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“Li Bindoli” di Porto Santo Stefano proseguono la loro attività teatrale a favore dei terremotati di Norcia e dintorni con la rappresentazione “Tranva c’è” al teatro del Frontone, a Orbetello, sabato 10 dicembre, alle 21.
Dopo più di un decennio, la compagnia teatrale santostefanese, che recita in dialetto, torna a Orbetello e il Comune dà il suo patrocinio per la rappresentazione.
Il violento terremoto del 30 ottobre scorso è il più forte in Italia da quando un sisma rase al suolo l’Irpinia nel 1980. L’epicentro è stato a Norcia, nella zona già duramente colpita dagli eventi del 24 agosto e del 26 ottobre, nessuna vittima, ma molti feriti e danni gravissimi ed estesi agli edifici e al patrimonio storico e artistico e alle abitazioni. Paesi devastati, che ora rischiano di diventare fantasma. “Li Bindoli”, gli attori santostefanesi noti per le loro divertenti commedie dialettali, hanno deciso di dare un aiuto concreto a quanti sono stati colpiti dal terremoto, allestendo questa ulteriore rappresentazione della loro ultima commedia che ha avuto sempre il pienone nelle precedenti teatri della provincia di Grosseto.
Lo spettacolo
I tre atti della rappresentazione riportano gli spettatori indietro di una cinquantina anni, in una casa modesta dei primi anni ’60, dove vivono un vedovo e le sue non più giovani figlie, Angela, vedova e madre di Alberto, e Nunziata e Marisa, acida zitella dal carattere irascibile, famiglia finita in miseria a causa della guerra che sbarca il lunario con lavori di sartoria; la vicenda è condita da innumerevoli equivoci e si snoda attraverso le visite di clienti a volte particolari e a volte strani sino all’arrivo di un cliente “di riguardo”….
Gli attori
In scena tredici bravissimi attori, Samantha Cimino (Angela), Susy Cecchi (Marisa), Francesco Schiano (Vittorio), Alberto Della Monaca (Alberto), Costanza Farris (Nuziata), Gianni Loffredo (Gesualdo), Monica Lavoratori (Franca), Cristina Lombardelli (1^ cliente), Francesca Casalini (2^ cliente), Paola Iannetti (3^ cliente), Vanessa Alemanni (bambina), Angelo Galatolo (Don Giacomo), Simonetta Ballerano (vicini di casa).
La compagnia
Il gruppo di animazione teatrale “Li Bindoli” nasce ufficialmente nel 1993 con lo scopo di promuovere e diffondere il teatro dialettale locale senza finalità di lucro, infatti gli eventuali incassi delle rappresentazioni vengono interamente devoluti in beneficenza.
Ma la storia della compagnia inizia diversi anni prima, nel 1986: sotto l’egida di Don Angelo, l’attuale Cardinal Comastri, Mauro Cerulli, tuttora valido componente della compagnia, con la collaborazione di Giancarlo Capitani, mette su un piccolo sceneggiato in santostefanese dal titolo “Il Parentato”. La rappresentazione ha un successo strepitoso così il gruppo prosegue l’attività teatrale mettendo in scena altre esilaranti commedie, come “La Stombolata”, vicende e problemi familiari intorno a una tombolata, ” Venilio la lesina” e poi la commovente commedia “Anacleto di Tavoletta” imperniata sui racconti del tempo di guerra di un nonno al nipote.
Dopo la costituzione ufficiale della compagnia, altre commedie riscuotono successo, “Le Paranze a mare ‘sintuzzino” di Renzo Vitelli, rappresentazione ambientata tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento che narra le vicende di una famiglia di pescatori con il capofamiglia proprietario di una paranza a vela che non vuole adeguarsi al progresso della motorizzazione nelle barche, nei dialoghi si esorcizza anche la morte rendendola comica; “Il Barzoletto” sempre di Renzo Vitelli, commedia ambientata in un piccolo slargo tra i vicoli di paese luogo di pettegolezzi e piccole storie in cui la vita procede; “La malenserviziata” di Susy Cecchi, dove si raccontano le vicende e le situazioni esilaranti di una famiglia anni Cinquanta legata al mondo contadino; “L’eredità”, ancora di Susy Cecchi, che narra di una famiglia poco abbiente e l’eredità ricevuta da una zia emigrata molti anni prima, gags a non finire e finale a sorpresa; “L’eredita’ inaspettata” di Mauro Cerulli, sceneggiata liberamente tratta dalla commedia Gilberto Govi “Sotto a chi tocca”.
Nota per gli spettatori forestieri
In tutta l’area dell’Argentario, nella pronuncia delle parole si tende ad allungare la vocale tonica, vengono troncate le desinenze verbali del modo infinito come nel dialetto romano, alcuni termini e modi di dire sono comuni al dialetto toscano, parlato sia nell’entroterra che lungo la costa, e alcune inflessioni derivano anche dalla lingua castigliana.
Al riguardo vanno evidenziati gli studi e le ricerche di lessicografia e dialettologia di mons. Pietro Fanciulli, che, in collaborazione con Tristano Bolelli, ha fatto parte di un gruppo specializzato per lo studio dei dialetti toscani. Dopo molti anni di lavoro, il risultato delle lunghe ricerche si è concretizzato nella pubblicazione del Vocabolario di Monte Argentario e Isola del Giglio. Con questa opera, il parlare dell’Argentario è stato elevato a livello scientifico e citato nelle opere e negli studi di linguistica e di dialettologia, in Europa e nel mondo.

