Grosseto. Le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e delle professioni si trovano ad affrontare l’ennesima ed insostenibile prova di resistenza.
In un contesto economico segnato da anni di profonda incertezza, in cui le piccolissime e piccole attività locali combattono quotidianamente contro il peso oppressivo di adempimenti burocratici asfissianti, la fiammata dei costi energetici, la pressione fiscale complessiva e la contrazione dei consumi reali delle famiglie, sul tessuto produttivo cade ora l’ennesima tegola: l’aumento significativo delle tariffe della Tari.
Un incremento calato dall’alto che rischia di trasformarsi nel colpo di grazia per decine di saracinesche che faticosamente cercano di rimanere alzate. Di fronte a questa drammatica prospettiva, Confcommercio Grosseto lancia un forte e accorato grido d’allarme, facendosi portavoce delle sofferenze di centinaia di imprenditori che non possono e non devono essere lasciati soli a sostenere i costi di dinamiche sulle quali non hanno alcuna possibilità di incidere.
“Siamo di fronte a una vera e propria emergenza che va ben oltre la semplice questione tributaria – afferma Giulio Gennari, presidente di Confcommercio Grosseto (nella foto) –. Le nostre micro e piccole imprese sono allo stremo, soffocate da costi fissi insopprimibili e da una burocrazia che sottrae tempo, denaro e serenità al lavoro di ogni giorno. Aggiungere a questo quadro, già estremamente fragile, una nuova stangata con la tassa dei rifiuti significa non comprendere la realtà produttiva del territorio”.
“La Tari è diventata un balzello paradossale per le utenze non domestiche, che si trovano a pagare cifre spropositate a fronte di servizi spesso non commisurati al carico fiscale richiesto – prosegue il presidente Gennari –,. Lanciamo un appello accorato a tutte le autorità preposte e a chiunque abbia la facoltà di intervenire: si mettano in campo immediati meccanismi di compensazione, agevolazioni e forme di abbattimento per azzerare o quantomeno mitigare l’impatto di questi aumenti sui bilanci aziendali. Se si spegne il commercio di vicinato e il terziario, non perdono solo gli imprenditori, ma decade la tenuta sociale ed economica di interi territori”.

