeranno dominanti nel settore orafo per decorare ogni forma di monile gradito ai Principi di Vetulonia e alle loro consorti.

Dalle fosse scavate alle pendici del tumulo monumentale di terra che ricopriva la tomba regale a tholos della Pietrera, che ha restituito frammenti di statue maschili e femminili in pietra atteggiate nel gesto del compianto funebre, opera anch’esse di maestri scalpellini siriani, provengono gioielli in oro di incomparabile pregio e manifattura, quali gli alti bracciali a fascia in sottili lamine auree raccordate da filigrana, decorati da testine femminili a sbalzo, e le collane composte da grani o da pendenti con identiche testine femminili sbalzate, rappresentate di prospetto e pettinate con treccine hatoriche (di tipo ittita) desinenti a ricciolo, che riproducono verosimilmente il volto di Ishtàr (Astarte), la dèa fenicia dell’amore e della bellezza corrispondente alla greca Afrodite, alla Venere romana e all’etrusca Turan.

Una dèa che conserva ancora i tratti orientali di divinità materna, che presiede alla fertilità della donna e della terra, capace di donare la vita anche dopo la morte terrena e dunque dèa che accompagna il defunto nella sua ultima dimora per assicurargli la continuità della vita oltre la morte.

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