Il tema dei rifiuti, negli ultimi anni, è stato oggetto di un confronto, spesso anche duro, tra Comuni e imprese.
«Siamo obbligati a coprire integralmente i costi (il “mantra” recitato da sindaci e assessori al bilancio), paghiamo per un servizio non reso (visto che dobbiamo smaltire la maggior parte dei rifiuti a nostre spese), di conseguenza le aree destinate a finalità produttiva devono essere esonerate (l’obiezione delle imprese e delle loro rappresentanze) – si legge in una nota stampa di Carla Palmieri, presidente Rete Imprese Grosseto e Renzo Alessandri, direttore Rete Imprese Grosseto-.
A tagliare la testa al toro, in una diatriba che rischiava di essere infinita – l’azione collettiva in materia fiscale non è consentiva e chi “batte” gabella finisce per aver sempre ragione –, la risoluzione con cui il Mef, il 9 dicembre 2014, ha sancito che “nella determinazione delle superfici assoggettabili alla Ta.Ri. non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori”.
Tutto risolto solo teoricamente. I comuni dovranno infatti adeguare i rispettivi regolamenti il nuovo quadro normativo – le Associazioni hanno chiesto un regolamento unico per tutti i Comuni ricompresi nell’Ato e il confronto è in atto –, dovranno essere definiti i criteri di assimilazione agli urbani – l’assessore Bramerini ha aperto un confronto tra tutti i soggetti interessati – dovrà essere risolto il problema della “coperture”.
Una serie di verifiche e di atti incompatibili con il poco tempo intercorso tra la pubblicazione della risoluzione e le prime scadenze del tributo.
Il rischio vero, quelle che le imprese non erano proprio disponibili a correre – è stata minacciata l’impugnazione degli avvisi e prospettato un contenzioso di dimensioni inestimabili – era quello di “ignorare”, ancorché temporaneamente la risoluzione del Mef riproponendo lo schema – quello delle riduzioni forfettarie – applicato in passato.
La ricerca di una soluzione equilibrata ha prodotto, nel rapporto con il Comune capoluogo, una “quadratura” possibile e in grado di far convivere le contrapposte esigenze.
Di conseguenza: il Comune emetterà le rate in acconto degli avvisi Tari relativi al 2015 proponendo la stessa tariffa applicata lo scorso hanno.
Questo fatto non dovrà però allarmare gli interessati: ogni azienda infatti, per il tramite delle Associazioni, potrà far valere i propri diritti individuando le superfici in cui si formano in via continuativa o prevalente rifiuti speciali smaltiti in proprio che verranno completamente esonerate);
Premesso che gli importi dovuti saranno frazionati in più scadenze e dal momento che anche applicando la risoluzione Mef gli spazi assoggettabili alla Tari saranno presenti in tutte le aziende queste potranno decidere, partendo dalla propria condizione soggettiva e in accordo con l’Ufficio Tributi, il numero delle rate da pagare e quelle da sospendere.
Il pagamento infatti, in attesa di una definizione “in contraddittorio” con il Comune delle superfici esonerate e quelle tassabili, potrà essere sospeso, fino alla scadenza della rata di saldo, senza che – questa la rassicurazione del vice sindaco Borghi – vengano applicate interessi o sanzioni.
Nel frattempo andrà avanti il lavoro dei tavoli: quello regionale sull’assimilazione si riunirà di nuovo nei prossimi giorni mentre l’Ato, venerdì scorso, ha approvato un documento (di cui non siamo ancora in possesso) che ipotizza l’adozione di specifiche linee guida da prendere a riferimento ai fini delle esenzioni.
Tutto ciò premesso. Rete Imprese Grosseto valuta positivamente la soluzione individuata e esprime il proprio apprezzamento per la disponibilità cui il Comune capoluogo ha affrontato il problema.
L’auspicio è che le altre amministrazioni seguano questo esempio – conclude la nota – . La minacciata impugnativa degli avvisi e la prospettiva contenzioso, infatti, non erano rivolte solo ai Comuni capoluogo ma all’insieme delle amministrazioni locali.

