Venerdì scorso, presso la sala della cultura di Nomadelfia, la fondazione “Elisabetta e Clemente Fiorilli” e la comunità di Nomadelfia hanno ricordato la figura di Elisabetta Fiorilli, impiegata dell’Inpadap prematuramente scomparsa, presente in ambito sociale come dirigente provinciale della Cisl Funzione Pubblica e attiva come Rsu nel luogo di lavoro.
Elisabetta, oltre ad essere una persona apprezzata per la spiccata intelligenza e i notevoli valori umani, è stata una meritevole e brillante studentessa, come dimostrano gli eccellenti risultati scolastici conseguiti al Liceo classico “Carducci-Ricasoli” di Grosseto.
La passione per la scuola e per la cultura di Elisabetta spingono la fondazione ad agire a sostegno dei giovani studenti e delle scuole.
Particolarmente significativa la borsa di studio consegnata alla scuola familiare di Nomadelfia, che ha celebrato in questi giorni il quarantaseiesimo anniversario del proprio riconoscimento da parte del Ministero della pubblica istruzione, ottenuto il 5 novembre 1968.
L’iniziativa
La cerimonia di consegna ha visto la partecipazione di tutti i Nomadelfi; il presidente della comunità, Francesco, ha salutato calorosamente e ha illustrato il motivo dell’incontro e il tema della serata, iniziata con la lettura del Vangelo del giorno e proseguita con due interessantissimi documentari, commentati dai responsabili della scuola, che hanno descritto la realtà e i principi che caratterizzano l’esperienza educativa e formativa di Nomadelfia, con la sua scuola senza voti, dove i saperi curricolari si fondono con la realtà e l’esperienza quotidiana, dove le famiglie sono al centro dell’azione scolastica e i docenti sono coordinatori, una scuola in cui la vita, e quindi l’ambiente naturale e sociale, sono al centro dell’azione educativa.
Una scuola “vivente”, di cui tutta la comunità è responsabile e che ha negli insegnamenti evangelici l’ispirazione e il fine di tutta l’azione educativa. Il presidente della Fondazione, Luigi Bassi, ha ricordato le finalità e gli obiettivi della fondazione, oltre ad aver descritto i ricordi personali e professionali che lo legano a Nomadelfia.
Ha concluso la serata l’intervento commosso e appassionato del “babbo” di Elisabetta, colui che ha voluto tutto questo, Clemente Fiorilli, il quale ha parlato del suo rapporto con Nomadelfia e Don Zeno e di come quest’ultimo, con le domande e gli interrogativi che gli poneva a più riprese sulla politica, l’agire sociale e il concetto di libertà, sapesse fare scuola, suscitando riflessioni e approfondimenti.
Fiorilli ha esortato i giovani presenti a scegliere, nella vita, la “faccia giusta della medaglia“, quella che rende onore e merito e non quella dell'”Azzeccagarbugli” o del mercante che agiscono solo per il proprio tornaconto e l’interesse personale.
Fonte foto: www.unpattotranoi.it

