“Siamo preoccupati per la vicenda del Sig. Kedi Kemiri, di nazionalità tunisina, che dal 1986 vive a Roccastrada, dove ha lavorato alle dipendenze di due aziende del luogo, ma che dal 2011 è rimasto senza fissa occupazione, dedicandosi a lavori saltuari che comunque non gli hanno consentito di avere un reddito sufficiente a sostenere le spese di affitto dell’abitazione in cui viveva, costringendolo ad ‘abitare’ per circa 4 mesi ‘dentro’ la propria autovettura”.
A dichiararlo, in una lettera indirizzata al giudice tutelare, Marco Bilisari, e al sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola, è Canzio Papini, consigliere del gruppo di opposizione Il Comune di tutti.
“Nel dicembre dello scorso anno, tramite il servizio sociale, è stato provvisoriamente alloggiato nella struttura in via della Tana di Roccastrada, dove vivono i richiedenti asilo – spiega Papini -. Tale ricovero di emergenza temporaneo è giunto al termine, non avendo Kedi lo ‘status’ di richiedente asilo e quindi si ripresenta la necessità di trovargli un alloggio. Le abitazioni di privati hanno un costo di affitto che lui non può permettersi, non avendo la residenza i servizi sociali non possono intervenire pienamente ed anche il prospettato, provvisorio ricorso al dormitorio della Caritas di Grosseto è una soluzione a termine (15-30 giorni), che, oltre a costringerlo a vivere in un ambiente in cui lui è sconosciuto, con tutte le ulteriori difficoltà di rapporti a questo collegate, non gli consentirà di espletare quei piccoli lavori che comunque gli danno un minimo di reddito per poter vivere”.
“A Roccastrada, in via della Tana n.1, esiste un alloggio popolare che sarebbe adeguato per una sola persona, ma pur essendo libero da molto tempo, non è disponibile – sottolinea Papini -. Ciò deriva dal fatto che, pur essendo la signora che vi abitava ricoverata da circa due anni in ospedale di comunità non avendo più l’autosufficienza, ad oggi non sono ancora stati eseguiti gli atti necessari per mettere l’appartamento nella disponibilità dell’amministrazione comunale”.
“Nel chiedere che si proceda con la massima urgenza in tal senso, riteniamo giusto che questo appartamento, una volta libero, sia assegnato a Kedi, esistendo le condizioni di emergenza abitativa, per consentirgli intanto di vivere dignitosamente, prendere la residenza, avere quindi il pieno supporto dei servizi sociali – conclude Papini – e permettendogli così di poter fare intanto piccoli lavori in attesa di poter trovare una sicura occupazione”.

