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Il secondo trimestre del 2017 conferma l’andamento già osservato in precedenza: ad una lieve frenata dello stock imprenditoriale livornese, che pare aver definitivamente esaurito lo slancio mostrato fino a metà 2016, fa da contraltare il permanere dell’espansione grossetana.
Proprio grazie all’andamento della provincia maremmana, nel loro complesso i due territori crescono in maniera più cospicua rispetto all’aggregato regionale ed in linea con quello nazionale. A metà 2017, il totale di sedi d’impresa più unità locali presenti nel registro della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno si attestava a 77.363 cellule produttive.
Imprese registrate
A fine giugno, le sedi d’impresa ammontavano a 62.131 unità, 38 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per una crescita percentuale minima, pari allo 0,1%. In termini di variazioni tendenziali, il nostro territorio fa meglio della media delle province toscane (-0,2%), non di quelle italiane, per le quali si calcola un aumento dello 0,2%. Tale crescita è tutta da imputare all’andamento grossetano (+0,3%, ossia la variazione più alta fra le province toscane), in quanto le imprese livornesi subiscono una lieve flessione: 40 unità in meno in termini assoluti e -0,1% in termini relativi. Come sovente accade allo scadere del secondo trimestre di ogni anno, anche in questo caso si riscontrano variazioni congiunturali positive: +0,6% per la CCIAA della Maremma e del Tirreno (Grosseto +0,7%, Livorno +0,4%), +0,5% per Toscana ed Italia.
Proprio nel corso del primo semestre 2017, si è arrestato quel trend espansivo cominciato a partire all’inizio del 2014 per Livorno e si è solo leggermente affievolito a Grosseto, territorio in cui la crescita si evidenzia dalla metà del 2015.
Considerando l’andamento ciclico del tessuto imprenditoriale locale e ipotizzando che la forte spinta alla crescita osservata nel 2015 si riverberi con sempre minor forza negli anni successivi, a parità di altre condizioni il 2017 potrebbe risultare un anno caratterizzato da una scarsa crescita imprenditoriale in entrambe le province, soprattutto in quella di Livorno, la quale già nel 2016 aveva dato segnali in questo senso.
Il territorio si è lasciato alle spalle il lungo periodo di riduzione numerica post crisi economica, pur con sofferenza e mantenendo insoluti alcuni nodi di fondo. Solo in tempi recenti ha raggiunto il livello numerico d’imprese presenti all’inizio del decennio, dunque a due anni dall’inizio della crisi del 2008, senza peraltro superarlo. Nel confronto con l’ambito regionale e nazionale emerge che il complesso delle imprese livornesi e grossetane ha avviato una fase di maggiore crescita a partire dal 2015, mentre in precedenza risultava costantemente in ritardo. Ad ogni buon conto, negli ultimi cinque anni gli scostamenti che hanno caratterizzato tutti i territori sono rimasti all’interno di una forbice che non supera i due punti percentuali, dunque movimenti piuttosto contenuti, considerando la lunghezza del periodo in esame. Il numero indice relativo alla CCIAA della Maremma e del Tirreno, a metà 2017, è pari a 100,0 punti (Livorno 101,5 punti, Grosseto 98,2 Grosseto), contro i 99,4 della Toscana ed i 99,5 dell’Italia
Passando alla composizione delle sedi d’impresa registrate per classe di natura giuridica, nel secondo trimestre dell’anno in corso si è osservato quanto già emerso nei trimestri precedenti: una robusta e generalizzata crescita tendenziale delle società di capitale (+3,0% CCIAA Maremma e Tirreno), una sostanziale stabilità delle imprese individuali ed un contestuale calo delle società di persone (-2,2%). L’unico dato in controtendenza rispetto al passato prossimo è il lieve calo accusato dalle cosiddette “altre forme” giuridiche (-0,2%), che risultavano in buona crescita solo alla fine del trimestre precedente. Le due tipologie di forme giuridiche societarie caratterizzano poco più di 40 imprese su 100 a livello locale, mentre la parte più cospicua, 58 imprese su 100, è costituita dalle imprese individuali. Le prime sono meno presenti rispetto ai due territori di confronto mentre la terza, giocoforza, lo è di più, visto che il ruolo delle “altre forme” è marginale in ogni ambito.
Imprese attive
Al 30 giugno 2017, le sedi d’impresa attive presso la Camera della Maremma e del Tirreno si contavano in 54.318, ossia 68 in più rispetto al medesimo periodo del 2016, valore che genera una blanda variazione tendenziale, +0,1%, cui contribuisce soprattutto il “versante” grossetano (+0,2%). L’andamento locale diviene però indicativo quando confrontato con quelli regionale e nazionale, ambiti in cui le imprese attive diminuiscono, rispettivamente, dello 0,5% e dello 0,1%.
Storicamente, il sottoinsieme delle sedi d’impresa attive evidenzia variazioni più blande rispetto all’insieme delle sedi d’impresa registrate ma, com’è ovvio, ne segue gli andamenti: il “cambio di passo”, comunque meno evidente rispetto all’insieme delle registrate, è cominciato a Livorno all’inizio del 2015 e l’anno successivo a Grosseto. Entrambe le serie sono ancora lontane dal livello numerico raggiunto nella metà del 2012, ultimo picco rilevato e, soprattutto, nel biennio 2015-2016 hanno mostrato una tendenza alla crescita più che moderata.
Variazioni tendenziali positive hanno interessato quasi tutti i sistemi economici locali (Sel), con le Colline Metallifere (+1,0%) che presentano il valore più elevato. Come già accaduto il trimestre precedente, l’Amiata grossetano (-1,2%) e l’Arcipelago livornese (-0,7%) si pongono in controtendenza all’andamento generale.
Nati e mortalità
Nel trimestre in esame si sono avute 934 iscrizioni (458 a Grosseto e 476 a Livorno) contro 579 cessazioni (246 a Grosseto e 333 a Livorno), per un saldo positivo di 355 unità (+212 Grosseto e +143 Livorno). Già con la lettura di questi numeri s’intuisce che c’è stata maggiore “vitalità” fra gli imprenditori maremmani rispetto a quelli labronici. Le iscrizioni risultano in moderata diminuzione sul piano tendenziale, con la media dei due territori (-2,7%) che va scomposta considerando la buona performance grossetana (+5,0%) da un lato e la frenata livornese (-9,2%) dall’altro; comunque migliore della media degli altri territori, che si assesta a meno sei punti percentuali. Grosseto escluso, i valori dei tassi di natalità trimestrali sono dunque in calo rispetto a quanto avvenuto nel secondo trimestre 2016 e si calcolano in 1,5 punti percentuali per la CCIAA della Maremma e del Tirreno, stesso valore della Toscana e dell’Italia.
Migliore della precedente è la situazione delle cessazioni, il cui numero appare in confortante diminuzione tendenziale in tutti i territori, con Grosseto che, anche in questo caso, mette a segno il risultato migliore (-11,5%). Col -5,7% di Livorno, le cessazioni annotate sul registro della CCIAA diminuiscono dell’8,2%, più di quanto facciano in ambito regionale e nazionale (-5,0%). Almeno in ambito locale, le cessazioni d’ufficio non hanno influito sull’andamento commentato sopra, visto che sono risultate grosso modo lo stesso numero rispetto al secondo trimestre 2016. Nel confronto annuale, i tassi di mortalità risultano dunque in diminuzione e si attestano sugli 0,9 punti percentuali nella somma delle due province, valore inferiore sia alla media regionale (1,0%), sia nazionale (1,1%).
Il saldo positivo fra iscrizioni e cessazioni, palesemente, genera tassi di crescita preceduti dal segno più: lo stock d’imprese della CCIAA Maremma e Tirreno fa segnare lo 0,6% trimestrale (0,7% Grosseto e 0,4% Livorno), una tendenza alla crescita maggiore rispetto ai territori di benchmark (Toscana 0,4% ed Italia 0,5%).
Unità locali
A fine giugno 2017 le unità locali registrate ammontavano a 15.232; di queste, 7.018 ubicate in provincia di Grosseto e 8.214 in quella di Livorno. Nel trimestre in esame si è avuta una sostanziosa crescita tendenziale delle unità locali aventi sede fuori provincia (+3,4%) e ad una più contenuta di quelle con sede in provincia (+0,4%), fenomeno, quest’ultimo, che si riscontra solo per Livorno, ma che condiziona l’andamento d’insieme, stante la blanda perdita grossetana. Entrambe le tipologie sperimentano avanzamenti numerici, più o meno rilevanti, anche nei più elevati livelli territoriali. Il livello di “plurilocalizzazione” delle due province (0,25 unità locali per ogni sede) resta, infine, più elevato sia della media regionale, sia di quella nazionale.
Settori economici
La “fotografia” dell’incidenza dei settori economici per territorio al secondo trimestre del 2017 aggiunge poco a quanto già si conosce sulla struttura economica delle due province.
Da un punto di vista meramente numerico, nel confronto con Toscana ed Italia il nostro territorio ospita un maggior numero d’imprese del settore primario, data la vocazione agricola maremmana. Il “contributo” livornese arriva dalla folta presenza di imprese operanti nel commercio e nei servizi, tanto che la CCIAA della Maremma e del Tirreno non accusa ritardi rispetto ai territori di confronto. È invece evidente il distacco dell’imprenditoria locale per quanto concerne il manifatturiero, soprattutto nei confronti del sistema economico regionale, mentre le costruzioni hanno pesi non dissimili.
Passando alle variazioni tendenziali (imprese attive) e commentando solo i settori numericamente più rilevanti, nel trimestre in esame si annota l’ennesimo balzo in avanti delle imprese che svolgono attività di alloggio e ristorazione (+0,8%) ed in genere di tutti i comparti del settore terziario, con l’esclusione delle attività immobiliari e dal settore logistico (trasporto e magazzinaggio). A tale risultato contribuisce in modo particolare la “stagionalità” imprenditoriale connessa al settore turistico, inteso nella sua più vasta accezione. Positivo anche il contributo dell’agricoltura (+0,5%), tale solamente grazie all’esclusivo contributo del lato grossetano. Le “note dolenti” vengono, come nei trimestri precedenti, dalle costruzioni e dalle attività manifatturiere (entrambe -1,7%) alle quali questa volta si aggiunge il commercio (-0,3%)
I saldi settoriali fra iscrizioni e cessazioni sono stati per la maggior parte positivi, su tutti, l’agricoltura, tranne che per pochi settori, fra i quali spicca il commercio. Bisogna d’altro canto considerare che buona parte delle nuove imprese iscritte ancora non ha comunicato il settore di appartenenza, e dunque compare nel Registro tra le “imprese non classificate”, insieme che, inevitabilmente, presenta un saldo ampiamente positivo. Questo avviene soprattutto per le società e, in minima parte, per le imprese individuali, ecco perché l’agricoltura, composta principalmente da queste ultime, figura come il settore col maggiore saldo positivo.

