“Personalmente da molto tempo sono propenso a discutere di fascismo e antifascismo soltanto dal punto di vista storico, a maggior ragione oggi che i protagonisti dell’epoca, rimasti in vita, sono vicini alla venerabile età dei 90 anni, e non più disponibili a strumentalizzazioni di comodo da ambo le parti. La storia va scritta e discussa nel bene e nel male, affinchè sia patrimonio comune senza fantasiose ricostruzioni”.
A dichiararlo è Moreno Bellettini, ex consigliere comunale e provinciale del Msi.
“Detto quanto sopra, visto le polemiche di questi giorni, polemiche innescate dai baldi giovani dell’Anpi e da qualche comunistello più che nostalgico, abitualmente in cerca di spazio a sinistra tentando di raggiungere una poltrona o uno sgabello – continua Bellettini -. Ma ritornando all’Associazione partigiani, una associazione che vive da sempre grazie ai massicci finanziamenti elargiti direttamente o indirettamente dallo Stato, dalle Regioni e dai Comuni, soldi prelevati dalle tasse di tutti gli italiani, neofascisti, neopartigiani e neoniente, facciamoci una domanda: ma questi ‘personaggi’ che non erano nemmeno nati durante il periodo fascista continuerebbero a fare i neopartigiani comunisti se non ricevessero soldi pubblici? ‘Abbaierebbero’ gratis? Mi permetto di dire ‘abbaierebbero’ perchè, a onor di logica, i soldi degli italiani dovrebbero essere usati per la pacificazione nazionale (mai raggiunta e da qualcuno mai voluta a oltre 70 anni dalla fine della guerra) e non a fomentare odio strumentalizzando fatti già ampiamente argomentati e chiariti quali casuali o inesistenti, come il cosiddetto ‘bando Almirante’, uscito guarda caso dopo una avanzata elettorale Missina“.
“Premesso che nessuno ha visto Giorgio Almirante scorrazzare in nessuna parte della nostra provincia o in qualsiasi parte d’Italia durante la guerra civile, il suo ruolo durante la Repubblica Sociale Italiana era di segretario del ministro delle poste e telecomunicazioni, chi lo dice è in malafede o l’erede continuatore delle molte invenzioni e falsità dei partigiani comunisti documentate molto bene nei libri del ‘compagno’ scrittore Pansa – spiega Bellettini -. Veniamo al bando : Il bando di cui parla l’Anpi era un bando comune a tutti gli eserciti in guerra, nella fattispecie era un bando di propaganda indirizzato a renitenti, sbandati e partigiani, con l’invito a presentarsi alle forze armate della Rsi entro il 25 giugno 1944. Dava la possibilità a chi si presentava di evitare la fucilazione. Il bando era notissimo, citato successivamente su tutti i libri di storia della guerra civile, tale bando fu chiamato ‘del perdono’ perchè proponeva una specie di amnistia, se pur a tempo. Grazie a quel bando, il Generale Graziani a guerra finita ottenne dal tribunale giudicante delle attenuanti generiche determinanti. Quel bando era stato emanato pubblicamente e notoriamente da tre personaggi: Mussolini ,Graziani, Pisenti, Ministro della giustizia, non poteva portare altre firme ed era pubblicato sulla gazzetta ufficiale del governo della Rsi“.
“Almirante, quale segretario del ministro delle poste e comunicazioni, ministero con la sua struttura abilitato a inviare i testi di qualsiasi bando a tutte le prefetture con l’invito a far stampare e divulgare, avrebbe potuto soltanto firmare la lettera di accompagnamento con le istruzioni. Se firmava il manifesto, oltre che coprirsi di ridicolo, visto i tempi, sarebbe stato spedito davanti al plotone di esecuzione, sarebbe stato fucilato e non fucilatore. Condividendo la proposta di intitolare una via a Giorgio Almirante, politico integerrimo ancora oggi odiato perchè amante della verità, un uomo fiero del suo passato, nostalgico del futuro, un anticomunista al servizio dell’Italia – termina Baccetti -. Concludo riportando un breve passaggio del suo ultimo intervento alla Camera dei Deputati del 21 aprile 1987 ‘Pensiamo che sia venuta l’ora per riconoscersi in una repubblica diversa, adeguata alle necessità dei tempi, in una repubblica che sappia davvero rappresentare il punto di incontro tra tutti gli italiani’”.

