Il fattore “A”, dove la prima lettera dell’alfabeto sta per affluenza. E’ quello che potrebbe pesare nelle prossime elezioni amministrative insieme ad un secondo e terzo fattore, che sono tutti interni al Partito Democratico e si chiamano Livorno ed Arezzo, dove guerre intestine al Pd hanno segnato due brucianti sconfitte a vantaggio di Movimento Cinque Stelle e Centrodestra.
A Grosseto, i vertici democratici si sono incamminati in una direzione che, quanto meno, ha rimesso in gioco chi fino a poche settimane fa sembrava non essere da corsa. In primis il centrodestra. Merito sicuramente della scelta del candidato Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che ha messo da parte quella che per lui avrebbe potuto essere una bella rendita di posizione facendo valere i suoi meriti come presidente di Confagricoltura e di Grosseto Fiere. Avrebbe tranquillamente potuto attendere una poltrona più importante, che avrebbe potuto ottenere restando neutrale nella contesa, grazie anche ai buoni rapporti che in questi anni si è costruito. Invece, ha deciso di mettersi in gioco forte di un’idea di città e a capo di una coalizione che, fino a poco tempo fa, sembrava allo sbando e che sul suo nome si è coalizzata.
Vivarelli Colonna, durante la sua partecipata presentazione, ha presentato i dati di un sondaggio che darebbe la coalizione al primo posto al 39%. Sondaggi che spesso lasciano il tempo che trovano, ma una verità c’è ed è quella che emergeva dal precedente commissionato dal Pd, cioè che il 43% degli intervistati non avrebbe votato. E qui è evidente che intercettarne anche una parte potrebbe regalare voti pesanti che renderebbe il presidente di Confagricoltura competitivo anche di fronte ad un centrosinistra unito.
Da qui il fattore “A”, che potrebbe pesare anche per il Movimento Cinque Stelle, che continua ad essere dato da tanti come il vero outsider ed indicato come un pericolo per il centrosinistra. Se l’affluenza sarà bassa è chiaro che un elettorato come quello del Movimento potrebbe pesare molto di più ed allora il sogno Livorno potrebbe non essere una chimera. Tanto più considerando che Giacomo Gori è in campo da tempo. Certo, ci sono i problemi con il Meetup di Matteo Della Negra da superare, ma alla fine non è escluso che una soluzione senza terremoti possa essere trovata. Di sicuro, c’è che chi vota Cinque Stelle non vota gli altri partiti.
Da qui vengono i problemi del Pd che stanno, di fatto, rimettendo in gioco tutti e stanno costringendo – così dicono i rumors – il segretario Marco Simiani a cercare un’alleanza con Sel che fino a poche settimane fa sembrava impossibile.
Difficile sarà capire se il tentativo è per portare voti a Lorenzo Mascagni nelle Primarie oppure se c’è davvero la convinzione di aprire un’incrinatura nella neonata sinistra unitaria che è pronta a presentare un proprio candidato (di sicuro Rifondazione e Possibile non seguirebbero i vendoliani nel centrosinistra).
E’ evidente che in casa Pd siamo di fronte ad una spaccatura che potrebbe condizionare le successive elezioni. Una ricucitura è ormai impossibile. Fino a poche settimane fa, non nel partito ma in città, Paolo Borghi veniva dato per sicuro candidato e probabile prossimo sindaco, anche perché in questi anni questa strada sembrava essere tracciata e se non lo era lo si era lasciato pensare a lui ed ai grossetani. Di colpo, un fronte comune si è creato contro di lui, sintomo anche del peso, evidentemente non indifferente, che ha nel partito in città tanto da dover chiedere aiuto anche alle altre formazioni della coalizione. Non si capisce quanto questo fronte sarà compatto, quanto forte e, soprattutto, se si tradurrà in voti alle Primarie tali da superare quelli dell’attuale vicesindaco.
Se il primo tentativo per spiazzare Borghi poteva anche costringerlo a fare un passo indietro, cioè quella di candidare una donna, dal sogno destinato a rimanere tale di Antonella Mansi a quello più concreto di Annarita Bramerini, dopo aver incassato tanti no si è giunti a Lorenzo Mascagni, consigliere comunale e uomo che predilige il lavoro di squadra all’individualismo, come ha detto nella sua presentazione, ma di sicuro non il candidato da spingere il vicesindaco al passo indietro, ma neppure i vertici regionali del partito a rinunciare alle Primarie.
Non è possibile oggi dire se Lorenzo Mascagni sia l’uomo giusto per battere Borghi e – eventualmente – per vincere le elezioni (anche perché in cabina elettorale non vanno i dirigenti, ma i cittadini ed il loro giudizio è inappellabile), di sicuro non può essere considerato una discontinuità; non a caso, lui, a differenza degli altri, non ne fa un problema di questo tipo, pur spiegando che diverso è stare in giunta rispetto a fare il consigliere.
Nonostante questo, però, da membro della maggioranza ha sostenuto la politica di Emilio Bonifazi, tanto da spingere il sindaco uscente a firmarne la candidatura. Così facendo, probabilmente, il primo cittadino ha fatto un assist a Paolo Borghi, designandolo definitivamente come vero antagonista dell’apparato e lasciando capire che, forse, non sono sempre stati d’accordo sulle politiche da mettere in campo per la città. Se poi consideriamo che tutto l’apparato dirigente del Pd sostiene Mascagni (anche se lui non vuole essere considerato l’uomo della “nomenklatura) lasciando recitare a Borghi il ruolo di battitore libero, la contesa si rischia di tradurre in un referendum pro o contro il vicesindaco con conseguenze che potrebbero non essere semplici per il partito, con un ridimensionamento anche del ruolo delle Primarie, che dovrebbero essere all’insegna della massima partecipazione, sia di candidati che di elettori.
Se dovesse vincere Mascagni siamo poi sicuri che tutti i voti di Borghi (e non per scelta del vicesindaco, ma come conseguenza di un partito spaccato) andrebbero a lui nella contesa di giugno? E la stessa domanda si può dire dei voti di Mascagni (anche in questo caso non per scelta del candidato) nei confronti di Borghi? Se poi vincesse il vicesindaco è prevedibile che il terremoto dentro il partito sarebbe forte, così come se Mascagni vincesse le Primarie, ma non dovesse poi arrivare una vittoria a giugno, nel caso opposto chiaramente i suoi sostenitori potrebbero dire di aver fatto la scelta giusta.
Tutto questo senza pensare a cosa potrebbe accadere se comunque vada il centrosinistra non si confermasse al governo della città, cosa non impossibile se anziché rafforzare le varie candidature queste vengono indebolite come sta avvenendo a causa di uno scontro che agli occhi di chi guarda alla contesa da fuori appare decisamente aspro.
Il rischio alla fine è quello di arrivare ad una situazione simile a Livorno o ad Arezzo (in quei casi con le pesanti sconfitte proprio degli uomini voluti dai vertici del Pd locale) con gli altri pronti ad approfittarne, grazie anche ai veti incrociati.
Soprattutto il 1997 e la sconfitta di Loriano Valentini a favore di Alessandro Antichi sembra non ricordare nulla alla coalizione e ad un partito che in città sembra andare ad uno scontro come mai si era registrato prima, almeno pubblicamente, e non riguarda certo il rapporto diretto Borghi-Mascagni che tra loro sono soliti non solo mandarsi messaggi di pace, ma anche per una campagna serena.
Nel frattempo, gli altri candidati – quelli che sono già in corsa per la poltrona di sindaco – sorridono e sono pronti ad approfittarne.


1 commento
Ottima analisi questa di Carlo Vellutini, anche se nemmeno tanto velatamente fa prefigurare cambiamenti epocali nello scenario politico amministrativo maremmano. Saluti cordiali.