“L’ordinanza dell’Ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano non arriva certo come un fulmine a ciel sereno; già nei primi mesi del 2014 era stata fatta presente una diminuzione anomala dei fondali in ingresso al porto di Talamone che, se trascurata, avrebbe potuto compromettere l’accesso alle imbarcazioni ivi ormeggiate“.
A dichiararlo, è Ivan Poccia, esponente della lista orbetellana Patto per il futuro.
“La Regione, interessata all’epoca dei fatti, stanziò i fondi per affrontare il problema prima che diventasse emergenza; passata la ribalta dei riflettori il problema è stato accantonato anche per mancanza di interesse da parte di chi deve tutelare l’economia del porto che, se per Orbetello è importante, per Talamone è fondamentale, visto che quasi tutte le attività gravitano intorno alle iniziative portuali – spiega Poccia –. Cosa sarebbe successo se l’ordinanza fosse stata emanata in piena stagione turistica? Sarebbe stato l’ennesimo colpo al settore turistico già messo in ginocchio dai già tristemente noti eventi che hanno colpito la laguna”.
“Se è vero che l’iter per procedere al dragaggio dei fondali non è particolarmente semplice, è altrettanto vero che le recenti modifiche ed integrazioni alle normative apportate alla Legge 84/94 consentono anche di ottenere la procedura d’urgenza (o somma urgenza) in particolari casi e soprattutto, con l’introduzione della Legge 35/2012, ha demandato alle Regioni la competenza per rilasciare le autorizzazioni necessarie ai dragaggi in luogo del Ministero dell’ambiente – continua Poccia –; ed inoltre potrebbe essere un’occasione per riutilizzare i materiali provenienti dal dragaggio dei porti per ripascimenti costieri, ovviamente dopo i dovuti campionamenti e, nel caso il materiale di scavo fosse classificato A1, potendo così tamponare il fenomeno dell’erosione costiera, che ormai rappresenta una vera e propria emergenza del nostro territorio e che è divenuto inderogabile affrontare con opere strutturali di contenimento del fenomeno“.
“Le operazioni di carotaggio rappresentano l’atto inziale dal quale partire per poter redarre il Piano di caratterizzazione dei sedimenti, necessario per procedere nella direzione giusta, ed è un’operazione che a suo tempo andava effettuata nell’immediatezza per poter poi decidere, prima che il fenomeno si aggravasse, quale percorso intraprendere – conclude Poccia -. In questi giorni abbiamo appreso che l’amministrazione si è mossa per avviare l’iter previsto, speriamo che anche la Regione si attivi al più presto al fine di salvaguardare la prossima stagione estiva, altrimenti sarà un duro colpo da digerire per i Talamonesi che, dopo essersi visti ridurre drasticamente il diportismo sociale, si vedrebbero colpiti anche nel settore del diportismo nautico legato indissolubilmente al settore turistico, settore che, semmai ci fosse bisogno di ricordarlo, ha necessità più che mai di essere valorizzato“.

