Riscoprire la Maremma attraverso i Lorena. E’ forse questa una chiave per cercare di costruire un’identità locale forte.
In questi giorni, il dibattito sulla città e sui suoi monumenti è ampio. Dibattito che, alla fine, porta sempre a domandarsi chi siamo. In realtà, a questo interrogativo si dovrebbe rispondere con altri, tipo chi siamo stati e chi vorremmo essere.
Se, dunque, si è da un lato discusso sul Vecchio Ospedale, dall’altro si continua a ragionare sulle Mura Medicee. Se per il primo, più che dare un’opinione, sarebbe più opportuno chiedere alla maggioranza di coloro che oggi si indignano per l’abbattimento, perché non avessero fatto sentire la loro voce nei 40 anni in cui il degrado della struttura l’aveva resa fatiscente, sulle Mura il ragionamento è più ampio.
Intanto, perché il principale monumento grossetano ha delle proprie peculiarità ed anche emergenze. E’ infatti, un luogo che va fatto vivere. Ci si è riusciti con il Cassero grazie alla cultura, si è ristrutturato il bastione Maiano, ma, al momento, non si è riusciti ad arginare l’incuria di altri luoghi e non si è sottratta al vandalismo il resto della cinta muraria.
Personalmente, mi permetto di “criticare chi critica” la pista ciclabile, con tanto di illuminazione, progettata dal Comune sulle Mura. Ognuno ha la propria idea su come spendere i soldi e, sicuramente, è rispettabile quella di chi sostiene che siano gettati al vento. Mi permetto però di dissentire quando il ragionamento è riduttivo, cioè quando si pensa che una pista ciclabile sia da considerare un qualcosa che va a vantaggio dei soli ciclisti. Non è così.
Oggi le Mura sono difficilmente transitabili da portatori di handicap o da neonati in carrozzina o nei passeggini. La pista potrà permettere loro di fruirne, facendole tornare anche un luogo per famiglie. La valorizzazione delle Mura di Lucca ne è un esempio. Solo facendo vivere l’antica fortificazione la si difende dal degrado, dall’incuria e dai vandali.
Se le emergenze archeologiche (un plauso all’apertura estiva notturna degli scavi di Roselle) rappresentano un punto di forza della Maremma, la vera identità di questa terra, però, si scopre (o riscopre) grazie a quella che è stata l’opera di chi le ha permesso di uscire da quella che era una terra da evitare ad un luogo che oggi è conosciuto a livello nazionale ed internazionale. In fin dei conti, furono i Lorena a trasformare le stesse Mura da fortificazione militare a giardino pubblico. Furono ancora loro, attraverso grandi opere di bonifica, a far sparire le paludi per lasciare spazio ai terreni agricoli.
Ci sono delle testimonianze, come Ponte Tura a San Martino o la Casa Rossa a Castiglione, che andrebbero fatte conoscere ai grossetani per far capire loro l’importanza delle scelte fatte a cavallo tra il ‘700 e l’800. Testimonianze che sono visibili lungo il Diversivo con ponti caratteristici, in alcuni casi recuperati, che hanno uno stile che rappresenta un marchio di fabbrica. Basta spostarsi su Follonica per capire quanto abbiano inciso con l’area ex Ilva che sta rifiorendo all’insegna della cultura.
Tutto questo senza dimenticare la riscoperta delle vecchie miniere su cui i Lorena per primi hanno scommesso per uno sviluppo industriale della Maremma, ma anche le strade che collegano la costa all’interno o la ferrovia per Siena. Anche nel mondo agricolo ci sono dei lasciti importanti, come la villa granducale di Alberese o la Tenuta della Badiola.
Personalmente, ritengo che un dibattito sui monumenti di Grosseto non possa prescindere dalla riscoperta della storia recente della città, partendo da quella granducale, per arrivare fino a quella di un periodo tanto buio a livello politico quanto effervescente a livello di architettura che è stato quello del Ventennio, di cui la città continua ad avere l’imprinting. Il tutto coronato dalla valorizzazione della città in senso lato. Va bene discutere dei palazzi, ma ha poco significato se lo si fa senza la riscoperta di quel senso civico e di identità che altre realtà hanno.
Il centro cittadino, oltre a dover tornare a vivere, deve diventare il biglietto da visita di Grosseto, essere tenuto pulito e, magari, colorato grazie alla fantasia di tanti suoi abitanti che, spesso, offrono dei veri e propri spettacoli floreali alle finestre o sui balconi. Solo riappropriandosi della propria città e della propria terra la si può far crescere. Solo recuperando la propria storia si può costruire un’identità. Poco conta se questa sia antica o recente. L’importante è che ci sia e sia da raccontare e da tramandare.
E la Maremma la sua storia ce l’ha, non sarà fatta di grandi eroi, ma di tanta gente che in tempi passati ha permesso di creare ciò di cui oggi tutti noi beneficiamo.

