Home Colline MetalliferePneumologia, il Pci replica alla Asl: “La verità è un’altra, si vogliono confondere i cittadini”

Pneumologia, il Pci replica alla Asl: “La verità è un’altra, si vogliono confondere i cittadini”

di Redazione
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“Il Partito Comunista di Grosseto sottolinea con soddisfazione l’interesse che suscitato la presa di posizione sulla sanità di un semplice articolo il quale ha evidentemente toccato temi ‘caldi’””.

Il segretario della federazione di Grosseto del Pci, Marco Barzanti, e il responsabile “Sanità” del Pci, Luciano Fedeli, replicano alla Asl in merito al reparto di pneumologia dell’ospedale di Massa Marittima.

“Le prime e scomposte reazioni sono state quelle dei sindaci, che hanno toccato profili bassi con argomenti sui quali potremmo avere un confronto senza problemi a 360° – spiegano Barzanti e Fedeli -. L’altra reazione è quella aziendale, che si presenta ingenuamente contraddittoria, imprecisa e scivola nei temi propri della gestione sfuggendo dalle vere responsabilità sulla questione. Infatti, è la stessa azienda che afferma che non ci sono ridimensionamenti in programma e che l’unico cambiamento è stato quello del 2015, che correggiamo, è inesatto perché la delibera aziendale del cambiamento risale a luglio 2014“.

“In quella delibera la direzione aziendale, in un periodo particolare perché a ridosso delle ferie e nella fase di costituzione della nuova giunta, decise in modo unilaterale di declassare la pneumologia da unità complessa a semplice – continuano i due esponenti del Pci -. Due sono le considerazioni che meritano attenzione. Il patto territoriale siglato dalla Regione, dai Comuni e dalla stessa azienda, prevedeva che l’unità di pneumologia complessa fosse ubicata nel presidio delle Colline Metallifere. La Direzione aziendale, infischiandosene di quanto sottoscritto in sede istituzionale, ha deciso in modo proprio di modificare il patto. Grave è che la politica e le istituzioni che, sebbene fossero state informate, non abbiano intrapreso le azioni del caso per arrestare una scelta che usciva da quanto concordato in sede istituzionale. Evidentemente così doveva andare e così è andata“.

“L’altro aspetto riguarda le funzioni. Come sempre, in questi casi si rassicura in modo subdolo, affermando che non cambia nulla, i servizi sono garantiti ugualmente ma, nella realtà, non è così e si vuole solo confondere i cittadini – continuano Barzanti e Fedeli -. Avere una unità operativa complessa o averne una semplice fa differenza, lo dicono le definizioni legislative, ma lo dice soprattutto l’impatto sui servizi. Una unità operativa complessa è dotata di personale, strumenti che possono dare risposte complete alle varie situazioni. Un esempio la previsione di posti letto di intensità elevata, dotazione di personale e attrezzature adeguate. La unità semplice no, perché dipende dalla complessa e può arrivare solo ad un livello di cura. Per rendere bene l’idea, è come avere un’auto che necessita di manutenzioni: in un’officina complessa si fanno tutti gli interventi che servono, in un’officina semplice si fanno interventi minori e se ci sono cose più complicate l’auto si trasferisce all’officina complessa. Un plauso a chi opera non solo in pneumologia, ma in tutti i nostri presidi ospedalieri perché fa il possibile e in alcuni casi l’impossibile, ma qui il problema è molto più grosso e non riguarda i lavoratori, ai quali non si può che dire grazie“.

“Qui il problema riguarda un sistema di tutela della salute pubblico che sta affondando e viene silenziosamente privatizzato facendo pagare il tutto ai soli noti, i più deboli. L’Italia è fanalino di coda a livello europeo nella spesa sanitaria, negli ultimi anni sono aumentate le prestazioni private, ha il rapporto posti letto/abitanti più basso e il potenziamento dei servizi territoriali è utopia, illusione anche perché vengono anch’essi smantellati, ridotti, resi inaccessibili – concludono Barzanti e Fedeli -. Questa è la vera partita di una politica interessata sempre più a banche e a Spread, che viene portata avanti sacrificando i diritti fondamentali che, come la salute, dovrebbero essere tutelati in modo equo, universale e garantito per tutti“.

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