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Analisi Cna: artigianato maremmano ancora nel tunnel della crisi

di Redazione
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Cna Toscana realizza da tempo un’analisi congiunturale semestrale, denominata “Rapporto Trend”, condotta sui dati contabili di centinaia di imprese artigiane della regione campionate dall’Istat.

I dati contabili analizzati, relativi in questo caso al consuntivo del primo semestre 2014, si configurano come una vera e propria “semestrale”, una sorta di bilancio aggregato dell’economia artigiana.

Il quadro regionale: si arresta la contrazione, ma la previsione è crescita “zero”

Tre numeri riassumono l’andamento dell’artigianato toscano nel primo semestre 2014: ricavi (+4,4%); spesa per consumi (-4,8%) e retribuzioni (-12,9%).

Il dato sul fatturato sembra evidenziare un risultato positivo, ma in realtà si tratta solo di un rimbalzo congiunturale dopo la profonda contrazione imposta dalla “Grande crisi” degli ultimi sette anni.

La variazione positiva dei ricavi è ascrivibile in via principale alla filiera dell’edilizia, comparto che ha accusato le perdite maggiori dal 2008 ad oggi. Anche il sistema manifatturiero ha contribuito alla “positività” del 2014, soprattutto grazie alla performance dell’export regionale, che (anche indirettamente) fa da traino alle singole specializzazioni artigiane.

Il descritto scenario congiunturale non deve però far distogliere l’attenzione dalla profonda crisi di medio periodo che ha colpito l’artigianato toscano dal 2000 in poi.

Profondi processi selettivi, imposti prima dall’effetto della globalizzazione e poi dall’imperversare della crisi iniziata nel 2008, continuano ad interessare l’economia regionale e, in particolare, l’artigianato.

Il volume d’affari dell’economia artigiana si è contratto di circa un terzo dal 2008 ad oggi e la base produttiva ha subito un netto ridimensionamento: meno 9.000 è la differenza tra le imprese artigiane nate e quelle morte nel periodo (dati Infocamere).

Le prospettive continuano ad essere orientate alla “neutralità” o alla crescita “zero”, ovvero all’assenza di una ripresa.

Il quadro della provincia di Grosseto: l’artigianato maremmano ancora all’interno del tunnel della crisi

Nel primo semestre 2014 prosegue la congiuntura negativa già manifestata a chiusura dell’anno precedente. I principali indicatori di bilancio delle imprese locali presentano ancora il segno “meno”, mentre pochi sono i settori che hanno mostrato un minimo di tenuta a fronte di una congiuntura che, a livello provinciale, evidenzia il perdurare di una crisi difficile da lasciare alle spalle.

Il fatturato dell’artigianato maremmano arretra nel confronto tendenziale con i primi sei mesi del 2013 (-17,1%), portando con sé una riduzione – pur proporzionalmente inferiore – dei principali fattori di costo (retribuzioni e consumi).

La congiuntura dell’artigianato in provincia di Grosseto si discosta, ancora una volta, in maniera significativa da quella regionale (dove il fatturato registra un mini rimbalzo di oltre 4 punti).

I singoli settori di attività economica

Le costruzioni, il comparto principale per volume di affari, mantengono la tendenza,del tutto negativa, già emersa in chiusura di 2013 (-22,3% il confronto fra primo semestre 2013 e primo semestre 2014).

Il settore quindi, a livello locale, non ha beneficiato della “spinta” alla ripresa manifestatasi a livello regionale.

Pur mantenendo un valore negativo, il manifatturiero (-2,8%), rappresenta il macro settore che ha tenuto meglio (grazie alla sostanziale stabilità del valore prodotto dalla metalmeccanica e, soprattutto,  alla crescita degli alimentari, che con  un +3,2% si pongono in controtendenza rispetto all’analogo dato toscano).

Negativo il bilancio del terziario (-21,5% il confronto fra I semestre 2013 e I semestre 2014), a causa soprattutto dei trasporti; negativi anche riparazioni e servizi alle imprese.

Unica eccezione positiva quella dei servizi alle famiglie, il cui fatturato nei primi sei mesi del 2014 è cresciuto del 9,6% su base tendenziale.

I segnali emersi dalle ultime rilevazioni “Trend”, oltre ad escludere una qualsiasi ripresa, pongono degli interrogativi su quella che potrà essere – una volta archiviata questa interminabile crisi – la residua “consistenza” economica del tessuto artigiano.

La provincia di Grosseto, infatti, è uno dei territori che a livello regionale ha forse pagato il tributo più alto. Si sono perse, dall’inizio della crisi, infatti quasi 600 imprese: delle 6.498 aziende iscritte all’Albo alla fine del 2007 erano ancora in attività, il 30 settembre scorso, solo 5.902 (dati Movimprese).

In conclusione, l’artigianato della provincia di Grosseto si trova in una situazione difficile e per certi aspetti irreversibile, con un tessuto imprenditoriale ridotto e trasformato da una crisi dopo la quale, settori come le costruzioni, potranno difficilmente riportarsi sui livelli economici ed occupazionali di 10 anni fa.

Proprio per questo motivo è necessario immaginare, promuovere e incoraggiare la costituzione e la crescita di nuovi modelli di impresa; nei settori che tradizionalmente contraddistinguono l’artigianato maremmano e in quelli ad oggi ancora poco presenti e sviluppati.

Per ottenere risultati apprezzabili saranno però necessarie strategie di sistema rese possibili solo dalla presenza di “reti territoriali” caratterizzate da una visione strategica comune e da iniziative condivise.

La costruzione di una nuova e diversa prospettiva di sviluppo del territorio necessita, infatti, di una regia e di un coordinamento che abbia, tra i principali attori, le istituzioni e i diversi livelli di governance che interagiscono sul territorio.

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