«Convocare un attivo provinciale all’inizio delle ferie – ha esordito il segretario della Cgil, Claudio Renzetti, commentando il Focus economia sulla provincia di Grosseto – non è una scelta usuale. Ma a fronte di una situazione straordinariamente grave è necessaria un’analisi approfondita, per darci una strategia da mettere in pista subito dopo ferragosto, perché non ci possiamo permettere pause o soste».
Per dare un’idea Renzetti ha ripreso alcuni dati del rapporto. «In un ano la disoccupazione diminuisce dell’1%, si raggiunge il minimo storico delle persone complessivamente occupate a qualche titolo (92.000), aumentano i licenziamenti collettivi, mentre la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato nonostante gli incentivi rimane esigua, e va depurata da tutti i lavoratori che, ad esempio, hanno effettuato un semplice cambio di appalto, vedendo peggiorata la loro condizione. Oppure dagli stagionali che per una furbata tutta italica sono stati assunti a tempo indeterminato a tutele crescenti per provare a prendere l’incentivo statale ma verranno licenziati come sempre a fine stagione. A questo si aggiunge il boom dei voucher in agricoltura, commercio e turismo, ma anche nei servizi, con tutto quello che ne conseguirà: nessuna disoccupazione e ulteriore impoverimento.
Questo con i tempi indeterminati oltre 10 punti sotto alla media regionale, e i tempi determinati e precari oltre 10 punti sopra. In un quadro caratterizzato dalla caduta del reddito medio relativo e dal basso valore aggiunto pro capite, i nostri 30.000 disoccupati rischiano di diventare quasi strutturali. Pur in presenza di moltissimi accordi difensivi che abbiamo sottoscritto e che hanno evitato una ecatombe, perché la caduta produttiva nel nostro territorio è stata di gran lunga più alta rispetto a quella occupazionale».
Nel suo lungo intervento Renzetti ha anche messo in evidenza che solo il 7% del Pil deriva dal turismo, mentre l’industria con il 6,9% incide per metà della media regionale. Dati su cui pesa senza dubbio il diffuso gap infrastrutturale.
«Per questi motivi la Cgil aprirà una vera e propria “campagna d’autunno”, che ai primi di settembre inizierà con la mobilitazione massiccia contro la chiusura dei piccoli uffici postali. Il filo conduttore sarà la difesa del lavoro e del potere d’acquisto di lavoratori, disoccupati e pensionati. Ci occuperemo di infrastrutture, contratto d’area sull’agroindustria, realizzazione del Centro nazionale per gli Etruschi e conferenza sull’area industriale del Casone, ma anche di sanità, acqua e ciclo dei rifiuti, fino a rilanciare la contrattazione sociale per tutelare le fasce più deboli della popolazione rispetto a servii sociali, tassazione locale e livello delle tariffe.
Lo abbiamo detto più volte, riferendoci anche alla politica: non c’è più tempo da perdere. Noi da settembre inizieremo un’ulteriore fase di mobilitazione, confronto e proposta, cercando sempre la sintesi unitaria con Cisl e Uil, convinti del fatto che l’unione fa la forza e che la condivisione d’intenti non possa che fare l’interesse del territorio».

